Chiedete a Rui Costa quale sia stato il rimpianto più grosso: vi parlerà dell’aver lasciato gli studi prematuramente. Vi raccontiamo una storia che parla d’amore e leggerezza, d’assist e carezze, lacrime, sole d’Algarve, fedeltà e cuore. Rui, che con il cliché del calciatore non funziona, perché l’aria pacata, tranquilla, un po’ da intellettuale, è giustificata dai romanzi, dalle opere a teatro, dai manuali di storia che puntualmente campeggiano sul comodino del ragazzo. Lui che fa parte di una generazione di portoghesi eccezionali: Vitor Baia, Couto, Nuno Gomez, Figo, Paulo Sousa, Joao Pinto. Manca una punta vera, uno alla Cristiano Ronaldo, per capire. Il calcio sa essere strano e beffardo, alle volte. Paulo Futre non fece in tempo a predirgli un futuro roseo che il Benfica, la sua squadra del cuore, decise di cederlo.

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Estate ’94, la Fiorentina di Cecchi Gori sborsa 11 miliardi del vecchio conio per assicurarsi le prestazioni del portoghese ed affiancarlo a Toldo, Marcio Santos, Flachi, Robbiati e Batistuta: non solo gol e assist col Re Leone, sarà anche amicizia vera, vacanze insieme, sarà il passaggio della fascia da capitano e rimproveri al l’individualista Edmundo, reo di non fare gruppo e preferire il Carnavale allo scudetto. In Viola vincerà poco ma entrerà indelebilmente nel cuore della Fiesole al pari di mostri sacri quali Baggio ed Antognoni. Tatticamente, tutta Italia s’accorge di lui in un fragoroso climax ascendente passando da Ranieri, che spesso l’utilizzava sulla fascia, a Malesani, Trapattoni e Terim; proprio riguardo al turco, dirà: ‘se fossi un allenatore, vorrei essere come lui‘.

I gol a Firenze saranno 50 in sette stagioni e 276 presenze, ma la crisi del settimo anno, come nella più passionale delle storie d’amore, arriva a causa della società, costretta a vendere i pezzi pregiati per salvarsi dal fallimento (Batigol spedito a Roma la stagione precedente, Toldo all’Inter).

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Fu nel giugno del 2001 che Rui si vendette l’anima al diavolo. Rui di andarsene non ne vuol sapere, ma Cecchi Gori ha deciso, e non può fare altrimenti. Lo vorrebbero il Parma di Tanzi e la Lazio di Cragnotti, Rui risponde picche ai crociati accettando l’offerta laziale anche grazie all’intercessione, pare, di Simone Inzaghi. Alle 2 del mattino lo chiama GallianiRui firma il contratto più importante in carriera, facendo intascare alla Fiorentina ben 85 miliardi di lire, che però non eviteranno il fallimento alla viola. A San Siro Rui Costa farà fatica a segnare (solo 11 reti in 192 presenze), ma delizierà la Sud con quasi 70 assist in cinque anni fatti di dolori (Istanbul), gioie e passaggi di consegne (l’anno dello Scudetto con l’esplosione di Kakà e le continue staffette).


Nel maggio 2006 rescinde consensualmente col Milan e fa ritorno al Benfica: negli ultimi due anni di Liga Portoghese segnerà più reti rispetto ai cinque anni in Serie A coi rossoneri. Tornerà a San Siro, da avversario, il 18 settembre 2007, accolto come un eroe per una partita di Champions League. Dopo l’addio al calcio giocato Rui diventa direttore sportivo del club di Lisbona. In giacca e cravatta sta bene, ma nessuno dimenticherà mai le lacrime, la fantasia, gli assist, l’eleganza vintage, l’amicizia con Batistuta e le movenze da numero 10 senza muscoli e tatuaggi. Obrigado, Rui.

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