Avete presente il siparietto al quale abbiamo assistito sabato sera durante Milan-Juventus in occasione del gol annullato a Pjanic? Ecco, quello è un classico caso da VAR (Video assistant referees), la moviola in campo – o quasi, visto che il video non sarà valutato da arbitri in campo – che aiuterà il team degli arbitri a sbrogliare matasse delicate come quella di sabato scorso. Facciamo un passo indietro, perché alcuni chiarimenti sono doverosi. Ad oggi la VAR non c’è, è stata sperimentata in occasione dell’amichevole tra Italia e Francia a Bari, e quindi il caso va valutato per quello che è: un caso difficile.

VAR

Ad ingannare è la prima valutazione, che spesso è anche quella giusta, ma basta un minimo dubbio a creare una reazione a catena che poi porta a quello che abbiamo visto: l’annullamento di un gol valido. La posizione di Bonucci è infatti regolare, ma per una mera questione di centimetri. Ad essere in fuorigioco è invece Benatia, ma poiché è Bonucci a partecipare al gioco, nella testa di un guardalinee scatta uno strano meccanismo. Il pensiero che se lui non la tocca, la rete è valida. E infatti Bonucci non la tocca, ma a quel punto subentra un altro dubbio: il suo tentato intervento (perché Bonucci va sul pallone) ha influito o no su un potenziale intervento di Donnarumma?

bonucci

Ripeto: in quel momento, nella testa del guardalinee, Bonucci è partito in fuorigioco.

Per questo il conciliabolo che viene fuori è una mera discussione sulla partecipazione o meno di Bonucci al gioco e né Rizzoli, né tantomeno Massa, l’arbitro di porta, possono intervenire su questo assunto. L’unico a poter valutare il fuorigico è Cariolato, l’assistente. Rizzoli, arbitro internazionale, svolge benissimo il resto del suo lavoro: chiede a Massa se Bonucci ha provato a prendere il pallone, e annulla. Anche qui giova ricordare una cosa: Rizzoli e Massa non sono in grado di stabilire se la posizione di Bonucci è regolare, dalla loro prospettiva è impossibile. E c’è un altro fattore da considerare: non è vero che Cariolato assegna il gol e poi annulla, è vero invece che l’assistente resta con la bandierina bassa come si fa, convenzionalmente, quando si è ravvisata una posizione di fuorigico ma non si riesce a valutare se la “posizione” diventa “infrazione” e si delega l’ultima parola all’arbitro.

Nulla di strano, succede anche in campionati minori, dove non ci sono gli auricolari e quindi il linguaggio del corpo conta molto di più. Questo caso sarà uno di quelli che grazie alla VAR si potranno risolvere in pochi istanti grazie ad un team di arbitri davanti ad un monitor. Perché non c’è interpretazione. Perché Bonucci parte dietro la linea dei difensori. Molto più difficile sarebbe stato prendere la decisione in caso di partenza irregolare di Bonucci, perché sarebbe subentrato un altro fattore: il difensore della nazionale partecipa o meno al gioco? Il suo intervento induce Donnarumma all’errore?

Ecco perché in ogni caso ci vorrà molta pazienza alle prima uscite di questo utilissimo supporto. E soprattutto ci vorrà un’altra mentalità, che sia lontana anni luce da quella dei disegni, delle trame di palazzo, dei complotti. Non benissimo, ad esempio, Agnelli che si alza ad applaudire ironicamente (ok, la decisione è sbagliata, ma lui è un dirigente, e anche di una certa importanza), e Galliani che esulta sguaiatamente per una rete annullata. Ok il personaggio, ma certi atteggiamenti non vanno bene. Tra l’altro, se in Empoli-Chievo siamo arrivati a contestare la Goal Line Technology – che è costata 300 mila euro a stadio – non mi meraviglierebbe veder contestare anche la VAR. Perché alla fine è sempre un uomo, o una squadra di uomini a decidere. La migliore ricetta si chiama buona fede, e dovremmo imparare a crederci.  O la VAR o la spacca.

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