La sessione invernale di calciomercato che si è chiusa lunedì sera è stata una delle più fiacche degli ultimi anni per quasi tutti i paesi europei. Di grossi colpi non ce ne sono stati, se si eccettuano Arda Turan e Aleix Vidal ingaggiati dal Barcellona (ma le operazioni erano state già concluse l’anno scorso e posticipate a causa del blocco del mercato, scaduto con la fine del 2015), e in tutta Europa il trasferimento più oneroso è stato quello di Giannelli Imbula, flop clamoroso al Porto che è passato allo Stoke City per 18.3 milioni di sterline con la regia più o meno occulta del fondo Doyen Sports, che già aveva indirizzato il suo passaggio in Portogallo dal Marsiglia nell’estate scorsa.

C’è però un campionato che sta riscuotendo grande interesse anche da parte di giocatori di livello internazionale, pur non essendo certo di prima fascia: è la Cina, paese che si candida a diventare un nuovo fattore del calcio mondiale. Ma com’è diventata una meta ambita?

Fredy Guarín in uno dei suoi primi allenamenti allo Shanghai Shenhua.

SOLDI, SOLDI E ANCORA SOLDI

La risposta alla domanda precedente è solo all’apparenza banale: è chiaro, i giocatori che scelgono di andare a giocare nella Chinese Super League lo fanno solo ed esclusivamente per denaro, visto che ricevono proposte impossibili da rifiutare. Il trasferimento più clamoroso è di pochi giorni fa: Jackson Martínez ha lasciato l’Atlético Madrid dopo soli sei mesi e ha firmato col Guangzhou Evergrande per 42 milioni di euro e 12.5 milioni netti a stagione d’ingaggio. È soprattutto quest’ultima voce che fa la differenza e che ha convinto i vari Fredy Guarín, Gervinho, Alex Teixeira e Renato Augusto a prendere la via dell’Asia, mentre le società non hanno fatto altro che accettare le proposte, comunque importanti (specialmente i 28 milioni che il Chelsea ha avuto per Ramires), ben sapendo che certe cifre non le avrebbero mai viste nemmeno dalla Premier League. Il campionato inglese è stato appena superato dalla Cina (247 milioni contro 258), ma considerato che il mercato cinese chiuderà fra tre settimane (anche se chi disputa la Champions League asiatica deve finire il 13) il divario potrebbe aumentare. La fonte principale è il Brasile, paese dal quale arrivano giocatori in massa, inclusi giovani talenti come Geuvânio (finito in una squadra di seconda serie).

Lo stadio del Guangzhou Evergrande.

MIRE ESPANSIONISTICHE: LA CINA VUOLE DOMINARE IL CALCIO

Il motivo per cui le società cinesi stanno spendendo così tanto per assicurarsi giocatori stranieri ha però radici molto più profonde. La Cina non è mai stata una nazione vincente nel calcio, come dimostra l’unica qualificazione ai Mondiali, nel 2002 con Bora Milutinović CT e tre partite disastrose nei gironi. Negli ultimi anni però il calcio è diventato sempre più importante, anche per l’interesse diretto del presidente Xi Jinping, e l’obiettivo dichiarato è rendere la nazione alla pari con le principali potenze calcistiche mondiali. Il campionato è stato rivalutato con i grandi nomi stranieri (il primo fu Darío Conca al Guangzhou Evergrande nel 2011 con 10.6 milioni d’ingaggio, poi sono arrivati Didier Drogba, Nicolas Anelka, Paulinho e gli italiani Alessandro Diamanti e Alberto Gilardino) e l’afflusso di conoscenze tecniche di prestigio (su tutti Marcello Lippi e Luiz Felipe Scolari, ora c’è pure Alberto Zaccheroni al Beijing Gouan), con lo scopo di formare una nuova generazione di giocatori locali (il Guangzhou ha creato la scuola calcio più grande al mondo con 2600 iscritti) e rendere la Chinese Super League competitiva.

Marcello Lippi

LE GRANDI COMPAGNIE INVESTONO NEL CALCIO

Il bluff del Jiangsu Suning con Luiz Adriano può essere ritenuto un caso circoscritto. I soldi cinesi sono reali e per fare un esempio il Guangzhou Evergrande, dal 2011 indiscusso campione locale e primo club cinese a vincere l’AFC Champions League nel 2013 con Lippi, è in parte di proprietà di Jack Ma, il fondatore di Alibaba. Molte società di Super League sono controllate direttamente da grandi compagnie, che investono soldi e danno la possibilità di portare giocatori di primo piano non ancora a fine carriera (come invece accade negli Emirati Arabi), col colpo Alex Teixeira che testimonia questa direzione. Le proprietà si concentrano in patria, all’estero lo sviluppo è in crescita: quote nel Manchester City e nell’Atlético Madrid, maggioranza di Rayo Vallecano e Slavia Praga, la seconda serie portoghese.

L’espansione è seria, la Cina vuole dominare anche il mondo del calcio, e il fatto che i grandi nomi stiano prendendo in seria considerazione quest’ipotesi (ci pensano anche Ezequiel Lavezzi e Ronaldinho) dimostra come il fenomeno possa crescere molto più rapidamente di quanto fatto da J1 League e MLS. Magari sarà un processo lento e graduale, però la sfida è lanciata: ora c’è da dare un occhio anche alla Cina.