Per vederlo felice bastava un pallone tra i piedi. Ma gli occhi di Roberto Baggio hanno sempre avuto un velo di malinconia. Quel suo incedere a testa bassa, mentre esce dal campo, fa parte dell’immaginario popolare. Trovateci un altro giocatore capace di vestire le maglie delle tre squadre più scudettate d’Italia (Juventus, Milan, Inter) restando sempre nel cuore di tutti gli appassionati di calcio. Mai una parola fuori luogo, ma una frase buttata lì solo per diventare l’idolo temporaneo di una curva. Roberto Baggio è stato l’azzurro per antonomasia, il numero 10, il capitano, il giocatore di tutti. Non ha esitato a giocare in provincia e anche lì l’ha fatto in maniera unica, facendo diventare, per un paio di stagioni, Brescia la capitale della giocata sublime.

Non a caso Cesare Cremonini ha cantato che da quando Baggio non gioca più non è più domenica, perché nei suoi piedi, e soprattutto nella sua testa, c’era tutto: l’estro, la fantasia, la spensieratezza di quelle domeniche in cui dovevi necessariamente volare con l’immaginazione. I negozi erano chiusi, non c’erano i centri commerciali, le luci per strada erano più basse e le tv non trasmettevano il campionato in diretta. C’era la radio, e all’improvviso Ameri o Ciotti interrompevano da qualche parte d’Italia per dire che Roberto Baggio aveva portato in vantaggio la sua squadra, facendo irruzione nelle nostre case con metafore e superlativi. Una volta arrivò una notizia diversa da quelle che eravamo abituati a sentire. Non si parlava di prodezze, di slalom come quello con il quale Roberto aveva dribblato sia i cechi che gli slovacchi, per consegnare all’Italia il primo posto nel girone ai Mondiali.

Roberto Baggio

Si parlava di un rigore. Ma non era il solito rigore da segnare, era il rigore che Baggio non avrebbe mai voluto battere. E che non tirerà. Viola contro bianconeri, un odio spietato dei rispettivi tifosi come pubblici nemici in una battaglia senza tregua. È il 6 aprile 1991, quasi 25 anni fa, quando Roberto Baggio torna a Firenze per la prima volta con la maglia bianconera. La curva della Fiesole mette in scena delle coreografie più spettacolari di sempre, di certo un prodigio per l’epoca, rappresentando le figure dei monumenti della città. Vantaggio dei padroni di casa grazie ad una magistrale rete di Diego Fuser su calcio di punizione, ma l’incontro verrà ricordato per il grande rifiuto del Divin Codino. È da poco iniziato il secondo tempo quando il portiere Mareggini atterra in area proprio Baggio: calcio di rigore.

Dagli undici metri si presenta De Agostini, il quale si fa parare il sinistro da Mareggini. L’incontro termina 1-0 e Roby Baggio, fischiatissimo e contestatissimo forse per la prima e unica volta nella sua carriera, raccoglie da terra una sciarpa della Fiorentina che gli era stata lanciata contro. Lui la prende e la mette al collo: “È stata una cosa naturale, quasi un commiato ad un pubblico che pur fischiandomi per tutta la partita, mi aveva voluto bene”, dirà il Divin Codino a margine del gesto. Un gesto sobrio, umile, che lo consegnerà alla storia.

A Firenze Baggio ci tornerà più volte, e verrà sempre applaudito. Forse la volta più bella è una partita di solidarietà per il suo amico Borgonovo, a pochi mesi dalla sua scomparsa. Alla fine degli anni ’80 sono stati semplicemente B&B per la Fiesole e per tutta la città. Lo stadio li acclama, anche se uno ha ormai i capelli bianchi e spinge la sedia a rotelle dell’altro, per un ultimo grandissimo giro di campo.

Non c’è nulla di forzato, sono semplicemente due eroi. Straordinariamente umani. È l’epica del calcio che si concretizza in quelle lacrime, in quel sorriso, in un caldo abbraccio. Forse è ancora troppo presto per capire a fondo come ha fatto Roberto Baggio ad essere amato ovunque, in maniera incondizionata. Ma un giorno questa storia verrà raccontata e varrà più di mille prodezze. Di certo la classe immensa non è una spiegazione sufficiente. Forse nel suo poema calcistico c’è la grandezza di un giocatore che ha vinto meno di quello che avrebbe meritato: non una Coppa del Mondo, non una Champions, e che ha collezionato più soddisfazioni personali che trofei di squadra. Intanto, da quando Baggio non gioca più, non è più domenica.