“Scusatemi se in questo periodo non ho chiarito i miei pensieri ma spegnere la luce non è facile, adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta. Concedetemi un po’ di paura, stavolta sono io ad aver bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato”

Quando hai pronunciato queste parole domenica ognuno dei 60.000 presenti all’Olimpico sarebbe sceso dagli spalti per stringerti tra le proprie braccia Francè. Come Ilary e i tuoi 3 figli, come i tuoi compagni. Tutti hanno pianto, compresi quelli che erano seduti sul divano di casa, compresi tanti di quelli che tifano per altre squadre. Anche se non sei come Baggio, che è stato un po’ giocatore di tutti, un poeta errante del pallone. Tu sei e rimarrai un simbolo, il vanto di pochi. Chi non è romanista ti ha ammirato, si è commosso, ha sospirato, ma non può capire fino in fondo cosa significa non vederti più in campo.  Ti hanno strappato via dal calcio giocato senza troppi giri di parole, lo sapevi da tempo, ma non sei riuscito comunque a fartene una ragione, perché la tua passione è la stessa di quando a 17 anni hai esultato per la prima volta dopo il gol con il Foggia.

Le tue parole sono quelle di chi è stato costretto a svegliarsi senza volerlo da un sogno lungo 28 anni chiamato Roma, un sogno talmente bello che speravi durasse per sempre o quasi. La vita però va avanti, il tempo non guarda in faccia neanche alle bandiere come te, è arrivato il momento di togliersi la maglia giallorossa e passare il testimone.

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A quarant’anni non puoi più fare il calciatore in Serie A, neanche se sei il quarantenne col fisico migliore al mondo. La domenica non sarai più il Capitano, il Pupone, l’idolo della curva, e questo ti fa paura. “Everybody’s changing and I don’t feel the same“, cantavano qualche anno fa i Keane. Tutti cambiano, ma tu non avresti mai voluto smettere di giocare con la squadra che ami. Hai paura che senza un pallone tra i piedi non sarai più protagonista, che senza il calcio, la cosa per la quale ti sei allenato quasi ogni giorno senza mai risparmiarti e per cui hai talento soprannaturale, non sarai più Totti. L’hai detto davanti a tutti, senza vergognarti, senza nessun muro tra te e chi ti ha amato per così tanto tempo.

Forse per la prima volta hai mostrato la tua fragilità, sempre nascosta dalla simpatia guascona e dal tuo carattere un po’ schivo. Ma era un momento importante, un momento di passaggio e di smarrimento. Il cambiamento spaventa sempre, chiunque di noi reagirebbe come te se un giorno gli venisse detto che non può più fare ciò che ama perché è vecchio. I soldi non c’entrano, qui si parla di essere se stessi.

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Niente più tifosi che alzano striscioni con la tua faccia, niente più esultanze sotto la curva sud. Ma non devi aver paura Francè. Inizia col goderti di più i tuoi figli in questi mesi. Non ti piace l’idea di stare da subito dietro una scrivania a Trigoria? Gioca ancora se ti va, in qualche campionato meno impegnativo, magari in America. Vivi un’esperienza diversa, prova a imparare una nuova lingua. O allena i ragazzini che hanno il sogno di giocare con la maglia giallorossa, da uno come te possono solo imparare. O magari vai sui campi a scoprire qualche nuovo talento, tu che per il talento hai una sensibilità particolare. Nessuno ti costringe a diventare un dirigente fin da subito, il posto per te a Trigoria ci sarà sempre, ma se non vuoi la giacca e la cravatta possono aspettare.

Non farti spaventare dal cambiamento e non pensare che la vita non possa concederti altre possibilità. Non aver paura Francè, vivi e scopri cosa vuoi fare da grande, un come te può ancora dare tanto alla Roma e al calcio anche senza un pallone tra i piedi.

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