C’è un‘immagine che più di tutte ha contraddistinto l’ultimo week end della Serie A, quella di un allenatore in camicia bianca che va avanti e indietro lungo la tribuna dello stadio di casa come se avesse il fuoco addosso. Incita i suoi giocatori, cerca di comunicare istruzioni come se non fosse ancora stato allontanato dall’arbitro e si muove come un ossesso, tra i tifosi che lo osservano e lo sostengono, perché è vicino a ottenere uno dei risultati più importanti della carriera. Davide Nicola è così, un passionale, uno che in panchina finisce spesso senza voce e che da giocatore, dopo aver segnato il primo gol con la maglia del Genoa, andò a baciare una poliziotta senza stare a pensarci più di tanto (l’aveva scambiata per un’altra persona), facendo ingelosire non poco la moglie.

Il Crotone, che fino a un mese prima veniva dato per già retrocesso in Serie B, è avanti 2-1 a pochi minuti dalla fine contro l’Inter di Pioli, e la vittoria lo porterebbe a soli 3 punti da una salvezza che sembrava un miraggio irraggiungibile. Un risultato incredibile, inaspettato, che può essere la svolta di una stagione. L’energia di Nicola è contagiosa anche dagli spalti e il merito della risalita del Crotone è soprattutto suo, oltre che di una società che ha deciso di credere in lui anche quando le sconfitte si accumulavano di domenica in domenica.

“Perseverare è il piacere della sfida. Non bisogna arrendersi mai, ma continuare e perseverare nel lavoro. Per raggiungere gli obiettivi bisogna essere umili ed al contempo ambiziosi. Può sembrare contraddittorio, ma sono i lati della stessa medaglia. Darsi una meta e capire che da soli è difficile raggiungerla perché serve il gioco di squadra“. La filosofia di Nicola è questa. Mai abbandonare la lotta, mantenendo un equilibrio tra l’ambizione di voler migliorare sempre e l’atteggiamento umile che deriva dalla voglia di aiutarsi l’un l’altro, con la consapevolezza di poter colmare il gap tecnico con gli avversari solo restando tutti uniti e lottando su ogni pallone.

Mai abbattersi

Di motivi per abbattersi Davide Nicola ne avrebbe avuti diversi. Gli esoneri di Livorno (dopo aver portato la squadra in A) e di Bari hanno segnato un rallentamento nella sua carriera da allenatore. Il rapporto con la piazza pugliese, in particolare, è stato abbastanza travagliato. Gran parte della stampa e dei tifosi non ha apprezzato il suo lavoro, perché si pensava che con la rosa a disposizione si potesse fare molto di più. Dopo le 3 sconfitte consecutive nel periodo natalizio del 2015 c’è stata la rottura definitiva, ma alla luce dei risultati successivi (Camplone fece 33 punti nel girone di ritorno, due in meno di Nicola, Stellone è stato mandato via e Colantuno sta trovando comunque molte difficoltà a far decollare la squadra) i suoi risultati dovrebbero essere rivalutati in positivo.

Ma la botta più grande è stata la morte improvvisa del figlio quattordicenne Alessandro in un incidente con la bici. Un dolore enorme, un colpo che avrebbe potuto stendere chiunque. ma Nicola è riuscito a venirne fuori grazie all’amore per la sua famiglia e per il suo lavoro. In quei giorni ha ricevuto manifestazioni d’affetto da tante persone e la città di Livorno, nonostante fosse stato mandato via dalla panchina, gli ha mostrato un affetto che va oltre l’aspetto sportivo. Perché lui è uno che non può allenare in una città senza viverla. “Non puoi allenare una città che non conosci – ripeteva spesso -. Per quanto possibile ci devi entrare dentro, ascoltando cosa pensa la gente e cosa si attende”.

alessandro nicola

Se però oggi si scrivono status a suo favore è perché in un campionato scritto, brutto e senza sussulti, il Crotone rischia di regalarci l’unica favola da tramandare. Il merito dei calabresi è quello di non aver ceduto al cambio facile di allenatore, che va molto di moda dalle nostre parti, e il merito di Nicola quello di non aver mai buttato la spugna, ma nel vero senso della parola, non parlando per aforismi. Vedendolo correre da una parte all’altra della tribuna, con la camicia sbottonata e la cravatta allentata, tutti hanno capito che lui non mollerà fino alla fine. E se retrocederà lo farà comunque tra gli applausi, perché il Crotone è una “squadraccia“, fatta per la maggior parte di ragazzi che prima di quest’anno non hanno mai calcato un campo di Serie A, ma corre e prova a giocarsela. Il Crotone ha la fame che tutte le squadre che stanno là dietro (Empoli e Genoa comprese) non hanno, la fame e la voglia che gli ha trasmesso uno come Davide Nicola, uno che non sa cosa significa arrendersi.

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