La nuova stagione NBA è cominciata da meno di un mese, ma raggiunta la quota di 10-11 partite per franchigia, è netta la sensazione di un campionato quasi in fotocopia al precedente. Potrà sembrare un parere affrettato e probabilmente non del tutto corretto rispetto a quelle realtà che stanno offrendo importanti segnali di solidità, ma è sufficiente dare un’occhiata alle cifre e ai protagonisti di quest’inizio per rendersi conto che sarà un’altra annata nel segno di Stephen Curry e dei suoi Golden State Warriors.

La squadra di Oakland, celebrata la vittoria dell’anello nella sua gara d’esordio, ha subito messo da parte i festeggiamenti per concentrarsi sulla più complicata opera di confermarsi a certi livelli. Un’operazione avviata nel migliore dei modi grazie a un percorso netto di vittorie propiziato in larga parte dall’mvp 2014/2015 che ha offerto prestazioni monstre viaggiando a una media superiore ai 33 punti per gara con frequenti sortite oltre quota 40 (si pensi ai recenti 46 contro i Timberwolves o ai 53 contro New Orleans, a un passo dal massimo in carriera di 54).

lebron

Nessuno come i gialloblù, se si pensa che i primi inseguitori, Cleveland Cavaliers e San Antonio Spurs, hanno già dovuto chinare il capo in due occasioni. Le squadre di LeBron James e Tim Duncan, tuttavia, restano le rivali più accreditate per provare a detronizzare la banda di Steve Kerr. I Cavs, pur con un King James in modalità “energy saving” (a causa di qualche problema alla schiena che lo sta in parte condizionando), stanno trovando continuità di rendimento grazie al ritorno di un ottimo Love e in attesa di un Irving che possa rientrare dall’infortunio per fornire equilibrio, fantasia e punti in cabina di regia. Il team di coach Pop ha metabolizzato in maniera piuttosto rapida l’inserimento di Aldridge vicino a canestro e può contare sempre sui soliti big three (Parker e Ginobili con il già citato Tim), ai quali negli ultimi anni si è aggiunto il polivalente Leonard.

Tra chi insegue spicca l’assenza degli Houston Rockets, negli ultimi play off capaci di far sudare parecchie camicie a Curry e compagni per il passaggio del turno. I ‘razzi’ di Harden (che sta tirando con percentuali parecchio al di sotto del 30% dalla lunga distanza) hanno infilato una pericolosa china, a causa della terza peggior difesa della lega (con una media di oltre 108 punti subiti a partita) e di un asse play-pivot (Lawson-Howard) altamente deficitario. Un mix costato la panchina a coach McHale, ufficialmente in discussione dopo l’ultima sconfitta con i Celtics.

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Tornando alla parte alta del nostro ranking virtuale, mantengono marce medio-alte i Clippers di Chris Paul, Jordan e Griffin, con quest’ultimo sempre più leader e giocatore completo; non smettono di stupire gli Hawks di coach Bud, roster quadrato, molto giovane e versatile, nonché destinato a dominare ad Est come l’anno scorso; devono fare i conti con l’infortunio di Durant i Thunder, a cui manca però un cast di supporto ad eccezione dell’altro leader Westbrook; cercano migliori equilibri difensivi, infine, i Bulls del neo-coach Hoiberg che possono contare sul neo-campione d’Europa Pau Gasol in forma smagliante nonostante le 35 primavere e su un Rose in lenta ma graduale ripresa.

Annotazioni a margine per i grandi vecchi del campionato e gli italiani. Nella prima schiera vanno annotate le difficoltà di Bryant, probabilmente all’ultimo giro di giostra della sua ventennale carriera NBA. Rientrato dall’infortunio, sta facendo una fatica del diavolo a tornare ai suoi livelli e non sembra intenzionato a un ruolo da comprimario, specie negli attuali Lakers ancora impegnati in una difficile ricostruzione. Altra storia per Kevin Garnett che a Minnesota, all’età di 37 anni, sta contribuendo alla crescita di una nidiata interessante. Quanto agli italiani, quello messo meglio al momento è Danilo Gallinari con i suoi Nuggets, ancora alla ricerca di una certa continuità di gioco e risultati, ma che quanto meno stanno viaggiando al ritmo del 50% di vittorie. Non ingranano, invece, i Kings di Belinelli e men che meno i Nets di Bargnani fermi a un solo successo dall’inizio.

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