“Chiagne e futte’, il napoletano. Pure nel calcio.  Prendete il Napoli e la cronaca recentissima, ossia il poker di gol di Dries Mertens. Dopo mesi in cui Maurizio Sarri e il popolo partenopeo hanno pianto, prima per l’addio di Gonzalo Higuain e poi per il crac di Arkediusz Milik, ora le stelle hanno deciso di guardare pure a Fuorigrotta. Quello che fino a poco tempo fa era un perfetto ‘dodicesimo uomo’, non è solo un ‘falso nueve’, ma un attaccante dalla dieta sublime: sette gol in sette giorni. Prima una tripletta, poi addirittura una quaterna.

‘Chiagne e futte’, insomma. Perché di lamentarsi, a casa De Laurentiis, non c’è proprio motivo. L’attaccante belga ha risolto tutti i problemi là davanti. Ha raggiunto Gonzalo Higuain (toh!) a dieci reti, ha trascinato i compagni al miglior attacco del campionato.  Altro che Manolo Gabbiadini, il piccoletto può sognare pure la classifica cannonieri ora. Sempre che non gli mettano i bastoni tra le ruote, s’ìntende.

Posizione perfetta, al centro dell’attacco, mira che ogni giorno che passa diventa più chirurgica, velocità, vere e proprie delizie per gli occhi (la quaterna). In periodi di tombole e tomboloni, ci sta pure questo nella città della smorfia. Che Mertens sparigli i piani dell’allenatore, che aveva pianto abbastanza pure con il presidente, riuscendo a fargli prendere Pavoletti per gennaio. E ora?

sarri

E ora starà alla capacità di Sarri non fare confusione. Perché con Pavoletti e il recupero di Milik, non sarebbe giusto (e neanche da allenatore serio) retrocedere di nuovo Dries al ruolo scomodo di dodicesimo uomo. I bastoni tra le ruote, al belga, li può mettere solo e soltanto il suo stesso tecnico. Che, evidentemente, non stravedeva per lui. Un po’ come Rafa Benitez, il precedente. Tutti e due utilizzavano Dries con il contagocce. A intermittenza, impedendogli di accendersi.

Possibile che a Napoli si siano resi conto solo ora di avere tra le mani un campione? Un gioiello, che a qualcuno nel pallonetto maligno ha ricordato – scusate se è poco – Diego Maradona. Certo non uno da staffetta, ora con Insigne ora con Callejon. Certo non uno da ultimi venti minuti di partita. Intristito dal ruolo, ma comunque mai polemico. E di motivi ne avrebbe avuti eccome.

Andando a guardare il minutaggio di Dries Mertens, lo scandalo è servito su un piatto d’argento. Al primo anno con Benitez, dopo essere arrivato in azzurro per 9 milioni e mezzo di euro, gioca 33 volte in campionato, per 2004 minuti totali. Tredici i gol. Un bilancio che, complice il primo periodo di ambientamento, avrebbe dovuto far aprire gli occhi a chi sedeva in panchina, che ben 18 volte aveva tolto o messo il giocatore a partita in corso. Ma il primo anno in Italia ci può stare: ti devono conoscere, tu devi conoscere le difese e il nuovo palcoscenico.

La presentazione di Rafa Benítez al Napoli col presidente Aurelio De Laurentiis.

Peccato che il secondo anno vada pure peggio. Trentuno presenze, ma solo 1773 minuti. Appena sei reti. Quattordici volte entra o esce. Insomma, un ottimo assist-man, che vede poco la porta…e pure il campo! Colpa di Benitez? Allora sotto con Sarri. Che ama il gioco veloce, che sicuramente ‘valorizzerà’ il patrimonio. E invece?

L’ex Empoli evidentemente ha poco feeling con Mertens, se è vero che gli concede appena 1199 minuti in 33 presenze, il che significa meno di 40′ a match. Chiaro che in una situazione simile, ti possano venire in mente mille domande: incapace l’allenatore o c’è ruggine tra Sarri e Dries? In tutti e due i casi, la gestione del calciatore è sbagliata. Ben 32 sono le sostituzioni, i titolarissimi sono altri. Con Higuain intoccabile.

Il secondo anno di Sarri, con il ‘Pipita’ ormai lontano, il Napoli non pensa neanche per un attimo che Mertens possa essere il nuovo tesoretto. Allora compra Milik, con Gabbiadini primo cambio. Poi la (s)fortuna bussa alla porta di Fuorigrotta. Il polacco va ko, l’italiano non rende. San Gennaro ci mette una buona parola e Mertens non sbaglia più nulla: in 15 apparizioni, ha segnato 10 gol. I minuti in campo sono 961′. Ancora una volta, però, le sostituzioni fioccano: ben undici. Come dire che solo dopo l’ultima dieta-gol forse anche gli scettici (tra cui Sarri) capiranno che Mertens non può che essere titolare di una maglia.

Gonzalo Higuain

‘Chiagne e futte’. E nessuno si offenda. Il napoletano aveva in casa il dopo-Higuain, ha fatto fuoco e fiamme per la partenza dell’argentino, ha pianto sul serio quando Milik si è fatto male. Ha fischiato Gabbiadini, ma finalmente ha trovato quello che può ‘fottere’ le difese che si presentano al cospetto della banda bassotti. Pavoletti arriverà comunque, Milik riprenderà a giocare, Gabbiadini, forse, farà vedere (sotto il Vesuvio o da un’altra parte) che tanto scarso non era. Ma Mertens non lo potete mandare in panchina, cari amici napoletani. E vi perdoniamo se finora avevate fatto finta di niente, pur sapendo benissimo che il Belgio è fondato su talento di Mertens e che qui non si respira aria da tridente Barcellona – Messi, Neymar, Suarez – dove forse Dries potrebbe anche accomodarsi in panchina senza fiatare.

ARTICOLI SIMILI