La grande assente: la chiarezza. Il grande traditore, almeno per i tifosi rossoneri: Gianluigi Donnarumma. La colonna sonora: l’inno della Champions League, quella musichetta in grado di allontanare da “un sogno”. E, come in ogni trama che si rispetti, lo sceneggiatore: Mino Raiola. Deus ex machina di un calciomercato, padre putativo di tanti talenti in fuga, spesso capaci di sacrificare l’ambizione e l’attaccamento a una maglia in nome del dio denaro. Già, perché il caso dell’estate calcistica italiana, con protagonisti Donnarumma e il Milan, altro non è che l’appendice di una serie di precedenti, accomunati dalla presenza di una sapiente regia sullo sfondo. Quella dell’ex ristoratore nato a Nocera Inferiore e cresciuto nei Paesi Bassi, nel bene o nel male uno degli uomini che ha cambiato la storia del calciomercato mondiale.

Gianluigi Donnarumma

Specchio riflesso

Di già visto, qui, c’è il metodo adottato da Raiola nei trasferimenti delle sue stelle: per questo prendiamo in prestito il titolo di una celebre pellicola di Paolo Virzì, risalente al 2002, con protagonista Tanino, al secolo Gaetano Mendollia, nato nella provincia di Trapani e studente di cinematografia a Roma: radici al sud, con sguardo più a nord, come Raiola. A differenza del protagonista, che ha come sua “mission” quella di riportare alla ragazza americana della quale si è innamorato una telecamera, viaggiando fino agli Usa, Mino ha un solo fine: celebrare storie d’amore. Ricche, sfarzose e dense di contenuti, perché nella “scuderia” Raiola il talento è la parola d’ordine. Che poi queste storie durino spesso e volentieri pochi anni, si sa, è la missione di un agente di calciatori che ha posto il profitto (e non è un delitto, figurarsi) al centro della sua attività.

Mino Raiola

Com-plot(to)

Plot. In inglese, sta per trama. Peccato che nel tira e molla tra Donnarumma e il Milan, con Raiola a muovere alcuni dei fili scoperti nei nervi di un portiere tanto forte quanto giovane, ci siano alcuni passaggi della versione del procuratore che si fa fatica a comprendere. Incassato il “no” alla proposta di rinnovo per 5 milioni di euro annui da parte del suo numero 99, il club rossonero si è affannato a spiegare l’iter che aveva condotto a un’inattesa fine. Fatto di rinvii dettati da mutamenti in seno alla dirigenza, ma anche da uno stato di quiete spesso comunicato da calciatore ed entourage. I rapporti con il Milan sono per ora interrotti e dalle parole dell’agente non sembrano esserci margini per ricucire, oppure per un nuovo confronto. L’agente ha parlato di dirigenza ostile, a fronte di una proposta di rinnovo con ingaggio aumentato di 31 volte rispetto a quello precedente, di fretta nel rinnovo (per un contratto in scadenza tra un anno, con il giocatore che dall’alba del 2018 potrebbe negoziare un trasferimento a costo zero), fino alle troppe pressioni pubbliche al pericolo del mobbing. Agitare ombre: l’alba di un’uscita di scena, in piena tradizione raiolana.

Paul Pogba

Precedenti illustri…

La protagonista, nel bene o nel male, resta la maglia. Quella baciata da Donnarumma, per un gesto che pochi tifosi del Milan gli hanno perdonato, o per esempio quella gettata da Mario Balotelli: anno 2010, semifinale di andata tra Inter e Barcellona, vinta per 3-1 dei nerazzurri. Al fischio finale, SuperMario reagisce ai boati di disapprovazione del tifo interista gettando la divisa sul terreno di gioco: è la spia di un nervosismo covato nei mesi precedenti, che porterà l’attaccante a Manchester, sponda City. Da idoli della tifoseria a traditori il passo è breve: a Roma, sponda Lazio, è successo a Pavel Nedved. Una trattativa conclusa da Raiola in gran segreto con la Juventus, società all’epoca con casse piene grazie alla fresca cessione di Zidane al Real, altra caratteristica in comune in questi trasferimenti. Trovare acquirenti che abbiano appena concluso cessioni o società che hanno avuto esborsi importanti, come il Milan di questo calciomercato estivo.  L’asse Raiola-Juve ha portato anche a un altro colpo clamoroso con Zlatan Ibrahimovic, nel 2004 talento dell’Ajax. Al rifiuto dei “lancieri” di cedere il loro gioiello era seguita la reazione del giocatore che litiga clamorosamente con Van der Vaart, leader dello spogliatoio, obbligando la società a metterlo sul mercato, fino alla cessione nell’ultimo giorno di mercato. Scene viste con lo stesso Ibra nel 2006 (da Juventus a Inter), nel 2009 (da Inter a Barcellona) e nel 2012 (da Milan a Psg).

Zlatan Ibrahimovic

…e difese d’ufficio

Come in ogni pellicola che si rispetti, non ci sono solo “buoni” e “cattivi”. All’orizzonte non mancano le difese d’ufficio tra calciatori sotto l’egida di Raiola, come quella operata su Twitter da Paul Pogba per Donnarumma:

Già, perché nelle operazioni di Raiola, quella che ha ri-portato Pogba al Manchester United dalla Juventus, dove era approdato a parametro zero quattro anni prima, nell’estate 2016 resta un colpo di genio: alla lauta provvigione, Raiola ha affiancato l’ok della Juventus, per una plusvalenza da urlo per società (da 0 euro a 100 milioni) e proprie tasche.

Mino Raiola al telefono

Meno Raiola?

Così, la domanda che il mondo del calcio si pone da qualche tempo a questa parte è: come fa un ex cameriere, certo non celebre per le sue nozioni, a guadagnare quanto una multinazionale? La risposta non c’è. O forse è una sola: anzi, unica. Come la sintesi che produce: si sta con Raiola o contro, lo si mitizza o lo si ridicolizza. Lui ai suoi calciatori fa una sola domanda: ‘Vuoi diventare il più pagato o il migliore?’. A chi gli offre la prima risposta, indica la porta, almeno così racconta la sua vulgata. Tutta farina del sacco di Mino Raiola, ormai un marchio di fabbrica che per alcuni che, con una vocale diversa, sarebbe un appello. Meno Raiola.

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