Di Ronaldo, da leggersi come “Il Fenomeno” ha parte del nome ((Luis), scatto, fiuto del gol e una certa somiglianza fisica, nonchè una tendenza alla conflittualtà con la bilancia: sarà forse anche per questo che da Muriel in tanti si sono sempre aspettati la definitiva esplosione, la giocata capace di spaccare partite trascinate sui binari della sonnolenza. Un’annata da trascinatore, tecnico e morale, per dire al mondo “eccomi”, e schiacciare sul pulsante “Play” del telecomando virtuale che lo aziona, mettendo da parte le pause. Sabato sera, con la rete di classe che ha deciso il derby di Genova, l’attaccante colombiano di proprietà della Sampdoria sembra aver certificato la propria crescita: dimensione leader.

Muriel in rete nel derby

Un minuto per decidere il derby

Ancora decisivo, come all’andata. Per arrivare in doppia cifra, come a Muriel non accadeva da quattro anni (stagione 2012/2013, quando indossava la maglia dell’Udinese). Partita bloccata, nervosa, ostica come il derby della Lanterna sa essere: serviva uno spunto, ma a Luis le cose semplici non sono mai piaciute. Come ai tempi delle giovanili dell’Atlético Junior, quando segnava e faceva assist facendo però arrabbiare i compagni di squadra perchè spesso e volentieri cercava di dribblare l’intera squadra avversaria, anche contro il Genoa ha prima messo a punto la mira e solo dopo ha colpito. Traversa a Lamanna battuto sul suo potente mancino, seguita da un secco anticipo su Munoz sullo sciagurato passaggio in orizzontale di Ntcham, accelerazione e destro nell’angolo basso. Pochi secondi per ammirare un repertorio: sufficiente per permettere alla Samp di festeggiare il “double” nelle stracittadine, dato che in serie A non si verificava dalla stagione 1959-1960.

Luis Muriel con Cuadrado al Lecce

Dalla Spagna al Salento, fino al mare della Liguria

Non è stato un viaggio semplice, quello di Luis. Dalla Colombia, dove nel gennaio 2008 era passato al Deportivo Cali, con debutto in prima squadra nella massima serie nazionale, aveva portato in valigia gioie da copertina: la tripletta al Caldas del 7 marzo 2010 gli era valsa le attenzioni della famiglia Pozzo, con trasferimento sull’altra sponda dell’Atlantico. In viaggio fino a Granada, via Udinese: in Andalusia però non si ambienta e chiude la stagione con 7 presenze e nessuna gioia personale.

A destarlo è il giallorosso di Lecce, dove in asse con il connazionale Juan Cuadrado e sotto la guida del “mentore” Serse Cosmi trascina i giallorossi a una rincorsa-salvezza fallita solo all’ultima curva. È allora che l’Udinese, dopo averlo ceduto ai salentini, decide di riacquistarne il cartellino e farne il gemello di Antonio Di Natale nel reparto offensivo. Il “rien ne va plus” di Luis Muriel coincide con l’inverno 2015: dopo tre stagioni all’Udinese, condite da 57 presenze, 15 reti e tante promesse non mantenute, l’attaccante colombiano paragonato a Ronaldo passa alla Sampdoria, per espresso desiderio del presidente Massimo Ferrero.

Ballo e reti

Sempre più al centro del mondo blucerchiato, Muriel si è raccontato anche ai microfoni di Samp Tv, spiegando i suoi segreti: “Prendo la carica dalla musica, è sinonimo di allegria per me, mi accompagna sempre. Mi piace anche la pesca: quando viene a trovarmi mio padre andiamo a pescare”.

Un’infanzia non semplice, vissuta aiutando la famiglia nella vendita dei biglietti della lotteria per le strade o dei piatti che cucinava sua nonna. Giocava a calcio, poi lontano dallo sguardo andava con gli amici a giocare a basket o a baseball. La sua sfida con la sorte Luis l’ha vinta, ma ora c’è da sbancare e puntare al jackpot. A Genova ha ritrovato il mare e il calore della gente.

La Samp significa tantissimo: quando tutti mi davano per finito ha creduto in me. Ho solo parole di ringraziamento per la società e per i tifosi, mi hanno cambiato la vita.

Muriel e Giampaolo

La cura Giampaolo

Ora il suo talento è al servizio dei numeri: 10 reti tonde tonde in campionato, senza dimenticare i due centri in Coppa Italia e i 9 assist. E se la fortuna lo assistesse, saremmo di fronte a cifre da top player: Muriel si ritrova infatti secondo nella speciale classifica dei legni colpiti (5, dietro solo a Dzeko con 6). Decisivo, utile alla squadra e pragmatico, che sia in coppia con la classe dirompente di Schick o con l’esperienza da volpe dell’area di Quagliarella.

Sempre presente, ha messo insieme 28 caps in campionato, di cui appena 3 partendo dalla panchina: l’intesa con Marco Giampaolo è massima. L’allenatore gli ha restituito autostima, lui ricambia con dichiarazioni d’amore alla Samp, figlie di un legame particolare nato con il pubblico, con i compagni, ma soprattutto con un allenatore che ha saputo tirare fuori il meglio da lui. Ha anche ritrovato la maglia dei Cafeteros, la Nazionale colombiana, particolare che contribuisce non poco a motivarlo tantissimo.

Luis Muriel

Fedeltà o salto di qualità?

A 26 anni, Muriel è davanti a un bivio: proseguire la crescita in seno a un club blasonato ma con ridotte speranze europee o accettare la corte di pretendenti dagli obiettivi di grandeur e giocarsi una maglia con dei campioni? Restare a capo di un principato o provare a diventare re? Le logiche di mercato lascerebbero pensare a un Muriel in copertina nella prossima estate, ma il presidente blucerchiato Massimo Ferrero ha assicurato di non voler vendere nessuna delle sue stelle, anche se sembra quasi rassegnato all’idea:

È un predestinato, saprà lui quello che vorrà fare. Me lo vorrei tenere stretto, mio figlio lo adora, poi mi tocca andarlo a trovare a Barcellona o a Madrid.

 

Il contratto di Luis, legato alla Samp da una clausola di 28 miloni, scadrà nel giugno 2019. Un’eternità per un comune lavoratore, tempi ridotti per un calciatore così in vista. A Corte Lambruschini la parola d’ordine è: nessuna illusione. Il destino è nelle mani di Muriel, che ora dovrà decidere: Luis o Fenomeno?

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