Non mi preoccupa tanto il fatto di non vederlo vincere per una stagione. Certo, deve essere un duro colpo per lui, attutito però dalla cospicua liquidazione che porterà a casa. Solo un genio riesce a farsi licenziare, ottenere la “separazione consensuale”, nemmeno stessimo parlando di un matrimonio, e portarsi a casa 40 milioni di sterline (circa 55 milioni di euro). Non mi preoccupa, dicevo, non vederlo protestare con gli arbitri o tirare in ballo il rumore dei nemici. La verità è che negli ultimi tempi l’avevo visto stanco, un po’ invecchiato, sicuramente troppo casual. Se riguardo le foto del triplete nerazzurro vedo un uomo elegante, che se la gioca con George Clooney in fatto di fascino, probabilmente lo batte. Questa ultima versione di Mourinho è meno dirompente, come se lui stesso si fosse annoiato di piacere, prima ancora che di allenare.

Nel calcio e nello sport la fame è tutto: non credo tanto che siano i risultati ad aver condannato Mourinho. Perché Josè ha vinto, e tanto, anche con il suo ultimo Chelsea. Ma i ritorni, si sa, possono avere il retrogusto del paragone. Nel momento in cui non è stato supportato dai risultati, Mourinho ha cominciato a scaricare le colpe sui giocatori, gli stessi che fino a un anno fa si sarebbero buttati nel fuoco per lui. Josè, in questo, è come il latte: ha una data di scadenza. Il primo anno i giocatori farebbero qualsiasi cosa per lui. Dopo un paio di stagioni la sua leadership inizia ad essere mal digerita, eppure è strano pensare che gli unici due esoneri della carriera del mister portoghese siano capitati al Chelsea, dove lo stesso Mou aveva dichiarato di volersi fermare a vita.

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Chelsea che, tra le altre cose, quando ha esonerato un allenatore portoghese (prima Mourinho, poi Villas Boas) ha sempre raggiunto una finale di Champions, in un caso vincendola, con Roberto Di Matteo. Magari c’è anche un pizzico di scaramanzia in questa decisione. Ma torniamo a Mou: il suo Chelsea è stato forse la squadra più spettacolare dopo il Porto, eppure questo non è bastato a vincere in Europa. E se al primo anno il sogno si è consumato in una semifinale contro l’Atletico, l’anno scorso i blues sono usciti agli ottavi. Niente scivolate per Mou, niente esultanze folli, niente corse per inseguire i giocatori sotto la curva. Questo Mourinho ha perso smalto, la fame che l’ha sempre contraddistinto, e quando ha deciso di tornare “a casa” (parole sue) a Londra l’ha fatto più per comodità che per vincere una sfida.

E il portoghese non è un uomo da scelte comode, è uno che all’epoca scelse di riportare l’Inter sul tetto d’Europa dopo quasi 50 anni. Adesso, caro Mou, è ora di fermarsi un attimo. Tra i grandi allenatori d’Europa è l’unico che negli ultimi 10 anni non l’ha fatto. Guardiola si è preso un anno sabbatico tra il Barcellona e il Bayern, Ancelotti ogni tanto decide di staccare la spina e il telefono, lo stesso Mancini si è preso un periodo di pausa dopo l’esperienza turca. Lui no. Sempre in campo, sempre sulla cresta dell’onda, sempre ad alzare l’asticella della sfida. Eppure arriva il momento che bisogna fermarsi. Anche se sei lo Special One. Perché devi ritrovare stimoli e fame, devi capire se il tuo modo di intendere il calcio è ancora vincente e se nel frattempo gli altri non sono diventati bravi come te.

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Uno scherzo del destino ha voluto che fosse proprio il “vecchio” Claudio Ranieri a dare il colpo di grazia a Mourinho. Eppure, rispetto a qualche anno fa, non sembrava ci fosse tutta questa differenza di età tra i due. Lo stesso destino ha fatto sì che Roberto Mancini perdesse la partita immediatamente dopo l’esonerò di Josè e qualcuno iniziasse a invocare il nome del profeta di Setubal. Niente di più sbagliato. Ora Mou deve solo fermarsi e reinventarsi. Perché lavorare (e vincere) stanca. Solo in questa maniera il prossimo che sceglie Mourinho fa un affare. L’importante è non tornare mai dove si è stati felici. Soprattutto se l’impresa compiuta è troppo perfetta. Molto meglio, per uno come Mou, accettare una sfida come quella del Manchester United (come suggeriscono i rumor inglesi), dove oggi è in crisi un allentare completamente diverso da lui, distante dalla sua filosofia. Ma che sa costruire come pochi: Louis Van Gaal. E allora sì che Josè sarebbe perfetto per tornare a vincere: anche subito.

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