Alvaro Morata sboccia in primavera. L’attaccante spagnolo si sveglia quando inizia a svanire l’inverno e tutto intorno è un cinguettare di uccellini. Un po’ di poesia ci vuole per un giocatore che ha fatto innamorare la Torino juventina, nei due anni di permanenza, per poi tornare al Real Madrid dove, contrariamente a quanto da lui previsto, sta trovando poco spazio. Ma nell’ultimo match di campionato ha trovato il gol, guarda caso nel mese di febbraio con i primi girasoli fioriti.

Il suo non è stato un gol qualsiasi, ma il 3-2 al Villarreal dopo una rimonta fondamentale nell’economia della Liga, che il Real Madrid sta comandando. Febbraio e marzo paiono essere i mesi in cui lo spagnolo si sveglia dal torpore invernale e inizia a segnare a raffica. Una consuetudine, fin dai tempi delle giovanili. Il 13 febbraio del 2012, infatti, con il Real Madrid Castilla siglò la prima tripletta della sua carriera, nel 7-1 rifilato al Deportivo La Coruna B. Per poi ripetersi nel derby contro l’Atletico Madrid B (vittoria 4-3 per le merengues e gol di Morata).

Spagna, Alvaro Morata

Che Morata sia un attaccante dal sicuro avvenire se ne accorge per primo Josè Mourinho, all’epoca allenatore della prima squadra della Casa Blanca. Lo convoca in prima squadra, lo fa esordire. E lui non delude. Il 18 marzo del 2014 – tanto per non smentire il suo karma primaverile – sigla la prima rete in Champions League, nel ritorno contro lo Schalke 04, vinta per 3-1. Sarà un anno meraviglioso, a livello di club, per Alvaro: vincerà infatti la Coppa del Re e la Champions League.

Quando inizia il periodo alla Juventus, l’estate diventa un incubo. Acquistato per 20 milioni di euro – con la clausola della ‘recompra’ a favore del Real – si fa subito male e deve rimanere fuori per 50 giorni. Tranquilli, però, non siamo ancora nel periodo moratiano, quello dei gol decisivi. Proprio contro il Real Madrid, il 5 maggio, il giocatore segna la rete del momentaneo 1-0 e contribuisce alla vittoria della Juve per 2-1. Non contento, il 13 maggio, va a segno pure al Bernabeu: è la rete dell’1-1 che qualifica la Signora di Massimiliano Allegri alla finale di Berlino.

Bravo e fortunato. Perché pure in bianconero vince senza giocare. La Coppa Italia, per esempio, che Morata deve guardare dalla tribuna per la squalifica. In finale di Champions League, però, c’è: il 6 giugno segna la rete del momentaneo 1-1 contro un Barcellona che, poi, si aggiudicherà però la competizione. Lui, l’attaccante, viene inserito nella squadra ideale della stagione 2014-2015 di Champions League.

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Resta alla Juventus un altro anno e nuovamente diventa decisivo quando la stagione entra nel vivo. Segna due gol nella semifinale di andata di Coppa Italia, nel 3-0 all’Inter, e poi abbatte il Milan nella finale del torneo il 21 maggio del 2016. Sono sempre gol pesanti, i suoi. E pure per questo Zinedine Zidane lo fa ritornare alla base. Solo che il Real Madrid, in attacco, ha giocatori straordinari, da Ronaldo a Benzema, a Rodriguez. Così Morata si deve accontentare di spezzoni di partita. Ancora una volta, però, con l’arrivo dei primi caldi, eccolo implacabile sotto porta.

Sì, perché se andate a vedere le statistiche personali del prodotto del vivaio madridista, scoprirete che Morata non segna mai tanto. In carriera, in Spagna e in Italia, non è mai andato oltre gli otto gol in campionato. Traguardo che, in questa stagione, ha appena toccato con il Real Madrid e dunque probabilmente supererà. In Europa, l’anno in cui la Juve è arrivata in finale, ha siglato ben cinque reti. Ed è record. Per il resto, non è mai andato oltre quota due, ma anche in questo caso, a questo punto della stagione con le merengues, è già a due e dunque può andare oltre.

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Se è vero che oggi l’attaccante si pesa per i gol che fa, è altrettanto vero che ci sono reti e reti. Quella del 4 o 5 a 0 conta di meno di una in semifinale di Champions, al Bernabeu. O del 3-2 al Villarreal che vinceva 0-2. Morata pare destinato a fare questo, a esserci quando il momento è decisivo, che sia in una partita o una stagione. Segna sempre quando il gioco si fa duro, quando inverno e autunno lasciano spazio alla primaverae le partite meno importanti diventano all’improvviso calde. Ma non parlate di un Morata ‘snob’, che storce il naso di fronte alle partite facili. Semplicemente, gli piace essere ricordato con quello che sa fare meglio, i gol, quando la squadra ha più bisogno di lui. E se sono 8 e non 30 come Messi o Cristiano Ronaldo, poco importa (almeno per ora) perché magari quelle reti le ha fatte nei momenti cruciali della stagione.

Se poi pensate che i gol nella bella stagione siano solo una storiella, sappiate che pure con la Nazionale spagnola il suo primo ‘olè’ è arrivato nel mese di marzo: il 27 marzo del 2015, contro l’Ucraina, nelle qualificazioni a Euro 2016. Indovinate il risultato finale? Naturalmente 1-0.

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