Da tre anni le coppe europee sono diventate terra di facile conquista per le formazioni della Liga. I club di Primera División hanno dominato i tornei organizzati dalla UEFA per la terza stagione consecutiva, e l’ultimo “estero” a essersi aggiudicato qualcosa è stato il Bayern Monaco nel 2013 con la Supercoppa Europea, vinta peraltro con un allenatore spagnolo, Pep Guardiola. La dominazione della Spagna proseguirà per almeno altri dodici mesi, visto che la finale di Champions League di sabato è il derby di Madrid e che, di conseguenza, la Supercoppa Europea del prossimo agosto sarà nuovamente un affare tutto spagnolo, con il Siviglia che attende lo sfidante dal match del Meazza. Ma com’è che la Liga è diventata il primo torneo d’Europa?

Lionel Messi e Sergio Ramos in Real Madrid-Barcellona, Liga 2015-2016.

NON SOLO BARCELLONA E REAL MADRID

I tre successi consecutivi del Siviglia in Europa League, le due finali di Champions League dell’Atlético Madrid e i grandi exploit di formazioni come Villarreal (semifinalista quest’anno in Europa League) o Athletic Club (finalista nell’edizione 2011-2012 di Europa League, derby perso con l’Atleti) sono delle evidenti dimostrazioni di come il calcio spagnolo non sia più soltanto Barcellona e Real Madrid. Vero, le due superpotenze mantengono sempre un ruolo leader sia in campo nazionale sia in Europa, ma le ottime prestazioni delle squadre “di seconda fascia” (anche se ormai Diego Pablo Simeone ha portato l’Atlético alla pari delle altre due big) sono riuscite a smentire una delle obiezioni principali che venivano usate fino a non molto tempo fa per screditare la Liga. Dei sette club che hanno partecipato a Champions League ed Europa League tre sono arrivati in finale di uno dei due tornei, tre sono stati eliminati nei derby e soltanto il Liverpool è riuscito a fare fuori una squadra spagnola, il Villarreal in semifinale di Europa League, dovendo poi arrendersi al Siviglia in finale. Un dominio incontrastato e indiscutibile.

Coke del Siviglia nella finale di Europa League contro il Liverpool.

UN CAMPIONATO DI ALTO LIVELLO

Due anni fa Fabio Capello aveva definito la Serie A poco competitiva e non allenante, suscitando varie polemiche. Le dichiarazioni dell’ex allenatore di Juventus e Real Madrid non sono però così lontane dalla realtà e soprattutto, paragonando il campionato italiano alla Liga, si nota come quest’ultimo sia molto più avvincente e competitivo, cosa che poi aiuta le squadre che si qualificano alle coppe. Tanto per smentire un altro dei luoghi comuni che, erroneamente, si usano per descrivere i difetti della Serie A, la Liga è un campionato a venti squadre che non fa la pausa invernale (quest’anno si è giocata una giornata il 30-31 dicembre e la successiva dal 2 al 4 gennaio) e in Copa del Rey le big devono giocare otto partite per arrivare in finale (contro le sole quattro della Coppa Italia per le prime otto di Serie A). Nonostante un calendario fitto le squadre riescono lo stesso a rendere al massimo nelle coppe europee, perché gli allenatori sono bravi a gestire la rosa su più fronti. Magari ci saranno pure dei punti di debolezza (due esempi: diritti TV mal distribuiti e goleade spropositate), ma la Liga ora è un modello da seguire.

Tomás Pina, autore del gol qualificazione in Napoli-Villarreal di Europa League 2015-2016.

STRAPOTERE SU TANTI CAMPI

Nella classifica delle squadre più ricche d’Europa nel 2015, fornita da Deloitte, Real Madrid e Barcellona sono ai primi due posti della graduatoria (577 e 560 milioni di euro di fatturato), ma nella top-20 della Liga è presente solo l’Atlético Madrid (quindicesimo), di fronte a ben nove club di Premier League e persino quattro di Serie A. Ciò significa che le squadre spagnole sono brave anche a ottenere risultati contro avversari più ricchi, o ad aumentare le proprie risorse con una gestione eccellente (emblematico quanto fatto dal Siviglia con il DS Monchi, capace di sostituire i vari Carlos Bacca, Geoffrey Kondogbia e Ivan Rakitić rinnovando la rosa e vincendo lo stesso l’Europa League, scoprendo giocatori poco conosciuti valorizzati da Unai Emery).

Al modello virtuoso della cantera del Barcellona si affiancano le seconde squadre nei campionati professionistici (ma solo una gioca in Segunda División, quella dell’Athletic Club, peraltro ultima e retrocessa) e i successi della Nazionale che hanno portato una mentalità vincente, sebbene la Liga abbia comunque oltre il 40% di stranieri che però fanno la differenza, perché per esempio la classifica marcatori ha visto il primo spagnolo solo al settimo posto (Aritz Aduriz, 20 gol).

Aritz Aduriz dell'Athletic Club, miglior marcatore spagnolo della Liga 2015-2016.

Il dominio della Spagna in campo internazionale sta ormai durando da troppo tempo perché sia considerato una semplice casualità: dal 2000 in poi sono arrivati ventiquattro trofei che diventeranno ventisei entro agosto, contro i sette dell’Inghilterra, i cinque dell’Italia e i tre della Germania. Molti dei migliori calciatori al mondo sono passati o giocano tuttora in Liga, e anche le cosiddette piccole sanno farsi valere e di certo non vanno a fare barricate al Camp Nou o al Bernabéu, privilegiando la tecnica rispetto alla tattica. A oggi la Spagna è il centro del calcio europeo, almeno a livello di club, e i tanti successi nelle coppe sono dati dal grande valore della Liga.

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