Pochi giorni fa, in Russia, una squadra che da 16 anni non vinceva un titolo si è laureata Campione con 3 giornate d’anticipo, sovvertendo i pronostici iniziali che non la vedevano di certo favorita. L’allenatore di quella squadra, lo Spartak Mosca, è un italiano, e molti forse non lo sapevano nemmeno. Massimo Carrera è arrivato in punta di piedi nel calcio russo, da allenatore in seconda di un club che, nonostante il passato glorioso e i tanti titoli in bacheca, ormai non conosceva più il significato della parola vittoria. Ci hanno provato anche nomi illustri a rivincere un titolo con la “squadra del Popolo“, dall’altro nostro connazionale Nevio Scala a Brian Laudrup, fino ad arrivare a Unai Emery, Marat Yakin e Stanislav Chercessov (l’attuale allenatore della Nazionale russa), fallendo miseramente. Alla fine però ci è riuscito lui, dopo una cavalcata inarrestabile che ha visto lo Spartak demolire tutti gli avversari, anche quelli decisamente più quotati (le vittorie in casa di Cska e Zenit San Pietroburgo sono forse le singole partite più significative della stagione).

Un’impresa quasi miracolosa, che ricorda un po’ quella della prima Juventus di Conte, l’uomo a cui Carrera è legato a doppio filo. Bari (dove Carrera ha giocato e Conte ha allenato), Atalanta (idem), poi la Juve (la squadra che da calciatori li ha lanciati nel calcio che conta, dove lo ha anche sostituito in panchina per 10 partite mentre era squalificato per i fatti del calcioscommesse, con un bilancio ragguardevole di 7 vittorie e 3 pareggi) e la parentesi Nazionale. Un rapporto solido, grazie al quale l’attuale tecnico dello Spartak ha avuto modo di stare fianco a fianco di quello che forse è il miglior allenatore in circolazione e di carpirne i metodi, l’approccio con i calciatori e tutte quelle cose che lo rendono un vincente. Conte, che lo stima tantissimo, lo avrebbe portato volentieri al Chelsea. A un certo punto però arriva il momento di distaccarsi dal proprio mentore per seguire la propria strada, e il tecnico di Sesto San Giovanni decide di declinare l’offerta per andare in Russia. Di sicuro non la scelta più comoda, vista la scarsa appetibilità della Premier russa, ma quella che poi gli ha cambiato la vita.

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Cronologia di un miracolo

Ad agosto 2016 Carrera è in ritiro con la squadra, come secondo di un’altra vecchia conoscenza del nostro calcio, quel Dmitri Alenichev che per qualche anno ha calcato il prato dell’Olimpico con la maglia della Roma, senza lasciare grandi ricordi. Un italiano per curare la fase difensiva, d’altronde, è sempre una buona idea. La situazione però cambia in fretta: le dimissioni lampo dell’allenatore russo, dopo l’imbarazzante sconfitta rimediata in Europa League contro gli sconosciuti ciprioti dell’AEK Larnaca, costringono quasi la dirigenza a promuoverlo ad allenatore in capo. Sembra impensabile che Carrera possa rimanere più di due o tre partite, anche la società è stata chiara.Mi è stato chiesto se me la sentissi di allenare la squadra per due partite ed ho risposto sì, prendendomi questa responsabilità“, afferma lo stesso allenatore. La poca esperienza e la scarsa conoscenza della Premier russa non pendono di certo a suo favore, è soltanto un tecnico ad interim in attesa della firma di Kurban Berdiyev, vate delle panchine russe e allenatore del sorprendente Rostov, campione l’anno precedente.

Tutti credevano che sarebbe andata così tranne forse lo stesso Carrera, che fin dal primo giorno nel suo nuovo ruolo ha iniziato a dedicarsi al proprio lavoro a testa bassa, trasmettendo alla squadra la sua voglia di fare e la sua mentalità. Niente più complessi di inferiorità verso le rivali e niente più cali di intensità per iniziare, oltre a qualche accorgimento tattico (il passaggio dal 3-5-2 al 4-2-3-1 che può diventare anche 4-3-3). Sono bastate poche giornate per far cambiare idea a tutti sul suo conto. Con giocatori non voluti da lui, senza svolgere in prima persona la preparazione, Massimo Carrera ha forgiato un gruppo granitico, che si è cementato dopo le prime difficoltà (l’eliminazione dalla Coppa di Russia per mano di una squadra di Serie B) e non ha più mollato la vetta.

Tanti i volti di questo miracolo: Bocchetti, nonostante qualche errore di posizione, è il leader della difesa, il giovane Zobnin il jolly fondamentale a centrocampo, reparto in cui l’esperto Glushakov e l’ex Samp Fernando hanno fornito un contributo significativo. In attacco poi Carrera ha lanciato talenti come Popov e Ananidze, mai valorizzati a dovere fino al suo arrivo, esaltato il fortissimo esterno olandese Promes e dato spazio all’esuberanza del capoverdiano Ze Luis.

Alla fine però il vero protagonista è Massimo Carrera, l’uomo arrivato in sordina che poi ha ribaltato tutti gli schemi, fino a riportare lo Spartak dove da troppo tempo mancava. Anche Conte ha ormai in tasca il titolo di Premier, così come la Juve è ormai prossima a festeggiare lo scudetto. E chissà che nella prossima Champions gli inglesi e i bianconeri non possano trovare proprio lo Spartak sul proprio percorso. Sarebbe l’occasione giusta per Carrera di dimostrare alla squadra a cui è più legato e al suo maestro che quello di quest’anno non è stato solo un miracolo, ma l’inizio della carriera di un grande allenatore.

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