Vincenzo Montella è il sesto allenatore in tre anni ad accomodarsi sulla panchina del Milan. Da Allegri a Seedorf, passando per Inzaghi e Mihajlovic, sino a Brocchi con il suo “periodo di stage” non rinnovato e adesso già pronto a ripartire dalla vicina Brescia. Un trend mai vissuto prima in casa rossonera, dove le parole “continuità tecnica” erano ben rappresentate dai lunghi cicli dei vari Sacchi, Capello, Ancelotti e persino dai quasi quattro campionati vissuti dallo stesso Allegri a Milanello. Un periodo che, a confronto di quanto accaduto in seguito, rappresenta una sorta di mini-record. A questo punto l’interrogativo sul quale si arrovellano osservatori e tifosi è piuttosto semplice: riuscirà l’Aeroplanino a fare meglio dei suoi predecessori?

montella

Difficile dirlo adesso, specie in un momento in cui il mercato milanista – blitz per Lapadula a parte – è ancora bloccato dalla cessione societaria e dalla complicata fase di convivenza tra la vecchia dirigenza e la cordata cinese interessata all’acquisto, guidata dall’italo-americano Sal Galatioto. E così nell’impasse sono già svaniti alcuni puntelli che Montella aveva posto in cima alla lista delle preferenze, ma ciò che sorprende in misura maggiore è che la stessa lista, negli ultimi tempi sembra aver subito un serio ridimensionamento, passando dalla possibilità di strappare alla concorrenza juventina il croato Pjaca, al ripiegamento su elementi quali Musacchio del Villareal, Zielinski dell’Udinese e Sosa del Besiktas che, ciascuno a suo modo, costituiscono delle incognite non da poco.

I tre, infatti, sono accomunati da prezzi di mercato molto alti e da un’adattabilità al nostro calcio – Zielinski a parte – tutta da verificare. Sosa, tanto per dirne una, oltre ad avere già passato la trentina, ha fallito la precedente esperienza al Napoli nel 2010-2011 e solo in Turchia ha dato segnali di ripresa. Insomma, la sensazione è che anche Montella si trovi a fare i conti con gli stessi problemi dei suoi predecessori: tanta confusione a tutti i livelli, una gestione del mercato ondivaga e imperniata su proclami, promesse, tentativi…ma pochi fatti. Una sorta di ministro senza portafoglio che, al di là di un’idea di gioco e un’impostazione tattica ormai matura, potrebbe contare su poco, specie in assenza di interpreti in grado di metterle in pratica.

lapadula

L’unica possibilità per invertire il trend, oltre a una rapida soluzione delle questioni societaria, è che il tecnico rossonero riesca nell’impresa in cui hanno fallito gli altri: creare un vero gruppo coeso, uno spogliatoio orgoglioso, senza prime donne, in grado di remare nella stessa direzione, di avvertire il peso della maglia che indossa e soprattutto di mettere i singoli nelle condizioni di esaltarsi, a cominciare da quel De Sciglio apparso completamente trasformato in maglia azzurra e dall’unico volto nuovo sin qui, quel Lapadula che il gol sembra avercelo nel sangue. Per dirla con una battuta, servirebbe un Montella alla Conte e un Milan in stile-Italia…

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