La rincorsa è stata lunga e faticosa, ma alla fine Cristiano Ronaldo è riuscito a raggiungere Leo Messi: 5 Palloni d’oro contro 5. Loro, nell’ultimo decennio, non hanno lasciato che le briciole ai rivali. Loro, i due super giocatori della Liga spagnola, simboli di Real Madrid e Barcellona. Uno portoghese, l’altro argentino. Uno forte fisicamente, l’altro agile e veloce come nessuno negli spazi stretti. Mai amici: sempre rivali, su barricate opposte.

Mentre Leo Messi costruiva e rilanciava l’epopea del Barcellona, CR7 iniziava a far parlare di sé nel Manchester United prima che il Real Madrid se lo portasse a casa per rispondere al lusso blaugrana e interrompere l’egemonia del club allenato in quel periodo da Pep Guardiola. I due – Cristiano e Leo – hanno illuminato il calcio iberico e quello europeo. Portando a casa non solo campionati e coppe nazionali, ma anche Champions League e Mondiali per club. Le ultime due sono finite nella bacheca del portoghese, probabilmente all’apice della sua carriera dopo aver vinto anche gli Europei con la maglia del Portogallo.

Quest’anno, però, i destini dei due fuoriclasse paiono quanto mai diversi e lontani. Il Barcellona vola in Liga, forse imprendibile per l’Atletico Madrid, lontano ormai dai radar di un Real Madrid in crisi. Messi comanda la classifica del Pichichi, con 17 gol, e una magica punizione a siglare il 4-2 contro la Real Sociedad. Una rete che è entrata nella storia in quanto è stata la numero 366 con la maglia del Barça, un gol più di un certo Gerd Muller, tedescone che con il Bayern Monaco si fermò a 365. Nessuno mai aveva fatto così tanti gol la stessa casacca in uno dei cinque maggiori tornei europei (Spagna, Francia, Italia, Germania e Inghilterra).

Lionel Messi

Messi è la follia, la genialità applicata al calcio. Se ultimamente sembrava un po’ essersi nascosto, con la partenza di Neymar è tornato a essere lui il Barcellona. Non che prima sonnecchiasse la Pulce, come segnalato dai suoi 100 gol in 125 presenze nelle competizioni Uefa, ovvero togliendo dalla lista campionati e coppe delle federazioni nazionali, laddove Muller ne aveva siglati 62 in 71 apparizioni. Ma siccome Messi è famelico e prolifico, ha ora un altro obiettivo da avvicinare e poi superare: Josef Bican, attaccante austriaco naturalizzato cecoslovacco, tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso segnò 410 gol in campionato indossando solo la maglia dello Slavia Praga. Leo ha i numeri per fare ancora meglio, intanto guida una spaventosa macchina da guerra che quest’anno non vuole fare prigionieri, ma vincere tutto. Il Barcellona è l’unico club imbattuto nei cinque tornei maggiori d’Europa: 16 vittorie e tre pareggi. Gli altri sono lontani.

Cristiano Ronaldo in estate pareva intristito dalla questione fisco. E addirittura pronto a fare le valigie secondo i giornali portoghesi, ma Florentino Perez l’aveva convinto a restare, prospettandogli un ricco rinnovo di contratto. Le nuvole erano parse allontanarsi: bene, benissimo in Europa, con 9 gol su 6 presenze in Champions League, due tanto per gradire nel Mondiale per club vinto dalle merengues. Una rete pure in Supercoppa spagnola, ma in campionato è un’altra storia: CR7 ha messo a segno appena 4 marcature in 14 incontri, roba da attaccante mediocre.

Sempre più intristito, contro il Villarreal al Bernabeu, ha fallito più di un’occasione solo davanti al portiere avversario. La sua astinenza è l’astinenza di tutto il Real, che ha perso e che ormai vede il Barcellona con il binocolo. Zinedine Zidane rischia l’esonero, il pubblico è sconcertato. E in una situazione simile, non potevano non fioccare le voci di un trasferimento del portoghese, a breve. L’uomo dei record (anche lui, sì), a febbraio farà 33 anni e Florentino Perez pare aver detto al suo agente, il potente Jorge Mendes, che il suo assistito può andarsene. Bisogna naturalmente trovare l’offerta giusta.

Il motivo del nervosismo, dei pochi gol, della rottura con la Società madridista? La promessa non mantenuta dopo il bis in Champions League, ossia il rinnovo del contratto. Si è sparsa addirittura la voce di un CR7 utilizzato come pedina di scambio per arrivare a Neymar che, dopo solo un anno, tornerebbe in Liga, ma con la maglia dei nemici storici del Barcellona: un affare da 400 milioni di euro tra Real e Psg. Più praticabile la strada che riporterebbe Cristiano Ronaldo dove ha spiccato il volo, ossia in un Manchester United dove ritroverebbe José Mourinho e dove le difese meno ferree che in Spagna gli darebbero la possibilità di essere ancora leader.

“Ronaldo si è sentito ingannato”: filtra questo virgolettato. Proprio nell’anno in cui CR7 ha preso Messi, la coppia rischia di separarsi definitivamente. Del resto, uno è lucidato a nuovo, l’altro appare appassito. Uno si sente di Barcellona, non solo del Barcellona; l’altro è stato adottato da Madrid. Di mezzo, oltre che tutta la seconda parte della stagione – la canzoncina della Champions potrebbe riportare il portoghese ai suoi livelli – c’è un Mondiale in Russia. I due saranno rivali. Come sempre. Come la storia ha imposto dal principio ai simboli dell’ultimo decennio del calcio mondiale. Anche se CR7 dovesse emigrare in UK, facendo il percorso inverso di quanti per la Brexit faranno le valigie. Anche se la Spagna perdesse, prima del tempo, il duello della settimana. Di ogni maledetto weekend. Perché una cosa è sicura: Cristiano Ronaldo non è ancora arrivato all’ultimo atto della sua carriera. E se Leo Messi dovesse andare a prendersi il sesto Pallone d’oro, state certi che l’altro non mollerà prima di aver provato a riprenderlo. Sapete che chi parte di rincorsa…

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