Equilibrio. Probabilmente è questa l’unica richiesta che quell’eterno ragazzo di Mattia Perin chiederà a Babbo Natale sotto l’albero 2016: il cartellino rosso rimediato contro il Palermo a causa di uno spintone all’avversario Nestorovski, al tramonto di una partita da cuore e batticuore e quando i buoi erano ormai già scappati via, è l’ultima perla inserita in una collana di episodi da collezione di questo talentuoso quanto stravagante portiere. “Ha fatto una cosa grave e sarà punito, un giocatore del suo livello non può permettersi cose del genere“ ha assicurato il suo allenatore Ivan Juric. E a Mattia, 24 anni e un futuro ancor più roseo del presente all’orizzonte, tocca rifletterci su.

Espulsione Mattia Perin

Parate e colpi di testa

Formidabile tra i pali, già inseguito dalle big del calcio italiano (Inter su tutte) e vittima di un infortunio – crociato ko nello scorso aprile – che ne ha solo rinviato il grande salto, Perin è un predestinato: ha mosso i primi passi nella Scuola Calcio Nuovo Latina Isonzo. Idee chiare sin da piccolo, come lui ha spesso rivelato: «Giocavo in cortile ed ero il più piccolo. Avrò avuto 4-5 anni. Insomma, ogni volta che mi arrivava la palla, la fermavo con le mani e poi la calciavo. Mi dissero: tanto vale che stai in porta. E mi è piaciuto. Quando entrai nella scuola calcio del Latina chiarii subito che avrei voluto fare il portiere. Risposero: accomodati, tanto quel ruolo non lo vuole nessuno». Solitario, ma non triste: anzi. Mattia è un leader carismatico, che a volte si fa “fregare” dal nervosismo. L’ultima tappa domenica sera: Rispoli e Trajkovski trascinano il Genoa dall’ebbrezza della vittoria alle sabbie mobili del ko. Nestorovski si frappone tra Perin e la palla al momento di un rinvio: scatta una spinta, esiziale per determinare espulsione e squalifica.

mattia-perin-primo-piano

Self Control

Così, in un Genoa già incerottato con la trasferta di Torino – mai banale per i Grifoni – all’orizzonte, si aggiunge alla black lista anche la squalifica in cui è incappato l’estremo difensore laziale. Non certo un atto da ammirare per uno degli idoli della Gradinata Nord, spesso paragonato a Walter Zenga per reattività, caratteristiche e movenze.

Questa volta ha scelto il silenzio dopo l’errore: opzione insolita per Perin, abituato a condividere sui social gioie e delusioni dopo vittorie e sconfitte. L’uscita a vuoto di domenica sera, però, non è solitaria: la più grave resta quella dello scorso maggio, quando per replicare ad un’offesa ricevuta via Facebook da un tifoso del Frosinone, di fatto Mattia elogiò le violenze commesse ai danni delle donne ciociare dai soldati durante la seconda guerra mondiale. “Un giovane leader, che spesso e volentieri dice quello che pensa, esemplare ormai molto raro nell’ipercontrollato mondo del calcio” lo hanno definito. A volte, però, serve porre dei paletti: e per un portiere, abituato a confrontarsi con uno spazio largo poco più di 7 metri come “casa”, non deve suonare come una novità. Nel 1984, quando Raf spopolava con Self Control, Mattia non era neanche un’idea: l’ascolto, però, può tornare utile.

Spalle larghe e la Nord alle spalle

Non ha bisogno di spalle su cui piangere: le sue sono larghe, come quelle di un ragazzo andato via di casa alla tenera età di 13 anni, per finire due anni dopo nella rete degli osservatori del Genoa e vincere con i rossoblù il Campionato Primavera e la Supercoppa Primavera nel 2010, conquistando nello stesso anno anche l’esordio in serie A (Genoa-Cesena 3-2).

I titoli per un modello vincente come Perin si sono sprecati: “Serie Bwin Awards” con la maglia del Padova nel 2011, titolare in A nella stagione successiva a Pescara, stesso film da tre anni ormai all’ombra della Lanterna. Il tutto sempre condito da tanta “spensieratezza”, quella che un totem come Gigi Buffon gli ha consigliato di mantenere viva e vivida, in campo e fuori.

Vive ad alta velocità, Mattia, come un paio d’anni fa, quando durante un controllo la Polizia Stradale di Arenzano lo trovò con troppo alcol nel sangue: ritiro della patente e spostamenti verso il campo di allenamento a bordo delle auto dei compagni di squadra. Peccati di gioventù, che finiscono sotto la lente di ingrandimento se sei uno degli uomini copertina in casa Genoa. In ogni caso, il ragazzo di Latina resta un riferimento per lo spogliatoio, e non solo quando c’è da giocare una partita. Fuori dal rettangolo verde,  altro che immaturo: la sua ex Alessia Macari ha detto di lui che le ricordava “suo padre”. A suo modo, un attestato di maturità.

mattia-perin-in-nazionale

Volo Azzurro

Peccati di gioventù, ai quali sarebbe il caso di mettere un freno. Mattia lo sa, ma in fondo lui non ha mai fatto male a una mosca. I tifosi gli hanno perdonato l’ingenuità dell’ultimo turno e il Natale in famiglia porterà consiglio. Anche per il futuro. Al mercato assicura di non pensare: “Non so se un giorno andrò da un’altra parte, non posso dire che starò tutta la vita al Genoa, ma adesso non mi passa dall’anticamera del cervello di andarmene, né in Italia né all’estero” è il suo mantra.

Sullo sfondo c’è una Nazionale da conquistarsi passo dopo passo, tra il modello Buffon e il piccolo gigante Donnarumma che avanza: la prima chiamata con l’Italia che conta è arrivata nel 2012, sin qui la presenza resta solo una, vissuta “in casa”. Genova, 18 novembre 2014, Italia-Albania 1-0: Ventura lo apprezza, lui ricambia la stima. Di rosso, di blu e di azzurro: le sfumature del 2017 di Perin sono già disposte sulla tavolozza.

ARTICOLI SIMILI