A volte basta il nome per dire quello che sei, o che sarai. Pensate ad Harry, 24enne di Chingford -quartiere “bene” nell’area est di Londra- che di cognome fa Kane: Harry Kane, appunto, assonanza clamorosa con “Hurricane”, che in inglese coincide con uragano. Una forza della natura, che fa paura e affascina al tempo stesso: quello che il numero 10 del Tottenham è stato nel 2017, anno solare nel quale nessuno ha segnato più di lui.

Con quella faccia un po’ così

Volto un po’ snob, movenze eleganti, fiuto letale. Così Kane si è impadronito del Tottenham e delle vette del calcio continentale.  L’uragano degli Spurs ha in sé tutte le doti dell’attaccante moderno: senso della posizione, resistenza fisica e spirito di squadra. La sua stella polare nel ruolo? Teddy Sheringham. Dai primi passi mossi nel Leyton Orient fino ai corsi di apprendistato da centravanti del terzo millennio con le maglie di Leicester City, Norwich e Millwall, Kane ne ha fatta di strada. Fino ai numeri pazzeschi dell’anno solare 2017: 56 gol in partite ufficiali, cifre che hanno portato “Hurricane” davanti a totem del calcio moderno come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo: l’argentino del Barcellona e il portoghese del Real Madrid si dividevano lo scettro dal 2010. Traguardo tagliato nel Boxing Day, grazie alla tripletta rifilata al Southampton: in quello che nel Regno Unito è per eccellenza il giorno in cui ci si scambia i regali di Natale, Kane ha scartato il suo personalissimo omaggio.

Piedi da 10, fiuto da 9

La vera forza di Harry Kane è nella completezza: segna di testa, di destro, di sinistro e non solo in area. La soluzione ideale per gli ultimi 30 metri. Ad analizzare i 56 centri del 2017, infatti, non si riscontra un’autentica predominanza: logica prevalenza del piede destro (33 centri a fronte dei 17 di sinistro e dei 6 di testa), quello naturale, ma una sola certezza. Una serie avviata lo scorso 1 gennaio, con la doppietta nel 4-1 al Watford, passata per 21 centri in Premier League e 4 in FA Cup. Senza dimenticare le marcature multiple: un poker, tre triplette e due doppiette. Abitudine consolidata anche nella seconda parte del 2017, quando sono arrivati due centri singoli, 5 doppiette e due tris: nella stagione in corso, inoltre, l’attaccante ha trascinato il Tottenham con 15 reti in 16 incontri di Premier League e altri 5 nelle 6 gare del girone di Champions League.

È tempo di raccolta

Kane fa gol, non importa come. E spesso decisivi: 39 dei 123 centri inanellati con la maglia del Tottenham sono stati quelli della vittoria. Della serie, Kane è come il potere: logora chi non ce l’ha. Grazie alle due triplette nelle ultime due partite di Premier League, Kane ha superato il record di Shearer, battuto dopo oltre vent’anni (39 gol in campionato nell’anno solare contro i 36 di Alan), ma il 2018 si presenta all’orizzonte come l’anno della potenziale svolta: dai traguardi personali alle vittorie di squadra.  È un paradosso, infatti, che il capocannoniere delle ultime due edizioni di Premier League non abbia neanche una coppa nella sua bacheca. Vincere: una condizione necessaria per consacrarsi su scala intercontinentale, ma anche per alimentare la sua storia con gli Spurs, un marchio ormai cucito sulla pelle.  È inevitabile che oggi realtà come Real Madrid e Barcellona si facciano avanti. Se il Tottenham vincesse dei trofei, sarebbe più facile trattenerlo. Equazione tanto semplice sulla carta, quanto complicata per un club che da anni pratica un calcio godibile esteticamente, ma in fin dei conti poco produttivo.

Madrid calling?

Rivisitazione in salsa castigliana di una delle hit dei Clash? Tutt’altro. Per Kane si tratta di una possibile realtà.  Al Bernabeu più di qualcuno sogna Kane accanto a Cristiano Ronaldo. Lo confermano i sondaggi pubblicati dal quotidiano “Marca”: oltre 100mila adesioni, che hanno attestato come l’88% dei sostenitori dei Blancos pensano che il settore da rinforzare sia l’attacco, con il centravanti del Tottenham in vetta all’indice di gradimento (34%) davanti a Neymar (23%) e Mbappè (14%). Più indietro stelle come Lewandowski, Hazard, Icardi e Dybala.

In attesa di decifrare il futuro con la maglia di club, Harry ha nel mirino anche la Nazionale dei Tre Leoni, dove il suo score è “inferiore” alle abitudini, per quanto ottime: 23 partite, 12 centri. Dopo il brillante esordio contro la Lituania nel 2015, passata per una rete dopo 79 secondi dal suo ingresso in campo, “Hurricane” vuole dimenticare l’esperienza degli Europei di Francia, archiviata con 4 presenze, nessuna rete e una bruciante eliminazione contro l’Islanda. E qualcuno lo candida anche come prossimo capitano…

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