Segnatevi questa data: 31 marzo 2016. È quella che sarà tramandata negli annali del calcio sudamericano e mondiale come l’ufficiale addio all’agonismo di uno degli ultimi talenti romantici di fine anni ’90 e inizio 2000. L’ex interista Alvaro Recoba, il più grande pupillo di Massimo Moratti, l’ha scelta infatti per disputare l’ultima gara, alla presenza degli amici più cari, tra cui Christian Vieri che non ha esitato un attimo a saltare su un aereo per andare ad abbracciare in Uruguay il compagno di tante battaglie.

Quarant’anni compiuti (lo scorso 17 marzo), classe di ferro ’76, un’annata che ha fatto sognare un’intera generazione di appassionati di calcio, grazie ai suoi figli: oltre al Chino, anche Ronaldo con cui arrivò in maglia Inter nel 1997, gli intramontabili Gianluigi Buffon e Francesco Totti, gli ex milanisti Andryi Shevchenko e Patrick Kluivert e perfino il talento non del tutto espresso di Domenico Morfeo. Inespresso (o quasi) proprio come Alvaro. Un monumento nel suo Uruguay, un vincente col suo Nacional (con cui ha conquistato il titolo nazionale prima di smettere), “un pigro romantico” per stessa definizione di sua moglie Lorena Perrone che, in una vecchia intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport nel 2000, in due semplici parole ha fornito la migliore descrizione mai dedicata anche del suo talento calcistico. “Nella vita è come in campo – ha approfondito il concetto – sempre con la testa tra le nuvole, poi un colpo di fantasia che ti spiazza“.

Ne sa qualcosa Giovanni Cervone, ex portiere di Roma e Brescia, che il 31 agosto del ’97 difendendo la porta delle Rondinelle ha fatto per primo l’amara conoscenza del suo sinistro. Tutti ad attendere i primi gol del Fenomeno, quando dalla panchina si alza Recoba, nell’estremo tentativo del tecnico Simoni di ribaltare il vantaggio bresciano firmato da Hubner. Pochi istanti di gioco ed ecco la prima saetta: palla da Cauet, controllo di destro e tracciante di sinistro che finisce la sua corsa in fondo al “sette” più lontano; poi, poco dopo, la stessa scena ma su punizione, “rubata” proprio a Ronaldo con il pallone che finisce la sua corsa all’incrocio dei pali opposto rispetto al primo e Moriero che si esibisce, per la prima volta, nell’esultanza dello “sciuscià”. Preistoria calcistica, eppure immagini così vivide e brillanti nella memoria di molti over25.

Brillante come l’altro gol realizzato nella stessa stagione di esordio, all’Empoli nel gennaio del ’98, ancora una volta subentrando dalla panchina con i nerazzurri sotto di una rete. Una giocata che lo stesso aveva quasi anticipato parlando con il compagno e connazionale Rivas durante il match: “Guarda Roccati (portiere dei toscani, ndr) quanto è fuori dai pali quando la palla è lontana, se entro ci provo“. Detto, fatto.  Esattamente dal cerchio di centrocampo: un rimpallo tra un suo compagno di squadra e un difensore avversario gli recapita un pallone tra i piedi, lo addomestica senza problemi e poi, senza guardare ma ben sapendo dove fossero porta e soprattutto portiere, lascia partire una palombella malefica che finisce la sua corsa alle spalle del malcapitato estremo difensore.

Boom. È “Recoba-mania”, eppure quell’annata si conclude con appena otto gettoni di presenza e l’anno dopo non va meglio. Erano anni quelli, in cui l’Inter traboccava di giocatori offensivi: da Djorkaeff a Baggio, da Ronaldo a Zamorano, sino a Pirlo, Ventola e Kanu. È poggiando su queste argomentazioni che a gennaio, con una sola gara disputata, l’allora dg Marotta riesce a convincerlo ad andare a Venezia: la sua (mezza) stagione migliore di sempre in Italia. El Chino prende per mano la squadra allenata da Novellino, che da neo-promossa non naviga in buone acque, e la porta sino ai margini della zona Europa. Segna 11 gol in 19 presenze con la chicca di una tripletta alla Fiorentina di Batistuta e Rui Costa e distribuisce un numero imprecisato di assist che permettono anche a Pippo Maniero di arrivare in doppia cifra.

RecobaVenezia_PP

L’anno dopo il ritorno all’Inter coincide con la firma su un contratto che, tra il 2001 e il 2003, gli permetterà di essere il giocatore più pagato al mondo. Inevitabile dopo quanto fatto vedere in Laguna e anche alla luce del mai celato apprezzamento da parte del presidente interista. Sulla panchina arriva Lippi e l’Inter è il solito tripudio di giocatori offensivi, a cui nel frattempo si è aggiunto anche Vieri che, in coppia con Ronaldo fa sognare i tifosi. Il brasiliano, però, subisce il primo grave infortunio della sua carriera, a cui ne segue un secondo proprio nella drammatica gara di rientro in Coppa Italia con la Lazio e a questo si aggiunge il rapporto conflittuale tra il tecnico e Baggio. Ne consegue una stagione in cui Recoba, per la prima e unica volta, raggiunge la doppia cifra anche in nerazzurro, ma l’Inter si aggiudica solo il quarto posto utile per la Champions, addirittura dopo uno storico spareggio col Parma.

Seguono annate di successi con Mancini in panchina e di gare da “pazza Inter” (chi ricorda la rimonta sulla Sampdoria nei minuti di recupero propiziata proprio dall’uruguayano?) in cui il Chino riesce a farsi vedere solo a sprazzi mettendo comunque in bacheca 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe e 2 Scudetti (uno dei quali assegnato d’ufficio). Discontinuo come sempre, o pigro per dirla ancora con le parole di sua moglie. Nel 2007-2008 l’avventura interista si chiude con il passaggio in prestito al Torino, dove resta solo un anno. A seguire il trasferimento in Grecia al Panionios e quindi il ritorno in patria al Danubio; poi le ultime stagioni al Nacional, che conduce a ripetute vittorie del titolo nazionale. Sempre con i suoi tempi, sempre al suo ritmo. Non sarebbe il Chino, altrimenti. L’ultimo dei romantici.

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