“Tante volte ho ragionato con la pancia, ma questa volta grazie a mia moglie, i miei figli e la società del Verona ho deciso di andare avanti: voglio continuare questa sfida, sono convinto al 100% che la vincerò”

Antonio ha messo in scena l’ultima “Cassanata”: prima le voci dell’imminente ritiro, poi la convocazione di una conferenza stampa che ha innescato le ansie e gli interrogativi dei tifosi dell’Hellas Verona, che appena 8 giorni prima lo avevano accolto con cori e stima riservati a un leader. Infine, l’ennesimo colpo di scena: nessun ritiro. El Pibe de Bari raddoppia e va avanti. Un doppio dribbling, come solo i fuoriclasse sanno fare.

EMPOLI, ITALY - MARCH 12: Antonio Cassano of UC Sampdoria racts during the Serie A match between Empoli FC and UC Sampdoria at Stadio Carlo Castellani on March 12, 2016 in Empoli, Italy

Un anno e mezzo dopo

Dal centro Riattiva di Lavagna, in provincia di Genova, al ritiro di Primiero San Martino di Castrozza, dove il Verona sta preparando la stagione 2017/2018, quella del ritorno in serie A, ci sono poco più di 300 chilometri. Distanze colmabili, a differenza di quello che erano sembrate quelle sul campo a Cassano:  dall’addio alla Sampdoria – datato maggio 2016 – al passaggio al Verona è passato più di un anno. 12 mesi di stop e isolamento, coincisi con un inevitabile logorio fisico e mentale, nel quale Antonio si era concentrato sulla famiglia, con la moglie Carolina e i figli Christopher e Lionel sempre vicini. A 35 anni, riavviare il  motore non è stato compito semplice: se ne è accorto anche lui, dopo qualche giorno di ritiro.  Quasi a voler riassumere la cifra di una carriera portata avanti sull’onda del “Vorrei ma non posso”. O meglio, del “potrei ma non voglio”: già, perchè al più forte classe 1982 del mondo è sempre mancato un centesimo per fare una lira. E passare dai grandi di enorme talento a quelli di fuoriclasse vincente.

Cassano

Un pizzico di follia per una stagione pazzesca

Voglio vincere questa scommessa, e fare una stagione pazzesca

Il post-it affisso ieri in conferenza stampa da Antonio Cassano sull’annata 2017/2018 è di quelli inequivocabili: infarcito di buoni propositi, quelli di chi non gioca una partita ufficiale dalla stagione 2015/2016 e deve dimostrare di poter ancora stare nel calcio dei grandi. Tecnicamente, non c’è partita: in questa serie A, uno con quei piedi può giocare anche in ciabatte. Il più grande avversario, però, sarà la mente: quella che spesso Antonio ha staccato nei momenti topici della carriera, di fronte a ostacoli all’apparenza non proprio insormontabili. Vedi alla voce “nostalgia di casa“, quella che ieri lo stava spingendo a un altro colpo di testa, forse quello finale.

Le mancate rinunce. Le più grandi avversarie nella carriera di Cassano: dal 1999, anno di esordio con la maglia del Bari ad oggi, sono state una delle costanti nell’attaccante pugliese. Dalla buona tavola alla necessità di dire sempre le cose come stanno (le corna mostrate a Rosetti con la maglia della Roma e le parole pesanti verso Garrone a Genova, tanto per fare due esempi), l’assenza di filtri tra l’uomo Antonio e il calciatore Cassano ha fatto pendere il bilancino della sua parabola verso un’aurea mediocrità. Chissà che nella pausa pranzo di ieri, quella “decisiva” per decidere di restare a Verona, non ci abbia pensato su.

Antonio Cassano alla Sampdoria

Peter Pan rimette gli scarpini

Si ritira, anzi no: l’essenza di FantAntonio, se vogliamo, è tutta in quelle due ore trascorse tra le voci di ritiro e una conferenza stampa tenuta per…annunciare che si sarebbe allenato anche nel pomeriggio. Geniale operazione di marketing o ennesimo sintomo delle contraddizioni di un campione troppo propenso ai colpi di testa? Bagaglio in mano e pallone ai piedi, Cassano ha viaggiato in carriera da Bari a Genova, passando per Madrid, Roma e le due sponde di Milano. Spostamenti continui, che lo hanno temprato nel fisico, ma non nella tenuta emotiva. Fino ad approdare nella città simbolo degli amori finiti male: la Verona di Romeo e Giulietta. Come il Peter Pan di James Matthew Barrie, Antonio è in grado di volare (in campo) ma sembra rifiutarsi di crescere. E probabilmente non lo farà mai. Perchè Cassano è questo: prendere o lasciare.

Antonio Cassano alla presentazione Verona

Meglio oggi che non dopo l’asta

“‘Meglio così, figurarsi se l’avesse fatto dopo l’asta del fantacalcio”. La considerazione, ironica ma comunque comune ieri tra gli appassionati del gioco di simulazione manageriale che di anno in anno coinvolge milioni di italiani, porta ad analizzare il profilo squisitamente tecnico dell’operazione Cassano.  In un tridente di Over 30 completato da Cerci (il più giovane del trio) e Pazzini, la qualità sembra assicurata. La sostenibilità, meno: starà a Fabio Pecchia trovare il bandolo della matassa per incrociare spettacolo, classe ed equilibrio, in una rosa con la missione-salvezza in mano. Intanto, siamo ancora a luglio e Antonio ha già fatto parlare abbondantemente di sé: e resta un’eco lontana la prosopopea di chi gli ricorda che ci sono operai che sudano e si fanno in 4 per mille euro al mese. Lodevolissimi, sia chiaro. Ma mondi troppo distanti per poter essere comparati: il genio è questo, prendere o lasciare. “Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione” per dirla con il Necchi di Amici Miei. Questa volta Cassano non ha ascoltato la testa, cedendo alla tentazione di appendere gli scarpini al chiodo: basterà per una stagione da FantAntonio?