Ci sono cinque calciatori, altrettante nazionalità rappresentate, 73 titoli complessivi conquistati con i club di appartenenza e un preoccupante zero spaccato alla voce trofei sollevati in nazionale. Una barzelletta? No, la realtà dei tanti lucky loser che Euro 2016 ospiterà. Betclic.it ne ha selezionati cinque per voi: e non mancano nomi eccellenti.

Gareth Bale, basterà per spingere il Galles oltre il primo turno?

GARETH BALE (GALLES, Real Madrid): la rivelazione definitiva del successore “bionico” di Ryan Giggs ha un luogo, una data, un momento precisi. 13 aprile 2010, il 20enne gallese dall’aria bizzarra e dallo sguardo perso schianta l’Arsenal nel 2-1 del Tottenham: è la presentazione al mondo di #GarethBale, da pronunciare tutto d’un fiato, come fa il suo scatto quando rompe il suono di uno stadio. Nell’estate del 2013 si è trasferito al Real Madrid per una cifra complessiva di 100,7 milioni di euro, cifra che ne ha fatto l’acquisto più oneroso dell’anno e della storia del calcio.

Con i Blancos in 81 presenze ha bucato la rete avversaria 47 volte, segnando anche due gol fondamentali nelle vittoriose finali di Coppa del Re 2014 e di UEFA Champions League dello stesso anno. In Inghilterra ha messo a referto una Coppa di Lega nel 2008, con il Real sono arrivate due Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa di Spagna e una coppa del mondo per club. I conti dei suoi 22 compagni di nazionale tutti insieme stentano a toccare il suo. In questi giorni ha festeggiato 10 anni dal suo esordio con il Galles (27 maggio 2006): come regalo vorrà regalarsi un cammino storico. D’altronde, come spiegato dal suo collega d’attacco King, “dobbiamo vincere solo sette partite rispetto alle 38 che si devono vincere in un campionato”.

Giorgio Chiellini, vice-capitano azzurro

GIORGIO CHIELLINI (ITALIA, Juventus): che ci fa uno stopper anni ’70 come il Chiello in questo pokerissimo di piedi raffinati, si chiederanno in tanti? Il parametro scelto è quello tra i trofei vinti in nazionale e quelli messi in bacheca dal club di appartenenza. E in questo il difensore toscano, cresciuto nel Livorno, dove ha conquistato una promozione in B, e transitato per la Fiorentina prima di 11 anni in bianconero, denota un certo squilibrio. Nei due Europei disputati (2008 e 2012) lo hanno fermato la Spagna e gli infortuni, mentre le due edizioni mondiali sono coincise con altrettante cocenti eliminazioni, condite dal “morso” di Suarez.

Con la “Vecchia Signora”, invece, dopo anni difficili tra serie B -vinta- e fallimenti tecnici, sono arrivati cinque scudetti, tre supercoppe e due Coppe Italia. Ora si presenta alla tappa francese nel pieno della maturità, a 32 anni, con i galloni di vice-capitano e la consapevolezza di essere uno dei pochi leader in dote ad Antonio Conte. Ah, l’esordio azzurro è datato novembre 2004, a 20 anni, in Italia-Finlandia (1-0): 12 anni dopo l’ultima amichevole pre-europea è stata giocata contro gli scandinavi. Segni del destino?

Ibrahimovic ancora una volta di fronte all’Italia

ZLATAN IBRAHIMOVIC (SVEZIA, Free agent): spesso è arrivato in un club da leggenda ed è andato via da re. Ci scusi la citazione, Zlatan.  Eppure uno dei calciatori più forti, moderni e completi del mondo non ha mai sorriso con la sua nazionale: spesso non per demeriti propri, sia chiaro. 62 reti in 112 presenze con la maglia svedese sono un bigliettino da visita eccellente, ma come potrebbe sfoderarlo l’unico calciatore ad aver vinto 13 campionati in quattro nazionali differenti (Eredivisie, Serie A, Primera División e Ligue 1), il record-man di reti con il Paris Saint Germain, il solo ad aver segnato in Champions League con sei squadre diverse e così via?

Il palmarès è impressionante: due campionati, una coppa e una supercoppa in Olanda, quattro scudetti e tre supercoppe in Italia, una Liga e due supercoppe in Spagna, poker di campionati e tris di supercoppe e coppe di Lega in Francia, con due coppe. Imbattibile nelle corse a tappe, meno nelle sfide secche, come una Uefa e una coppa del mondo per club testimoniano: si torna in Francia, dove l’attaccante che potrebbe presto ritrovare Mourinho a Manchester, sponda United,  ha incamerato il 40% dei trofei vinti in carriera. E di fronte ritroverà l’Italia che stregò nel 2004 con quel tacco vincente da taekwondo. Re Zlatan, è l’ultima chance per non deporre la corona.

Rakitic, motorino del centrocampo croato

IVAN RAKITIC (CROAZIA, Barcellona): una coppa di Svizzera, due vittorie nella Liga, altrettante coppe di Spagna, un’Europa League, una Champions, una Supercoppa europea e una Coppa del Mondo per club. Nove titoli alzati al cielo, spesso da protagonista. Rakitic è entrato nel centro del mondo della Croazia nell’epoca-Bilic, nel 2008, impressionando il continente in un 2-0 alla Germania durante l’Europeo di otto anni fa a Klagenfurt. Tra Klagenfurt e la finale di Berlino 2015, dove ha aperto le danze blaugrana contro la Juventus – perché la Germania è nel suo destino- sono trascorsi sette anni e mille chilometri scarsi.

Nato in Svizzera da padre di Sikirevci e madre bosniaca, è passato da Basilea e Gelsenkirchen prima di rivelarsi a Siviglia, dove ha anche trovato moglie: 149 presenze e 32 gol in tre stagioni e mezza ne sono la testimonianza. Ora è a Barcellona, dove vincere è quasi imperativo come una buona colazione. 76 presenze e 11 reti con la Croazia, ma senza medaglie a referto. A 28 anni, può essere la volta buona?

Cristiano Ronaldo avrà sulle spalle il peso di una nazione intera

CRISTIANO RONALDO (SPAGNA, Real Madrid): ma come? Può essere in questa lista chi nel corso della sua carriera, ha vinto una Supercoppa portoghese (2002), 3 campionati inglesi consecutivi (2007, 2008 e 2009), 1 FA Cup (2004), 2 Coppe di Lega inglesi (2006 e 2009), 2 Supercoppe inglesi (2007 e 2008), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe di Spagna (2011 e 2014), una Supercoppa spagnola (2012), 3 Champions League (2008, 2014 e 2016), una Supercoppa UEFA (2014) e 2 Mondiali per club (2008 e 2014)? Certo, soprattutto se con una rappresentativa non di secondo piano come quella lusitana, pur avendo accumulato 126 presenze e 56 reti, non ha mai toccato vette continentali o iridate: e quando lo ha fatto (Euro 2004) era ancora imberbe e 19enne per poterlo valutare.

Tre Mondiali (2006, 2010 e 2014) e altri due Europei (2008 e 2012) gli hanno portato in dote il bronzo di quattro anni fa e tante critiche. Oggi, in una kermesse che si prospetta livellata verso il basso, gli tocca caricarsi sulle spalle quell’orgogliosa lingua di terra e mare, vogliosa di superare i confini del calcio.