Dica 55. Non 33, perchè quelle (come presenze) le ha superate da un tempo. Nel calcio del turnover, delle rose ampie e delle rotazioni talvolta tanto programmate quanto stucchevoli per calciatori e addetti ai lavori, c’è un calciatore che entra in campo dal 1′ senza alcuna pausa da poco più di un anno. Il suo nome? Lorenzo Insigne, numero 24 del Napoli.

L’ultima panchina? A Crotone

23 ottobre 2016, Crotone-Napoli. Nell’1-2 dello “Scida”, siglato da Callejon e Maksimovic, Lorenzo il Magnifico -come dalle parti del San Paolo chiamano il loro “scugnizzo”- ha conosciuto di fatto per l’ultima volta il sapore della panchina.  In campo ci andò il tridente formato da Callejon, Gabbiadini e Mertens. L’attaccante centrale, oggi al Southampton, si fece espellere nel corso del primo tempo e obbligò il tecnico a tenere in panchina Insigne per il resto della gara. Da quel giorno, Maurizio Sarri non lo ha più “voluto” al suo fianco. Certo, non per mancanza di stima. Anzi: di Insigne l’allenatore toscano non sa proprio fare a meno. Regista laterale della squadra, assist-man (sei solo in questa stagione tra Serie A e Champions League, alla pari delle reti realizzate) e autentico equilibratore nel 4-3-3 partenopeo: ala sinistra solo sulla carta, libero di duettare e inventare nel tridente completato da altri due brevilinei come Mertens e Callejon. Sulle spalle il numero 24, nei piedi qualità sopraffine da 10: quelle cifre che a Napoli fanno rima con un solo nome: Diego Armando Maradona.

Maradona nel destino: il genero gli “rovina” la festa

Nella platea europea, quella della definitiva consacrazione per un calciatore, Insigne ieri sera ha risposto presente: nella prima mezz’ora di gioco, quella che ha “massacrato” il Manchester City (parola di Pep Guardiola), Lorenzino ha aperto la partita con un gol fantastico, di quelli che suonano come un riscatto per i tanti sacrifici fatti in campo, e ha suonato la carica nella ripresa, cogliendo una traversa dalla distanza che avrebbe potuto cambiare l’inerzia del match. Il calcio, però, è materia strana, quasi stramba: e il destino presenta il suo conto. Così, a punire il Napoli e rendere complicati i piani di qualificazione alla fase a eliminazione diretta di Champions League ci ha pensato il genero di Maradona: “El Kun” Aguero, autore del 2-3 che ha spianato le porte al poker dei Citizens. E Insigne? Iper, super, ultra Magnifico ieri sera. Ma con un pugno di mosche in tasca, come ammesso dal diretto protagonista:

“Credo sia un risultato ingiusto per la prova che abbiamo disputato. C’è rammarico per la prova disputato, abbiamo messo sotto per lunghi tratti la squadra più forte d’Europa”

Riposo, questo sconosciuto

55 presenze consecutive tra campionato e coppe, tutte dal primo minuto (di cui 34 per tutti e novanta i minuti e 21 volte sostituito, spesso nei minuti finali), 26 reti, 15 assist. Negli ultimi anni meglio di lui ha fatto soltanto il difensore del Sassuolo Acerbi. La capacità di incidere di Insigne nel gioco del Napoli è pazzesca: negli ultimi 365 giorni dei partenopei, c’è il suo piede in un terzo delle azioni vincenti. Merito di una condizione fisica messa a puntino dello staff tecnico e medico del Napoli, ma anche una necessità –l’impiego ostinato di Lorenzo- dettata dalla sfortuna, che per due volte ha messo fuori causa Milik, lasciando il Napoli a secco di alternative per il cuore dell’attacco, dove Mertens è padrone unico della maglia. A Giaccherini e Ounas il numero 24 lascia briciole, scampoli di partita.  Briciole, come quelle che restano a tavola. La sana alimentazione è nel cuore dei segreti del “Magnifico”: niente bibite, niente dolci, niente cibi grassi e niente alcolici. In una parola, sacrifici: l’unica ricetta valida verso la vetta.

2018 di consacrazione

In attesa di capire se Sarri gli concederà un turno di riposo con la maglia del Napoli (difficile per un calciatore che sin qui in stagione è rimasto fuori soltanto per 88 minuti, neanche una partita intera), nell’immediato orizzonte di Insigne c’è la nazionale. Lo spareggio contro la Svezia, in calendario tra meno di due settimane, imporrà uno step di crescita all’intero gruppo guidato dal Ct Ventura. Per Lorenzo, sin qui autore di 3 reti in 20 presenze, l’occasione di confermare la definitiva consacrazione. Lasciando il segno, verso un 2018 decisivo per sè e per le maglie azzurre che indossa. Sempre in campo. Da buon Insostituibile doc.

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