Premessa importante per chi leggerà questo post: chi lo scrive crede che oggi, eccezion fatta per un’icona ultragenerazionale come Gianluigi Buffon, Lorenzo Insigne sia il miglior calciatore italiano. Se siete d’accordo con questa tesi o credete che ci possano essere basi solide per sostenerle, siete invitati a procedere nella lettura. Se vi va di confutarla, anche. Perché quella di Lorenzino il Magnifico, come a Napoli lo conoscono sin dai primi passi, è la storia di una stagione di consacrazione: da calciatore importante a leader tecnico, da funambolo a mente. Nove mesi per un salto in avanti che sa di elezione.

Lorenzo Insigne Napoli

Ago della bilancia

Eppure, la stagione 2016/2017 per Lorenzo non era partita sotto i migliori auspici: partito Higuain, il Napoli si era affidato a Milik per rinvigorire l’attacco e supportare un Gabbiadini troppo discontinuo per puntare ai piani alti. Così, nel tridente ideato da Maurizio Sarri, l’attaccante di Frattamaggiore si era trovato a duellare con Dries Mertens per un posto al sole sulla corsia di sinistra: lo stato di grazia del belga, già denotato nel primo turno di campionato nel 2-2 di Pescara, era un’ombra lunga sull’attualità di Insigne. Ma, come spesso succede nel calcio, il paradossale aiuto è arrivato dal crack al ginocchio di Milik in ottobre, quando Lorenzino era ancora a quota 0 (!) marcature e 3 assist stagionali. È allora che Insigne è tornato ad essere un titolare, elemento essenziale di un tridente leggero capace di siglare 60 reti in campionato: corsa, qualità e leadership, quella che al San Paolo i suoi tifosi gli chiedevano da tempo.  Le prime reti in A sono maturate il 19 novembre, con la doppietta di Udine: da quel giorno il numero 24 non si è più fermato: 19 gol e 12 assist in serie A, una sola rete, quella dell’illusione nell’andata degli Ottavi di Finale al “Bernabeu” contro il Real Madrid, in Champions League. Numeri da stella, finalmente luminosa con costanza e non a intermittenza.

Insigne con Callejon e Mertens

Rinnovo e sorrisi

Una stagione da top player, valsa un rinnovo del contratto da primattore, nelle cifre e nelle modalità: il 22 aprile Insigne si è legato al Napoli fino al 2022, con una firma proiettata in diretta televisiva, con lo stesso cerimoniale d’onore che Aurelio De Laurentiis aveva riservato in passato solo a Edinson Cavani. Una vera e propria investitura a bandiera, sulle spalle di chi veste la maglia del Napoli sin dai primi passi e ha imparato a maturare anche lontano da casa in esperienze importanti come quelle di Foggia e Pescara.

Le cifre ballano sui 4.5 milioni netti a stagione, e l’assenza di clausole rescissorie, come era invece stato fatto per il Matador oggi al Psg e poi per Gonzalo Higuain, ha un solo significato: nei piani societari, si tratta di un legame destinato a rinvigorirsi giorno per giorno. Lorenzo, però, non ha mai nascosto le proprie ambizioni:

“Indossare per sempre la maglietta del mio Napoli è già un traguardo fantastico, vincere qualche trofeo importante con la squadra della mia città lo sarà ancora di più”

Vincere: ciò che sin qui, eccezion fatta per Coppa Italia e Supercoppa Italiana, gli è mancato. A quota 214 partite e 49 reti – di cui ben 33 nell’ultimo biennio – con la maglia del Napoli, è tempo di sollevare trofei. I numeri ottenuti nell’ultima Serie A – 86 punti in 38 partite, frutto di 26 vittorie, 8 pareggi e 4 sconfitte – non sono stati sufficienti: allora, dirsi quanto si è belli non basta più. Insigne ha capito la lezione, ha abbassato i calzettoni e si è messo a correre: ora serve che lo faccia tutta la squadra.

Lorenzo Insigne e Aurelio De Laurentiis al rinnovo del contratto

Insidia Blues

Il blu e le sue sfumature sono nel destino di Lorenzino da Frattamaggiore. Quello tenue del Napoli è nel cuore, quello intenso del Chelsea si profila all’orizzonte, almeno nei sogni dei dirigenti di Stamford Bridge. Non si spiegherebbe in altro modo la notizia di mercato per la quale per Insigne sarebbero pronti 45 milioni di sterline, pari a circa 51 milioni di euro, con annesso ngaggio raddoppiato, in caso di partenza di Eden Hazard direzione Real Madrid. Un’idea suggestiva, quella di Antonio Conte, che si scontra frontalmente con le intenzioni del club e dello stesso calciatore, che vorrebbe chiudere la carriera a Napoli.

I Blues sembrano determinati a non desistere, ma gli ostacoli del cuore e delle opportunità (Insigne è l’unico prodotto del settore giovanile del Napoli capace di imporsi al grande calcio in 13 anni di attività post fallimento) sono troppo importanti al momento. Molto complicato, se non impossibile, che quell’atto di amore siglato nero su bianco appena due mesi fa possa essere cancellato da un volo per Londra.

Lorenzo Insigne Italia

Lorenzo, ora prenditi l’Azzurro

Non saranno 50 come quelle a tinte erotiche e di colore grigio della scrittrice inglese E. L. James, ma le sfumature azzurre nel viaggio calcistico di Insigne sono già considerevoli: a Napoli e Chelsea, inevitabile aggiungere l’Italia. Prossima tappa, non per frequentazione degli ambienti di Coverciano (ha giocato con la Nazionale “A” già 16 partite, realizzando 3 reti in cinque anni) ma per il necessario bisogno di dimostrare che il calcio italiano può avere un altro numero 10 al quale affidarsi, dopo simboli come Baggio, Totti e Del Piero e passaggi a vuoto come quelli rappresentati da Cassano, Di Natale e Giovinco, incapaci di imporsi su scala internazionale.

Ventura lo vede come esponente della “classe operaia”, largo a sinistra nel 4-4-2, ma la rete contro il Lichtenstein ha dimostrato che il genio non si può imprigionare: l’investitura di capitan Buffon è solo l’ultimo step di una crescita esponenziale dell’attaccante napoletano, esploso definitivamente in questa stagione grazie anche alla cura Sarri.

Durante l’Europeo francese era rimasto ai margini del gruppo, allenato proprio da Conte, oggi appare sicuramente l’unico a poter sopportare la pesante investitura di “salvatore della Patria”. O lui, insomma, o nessuno. E se saprà sopportare il 10 dell’Italia sulle spalle, chissà che un giorno a Napoli non cambino idea sull’assegnazione di quella maglia…

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