In quel concentrato di talento calcistico che è il Napoli di Sarri scegliere quale giocatore sia più forte o dotato tecnicamente è un’impresa. Il folletto Mertens demolisce le difese con le sue accelerazioni, Insigne sulla sinistra può inventare la giocata anche nelle partite (tipo Bologna) in cui sembra non essere in giornata, Callejon si infila come nessuno al mondo negli spazi. A centrocampo poi c’è solo l’imbarazzo della scelta, tra la classe e le geometrie di Jorginho, la corsa perpetua di Allan, la fisicità e la maturità di Diawara e la completezza di Marko Rog. Senza dimenticare Marek Hamsik, perno del gioco e calciatore in grado di incidere come pochi altri.

Per prospettive future e qualità intraviste nell’ultimo anno però Piotr Zielinski sembra essere il giocatore che, se messo nelle condizioni di esprimersi al massimo, può rendere ancora migliore il Napoli. Nessuno degli altri componenti della mediana azzurra possiede il mix di talento e completezza del polacco, che nel cuore del gioco può davvero fare qualsiasi cosa. Hamsik è il Capitano e l’uomo simbolo della squadra di Sarri, il calciatore a cui il tecnico toscano non rinuncia mai, ma nelle prime uscite stagionali è sembrato ancora lontano parente del fuoriclasse che ha dimostrato di essere nelle scorse stagioni.

In queste prime partite è toccato proprio a Zielinski il ruolo di raccordo tra la mediana e l’attacco azzurro, e visti i risultati sembra davvero arrivato il momento di lanciarlo in pianta stabile tra i titolari. Due gol in tre partite (l’anno scorso sono stati 5, con in aggiunta 7 assist, in 36 partite giocate non sempre da titolare), tra cui lo spettacolare tiro di controbalzo che ha dato vita alla rimonta con l’Atalanta in una partita che sembrava ricalcare quella persa in malo modo lo scorso anno. L’altro, a Bologna, lo ha segnato da subentrante, quasi a voler mandare un messaggio al suo allenatore.

Sarri lo conosce meglio di tutti, visto che ai tempi di Empoli è stato lui a trasformarlo in interno di centrocampo (prima aveva giocato solo da trequartista) insegnandogli come muoversi nel cuore del gioco. Con Giampaolo poi è migliorato ancora, fino a diventare un giocatore in grado di poter spaccare le partite come pochi.

Zielinski calcia quasi indifferentemente di destro e di sinistro (caratteristica sviluppata già da quando aveva 8 anni, grazie ad allenamenti appositi), è in grado di abbassarsi per ricevere palla per far partire l’azione o di essere lui stesso ricevitore di palloni negli spazi tra la difesa e il centrocampo avversari, può creare corridoi offensivi ai compagni o inserirsi per concludere in prima persona. Se a tutto questo aggiungiamo una progressione palla al piede con la quale può fare a fette qualsiasi difesa otteniamo il profilo di un potenziale fenomeno, come ce ne sono pochi in quel ruolo.

Di Zielinski però in Italia si parla sempre poco, in proporzione alle enormi qualità.

Molti siti specializzati lo hanno inserito nelle loro classifiche dei migliori talenti europei, nel suo paese è considerato il futuro della Nazionale, ma l’hype che lo circonda qui da noi non è poi tanto elevato. Il fatto di giocare al Napoli e di non essere ancora considerato stabilmente titolare probabilmente incide su questa difformità di giudizio, distogliendo in parte l’attenzione dalle qualità eccezionali di Zielinski.

Quelle qualità che hanno attirato le attenzioni di squadre come Liverpool e Real Madrid, e che anche i numeri confermano: il ragazzo di Ząbkowice Śląskie, oltre alle già accennate qualità in fase di realizzazione e di assistenza ai compagni, vince la metà dei duelli con i propri avversari, è il secondo miglior dribblatore della squadra dopo Dries Mertens e la sua percentuale di passaggi riusciti sfiora il 90%. Nelle prime gare di quest’anno si sono visti ulteriori miglioramenti: è passato da 0.9 a 1.7 tiri a partita, migliorando anche nel numero di dribbling e nei passaggi chiave (rispettivamente 1.7 e 1.3 per match giocato, anche se siamo solo agli inizi).

I primi segnali di questa stagione sono chiari, e dicono che è arrivata l’ora di lanciare finalmente Piotr Zielinski da titolare e di affidargli responsabilità importanti. Perché un suo salto di qualità definitivo potrebbe fare la differenza tra una stagione ottima e una (finalmente) vincente.

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  • Me

    Purtroppo Zielinski ha già mostrato più volte il suo peggior difetto, devastante quando parte dalla panchina, spesso invisibile come ieri quando parte dall’inizio. Magari è solo una coincidenza, ma sono proprio poche le partite nelle quali ha inciso da titolare…