Come costruire in laboratorio i giocatori di basket perfetti (sulla carta). Tu, professionista mancato, ma dal fisico decisamente da pallacanestro (201 centimetri di altezza), sposi un’ex giocatrice universitaria, 190 centimetri, e le ‘ordini’ di fare tre figli maschi. Poi, inizi ad allenare tutti e tre come se fossimo in un durissimo collegio, sette giorni su sette. Nessuna possibilità di distrarsi, come spetterebbe di diritto a tre giovanotti, avversari sempre più forti e più grandi d’età da affrontare.

Troppi sacrifici? Rischi di soffocare i tuoi figli? Bene, in casa LaVar Ball questo non è successo. E il prossimo campionato Nba vedrà ai nastri di partenza, tra i rookie (le matricole), Lonzo Ball, classe 1997, scelto al secondo giro del draft niente meno che dai Los Angeles Lakers. Qui inizia l’avventura vera e propria del primo giocatore di basket Nba costruito in laboratorio. O meglio, è già iniziata. Nella Summer League, il torneo estivo pre-campionato, Lonzo ha fatto vedere di non essere soltanto un ‘figlio di papà’ oppressivo, tutt’altro. I Lakers vincono, lui viene eletto miglior giocatore del torneo.

Gioca veloce, Lonzo, gli assist non si contano. Come i rimbalzi. Segna pure tanto. Insomma, appare già completo. Al punto che gli scommettitori sono pronti a investire forti somme su di lui come il nuovo LeBron James. E scusate se è poco. Gioca play Lonzo, di cose ne ha imparate in quella difficile gavetta nel giardino di casa con il papà e i fratellini: “È meglio tirare da otto metri completamente smarcati piuttosto che da più vicino ma con un uomo addosso”. Insomma, il tiro da tre è una sua specialità, nonostante i 198 centimetri di altezza.

La storia, questa storia, va raccontata dall’inizio alla fine, però, senza tralasciare altri particolari. Papà LaVar è ingombrante come pochi, del resto, come ogni bravo scienziato, vuole seguire il progetto dall’inizio alla fine. Ha generato – dice – tre fenomeni: gli altri due sono LiAngelo (1998) e LaMelo (2001) e anche loro presto busseranno alle porte dell’Nba. Perché ne siamo certi? Perché al liceo i ‘Ball Brothers’ erano dei veri e propri fenomeni (e non da baraccone) tutti e tre: su YouTube i video hanno fatto il giro del mondo grazie alle loro giocate da Globetrotters consumati. La squadra di Chino Hills che chiude la stagione con 35 vittorie e neanche una sconfitta grazie ai tre figli di un papà gelido calcolatore. E parliamo di una squadra sconosciuta. Quindi, se tanto ci dà tanto, i due fratelli di Lonzo valgono lui, che è già in Nba semplicemente perché è il più grande in famiglia.

Ma la storia non finisce qui, e non potrebbe essere altrimenti. Se resta un po’ ai margini mamma Tina, che pure ha avuto il merito di metterli al mondo i tre bimbi uno dopo l’altro, quasi fossero tiri da infilare nella retina per vincere, ci pensa papà LaVar, in ogni caso, a seguire i marmocchi ormai adolescenti. L’università di UCLA ingaggia Lonzo e dà una futura borsa di studio agli altri due fratelli. Il primo sogno del signor Ball si concretizza: monetizzare il talento immenso che crede di aver trasmesso prima geneticamente e poi con gli allenamenti alla prole.

Ma serve altro perché l’America parli di te e così LaVar cambia faccia, diventa antipatico e sbruffone, cosa che nell’era di Donald Trump pare che faccia audience. Comincia da Michael Jordan, mica pizza e fichi. “Lo distruggerei in una sfida uno contro uno”. Chissà quante risate si sarà fatto MJ. Poi propone di vendere in blocco i diritti d’immagine dei suoi tre figli a una delle maggiori aziende produttrici di scarpe da basket per un miliardo di dollari. “Pagabili anche in dieci annualità da 100 milioni l’una”.

L’America ride. Ne parla. E questo è l’obiettivo di LaVar. Sì, perché tv, giornali e radio si interessano a lui, pagano per ospitarlo, sperando in una delle sue battute impossibili. Negli States la famiglia Ball si prende i titoli dei giornali sportivi, per adesso più che altro per le sparate del papà, che non è sazio. Al Draft Nba, l’estate scorsa, Lonzo arriva con scarpette fatte su misura, ‘signature shoes’. Sì, avete capito bene: non avendo concluso la trattativa con l’importante azienda di scarpette da basket, LaVar si è fatto un marchio tutto suo. Si chiama ‘Big Baller Brand’. Autoproduce le ZO2, mettendole in vendita a una cifra inaccessibile: 495 dollari. Il figlio le indossa quando le franchigie devono scegliere su chi puntare. Provocazioni su provocazioni, insomma, da questo papà ingombrante. Intanto, Lonzo finisce sotto i riflettori, probabilmente per la prima volta per doti solo sue, non costruite mediaticamente, in laboratorio. I Lakers lo scelgono, lo mandano in campo: lui non ha paura e fa il leader.

La famiglia LaVar fa discutere davvero più di Trump e questo risultato è da ascrivere completamente al capo famiglia, bravo e scaltro, pure un po’ fortunato. Ha chiesto disciplina (forse anche un po’ troppa), sta riscuotendo i primi risultati, inizia a far soldi con i suoi Ball Brothers che finora non si sono mai domandati sul serio se papà l’abbia fatto davvero per riscattare il suo fiasco e il suo sogno andato in frantumi (diventare professionista), per dare una chance vera ai figli o semplicemente per farci su dei soldi. Poco importa, forse, ora che Lonzo è in Nba. Qui, tra i giganti, dovrà dar prova di avere anche un cuore, oltre che un atletismo formatosi con il duro impegno. Qui non si scherza. E quando davanti si troverà i mostri sacri, dovrà ricordarsi che se finora ha ‘giocato’, ora ci vuole un attimo per passare dalla prima pagina all’ultima. Dalle stelle alle stalle.

Andrà un po’ meglio a LaVar che, dovesse fallire con Lonzo, avrebbe ancora due carte da giocarsi sui parquet americani. LiAngelo e poi LaMelo. In fondo, quando fai un esperimento, non è detto che la prima volta tutto funzioni a dovere. Finora è andata così però e i ‘replicanti’ sono pronti ad affiancare, nelle stagioni future, il fratellone in Nba. Roba da prima pagina, questa sicuramente, se tutti e tre dovessero trovare posto un giorno nella stessa franchigia. Ma pensate ai titoli pure se dovessero giocare uno contro l’altro. Insomma, LaVar Ball hai fatto centro. Tre volte.

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