Ho scelto Livorno perché è la mia città e con questo ho realizzato un sogno che avevo fin da piccolo: giocare nella squadra di calcio della mia città, giocare all’Ardenza.

Caro Cristiano, chi ti scrive è un appassionato di calcio. E come tutti gli appassionati, ho sofferto per la retrocessione del Livorno. Ancora di più per quello che è successo dopo, con la violenza su Pinsoglio, ma non voglio tornare su queste cose. Preferisco parlare di calcio. E passione vera. Preferisco parlare di quanto è stato bello vedere l’Ardenza pieno, anche in una finale di Coppa Italia di Serie C, nel 1987. Dell’entusiasmo di una città che prima ha ritrovato il calcio che conta, poi l’Europa, ma sempre con l’ardore di chi c’era, c’è stato e ci sarà, in qualunque categoria. Livorno ha bisogno di eroi eterni, come voi. Perché vedervi giocare è stata una libidine anche per chi non tifava per gli amaranto. Ma quando ti ho visto togliere quella maglia, Cristiano, e farci l’amore, nella serata della partita promozione contro il Piacenza, ho provato un brivido lungo la schiena. Perché ho pensato a quell’estate in cui prendesti la macchina (e la sciarpa, amaranto) per andare in curva, insieme agli amici delle BAL. A Treviso, per la trasferta che riconsegnò la serie B al Livorno. Quella esultanza scatenata, al gol di Igor Protti. L’invasione, pacifica, come fossi un semplice tifoso. Perché tu eri un semplice tifoso.

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La stessa sensazione deve aver provato tuo padre, operaio di Livorno, e tuo fratello, che oggi è diventato il simbolo del Parma, ma che si è ritrovato a festeggiare con te la promozione del 2004. Con te e Walter Mazzarri, anche lui livornese, anche lui per troppo poco tempo sulla panchina di casa sua. Perché essere profeti in patria è tremendamente difficile a queste latitudini. Caro Cristiano, lo so che ci sei rimasto male. Tu che hai rinunciato ad un miliardo (di lire) per giocare con la maglia amaranto: “C’è chi con un miliardo si compra una casa, chi una barca, io mi sono comprato la maglia del Livorno” e avresti voluto ritrovare lo stesso attaccamento e la stessa rabbia in tutti quelli che condividevano con te lo spogliatoio. E persino nelle generazioni a seguire, perché a Livorno hai lasciato un solco, lo stesso del volto dei pescatori quando restano per troppi mesi al sole, ad aspettare qualcosa che non arriverà.

Vedi Cristiano, hai fatto tanto per riportare il Livorno in A, e adesso sarà dura ripartire, ma l’ha già fatto il Genoa, il Napoli, e tante altre squadre che ad un certo punto hanno perso la categoria, ma mai l’affetto della loro gente. Non servirà niente di più che tanta corsa, fiato, e sudore, per ritrovare il pubblico. Dalle tua parti bastano grinta, anima e cuore per riempire lo stadio e farlo diventare il dodicesimo uomo. Come faceva Igor, il tuo idolo prima, il tuo compagno poi, quando gli bastava digrignare i denti, e stringere forte il pugno per trascinare la folla. “Rimini è la madre, Livorno è la moglie“, amava ripetere. Lui che a Livorno non era nato, ma aveva trovato casa.

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In tre anni è diventato un simbolo della città, dal giorno in cui decise di accettare l’offerta di Aldo Spinelli e tornare, disposto ad affrontare nuovamente la Serie C: “Il mio procuratore non ha mai capito perché ho fatto questo scelta, perché comunque ero relativamente giovane per il calcio di oggi, e lui era convinto che potessi giocare nelle categorie superiori ancora per qualche anno. Però avevo deciso, avevo capito che era il momento per realizzare quel desiderio, quel sogno che mi portavo dietro dal 1988″.  Sì, perché per il tuo compagno Igor il ritorno al Livorno fu segnato da un chiodo fisso, un tarlo che dalla mente dell’attaccante proprio non se ne voleva andare. “Ero andato via da Livorno che la gente mi diceva ‘Igor sono 15 anni che non andiamo in Serie B’ e sono tornato che la gente mi diceva ‘Igor sono 30 anni che non andiamo in Serie B“. La promozione, l’unica fede in grado di suggellare il più bello dei matrimoni, per Protti è allo stesso tempo desiderio e ossessione. Ma non è stato facile. Poi vi siete ritrovati. Come se vi conosceste da sempre.

Sei stato tu, Cristiano, a convincere Igor a non lasciare il calcio. Cinquantatre gol, una storica promozione, un traguardo che vale una carriera, forse una vita intera. Alla fine avete avuto ragione voi: giocare in Serie A è un traguardo importante, ma conquistarla insieme alla città che ami è un’emozione impagabile. Adesso è tempo di leccarsi le ferite, e ricordare alla curva, ai tifosi, e alla città intera, che ci sono stato momenti difficili, ma che nulla è mai perduto. Che si può ribollire di passione e di entusiasmo anche in Lega Pro*, come nell’anno in cui Protti decise che era ora di realizzare la propria missione. Che le storie più belle iniziano tra mille difficoltà, ma sono sempre store di uomini che si sono rimboccati le maniche. Caro Cristiano, raccontalo tu alla tua curva, ai tifosi e alla città che nulla è perduto. Che Livorno tornerà, perché già ci manca. In fondo chi meglio di te, Cristiano, sa che “lontano da Livorno tutto è più brutto. Lontano da Livorno il calcio non è amore“.

*Nota: al momento della pubblicazione non sappiamo ancora se il Lanciano verrà penalizzato in classifica. In questo caso il Livorno potrebbe disputare lo spareggio play out contro la Salernitana. 

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