C’era una volta un bambino di Frattamaggiore, area nord di Napoli, che tirava i primi calci tra l’Olimpia di Sant’Arpino (squadra della zona) e la piazzetta del paese. Un ragazzino che segnava caterve di gol nei tornei estivi, anche se era più piccolo degli altri, e che sognava come tanti suoi coetanei di indossare quella maglia azzurra come il cielo, la maglia della sua squadra del cuore. Quanti talenti partorisce Napoli, tanti poi si perdono per strada o non hanno la giusta testa per arrivare in cima o, peggio ancora, se arrivano a giocare con la maglia azzurra prima o poi finiscono per non essere apprezzati quanto dovrebbero. Nemo propheta in patria sotto il Vesuvio, o quasi.

Lorenzo Insigne ce l’ha fatta, grazie a quel talento così speciale e a una determinazione non comune alla fine è arrivato dove voleva, senza lasciarsi abbattere da critiche e ostacoli trovati lungo la strada. Oggi è un giocatore continuo, capace di segnare in prima persona o di mandare in rete i compagni con il pennello da artista che si ritrova al posto del piede destro. La strada all’inizio non è stata per nulla facile, e neanche troppo tempo fa in molti dubitavano del fatto che potesse essere un giocatore di alto livello. Egoista, troppo innamorato della giocata a effetto, poco concreto, discontinuo, se ne sono dette tante su di lui. Nemmeno un’annata come quella scorsa, coronata con il secondo posto e un campionato in doppia cifra sia di gol che di assist (12 e 10, per la precisione), era servita a diradare tutte le nubi che lo circondavano. Insigne però è forte, non solo sul campo. Nonostante quell’area semi-adolescenziale, da eterno scugnizzo, ha maturato nel tempo una capacità di gestire la pressione dell’ambiente e di reagire ai momenti difficili comune a pochi ed è cresciuto ogni anno, fino a diventare quel che è oggi: un giocatore che fa la differenza.

Estate turbolenta

Torniamo indietro agli inizi di questa stagione: dopo un Europeo vissuto da comprimario (anche se è riuscito a scalare le gerarchie e a diventare la prima alternativa offensiva dopo Eder e Pellè, nonostante il 3-5-2 di Conte) sui giornali il nome di Insigne circola soprattutto perché il suo entourage spinge per un rinnovo di contratto a cifre ritenute troppo elevate da colui che a Napoli paga gli stipendi, il Presidente De Laurentiis.  “Il Napoli non vuole cedere Lorenzo, ma il contratto che ci offrono non ci soddisfa perché abbiamo proposte migliori. Sono tre i club, sono tra i più ricchi d’Europa, che vogliono Lorenzo, e Giuntoli lo sa da aprile. Il Napoli ha detto no e Insigne era contento, ma quando poi siamo stati a colloquio con De Laurentiis non ci sono piaciute certe risposte. Il cuore di Lorenzo vuole Napoli, ma abbiamo preso coscienza che il suo percorso a Napoli può finire”.  

Andate in vacanza, fatevi due bagni e poi tornate“, sarebbe stata la risposta del Presidente alla proposta degli agenti di un contratto multimilionario per il loro assistito. Una situazione delicata, unita a una forma non ancora al top, un mix che porta a un’inizio non proprio eccellente. Le prime 8 partite sono a fasi alterne, poi arriva il momento più difficile: il rigore sbagliato contro il Besiktas in Champions, con lacrime annesse a fine partita, che è costato la sconfitta al suo Napoli e la panchina di Crotone.

insigne besiktas

Rinascita

La differenza tra un uomo capace di lottare contro i propri errori e un ragazzo immaturo che si fa travolgere dagli eventi la fanno questi momenti, e per Insigne quella partita è stato il turning point in positivo della stagione, oltre che la dimostrazione di una crescita umana e calcistica. Mentre le attenzioni erano catalizzate dall’esplosione di Milik e dal nuovo ruolo di Mertens, l’incerto giocatore delle prime giornate si stava trasformando in un’inarrestabile macchina da calcio: l’assist allo Juventus Stadium, poi la doppietta di Udine e 8 reti (e 3 assist) nelle successive 15 partite. Una continuità mai vista prima e la capacità di incidere e trasformarsi in trascinatore anche nelle partite che contano, che solo i Campioni con la C maiuscola possiedono.

La magia contro il Real Madrid, due assist contro la Juventus, uno con la Roma, senza dimenticare le reti a Milan e Inter: la maturazione di Insigne si è vista soprattutto nella continuità mostrata nelle partite importanti, nei palcoscenici più prestigiosi. Gli stop orientati quasi perfetti, i palloni a Callejon che taglia sul secondo palo, i lanci in profondità per la prima punta ci sono sempre stati, ma fare le giocate importanti quando conta non sempre è stato nelle sue corde. Il rinnovo ancora in sospeso ormai sembra quasi una questione secondaria, anche per la nuova strategia del silenzio dei procuratori e dello stesso Insigne. Ora conta solo il campo, il contratto è passato in secondo piano.

insigne bernabeu

Sarri, uomo fondamentale nella crescita di Insigne, non rinuncia mai al suo numero 24, titolare da 27 partite consecutive in tutte le competizioni. Doppia cifra stagionale già raggiunta sia in gol che negli assist, con la possibilità di migliorare i propri massimi stagionali in entrambe le voci alla portata di mano e un posto da protagonista assoluto in queste ultime dodici partite già prenotato. Lo scugnizzo un po’ incerto è diventato uomo e oggi è il miglior fantasista Italiano, senza alcun dubbio.

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