Scempio arbitrale. Caos. Errori. Var pasticcione. Date pure il nome che volete alla 22esima giornata di serie A, segnata da decisioni che hanno cambiato l’esito di diverse partite, facendo ora gioire ora disperarsi tifosi di vari colori. Tra sabato e domenica scorsi è successo davvero tutto. Come se i direttori di gara avessero deciso di concentrare incapacità e sfrontatezza eccessiva tutti insieme, a poche ore di distanza tra un fischio e l’altro. Danneggiando, aiutando, non vedendo, travisando.

Abbiamo gli arbitri più bravi al mondo? Forse. Non vedremo mai un Tagliavento sgambettare un giocatore come reazione. In compenso, abbiamo scoperto che si può segnare di gomito e che nessuno se ne accorge. L’arbitro, il guardalinee, tantomeno gli uomini al Var. E così, Cutrone eguaglia Maradona, aiutando il Milan a battere la Lazio che, per essere sinceri, è una delle squadre più danneggiate in questa stagione. Ok, il gomito noi ‘umani’ telespettatori lo vediamo solo al terzo replay e dopo 20 minuti, allo stadio non se ne accorge nessuno. Neanche i giocatori stessi. Ma nessuno di questi fa l’arbitro di mestiere.

Irrati, Rocchi, Di Liberatore: loro tre sono gli artefici del 2-1 del Milan alla Lazio. Anche loro tre, diciamo. Perché la squadra di Simone Inzaghi avrebbe avuto comunque la forza prima di pareggiare il gol irregolare di Cutrone, di subire (di testa) il 2-1 di Bonaventura e di non riuscire – pur con il miglior attacco del campionato – a recuperare nel secondo tempo.

Da Nord a Sud: questa volta lo Stivale non fa differenze di luoghi. A Crotone, il 2-1 dei calabresi contro il Cagliari, a tempo praticamente scaduto, è stato misteriosamente annullato con il Var per un fuorigioco fantasioso. Inesistente. Qui è stato Tagliavento a intervenire, andando a guardare il replay (ma che immagini avrà guardato?) e dicendo no alla rete-vittoria di Cordaz e compagni. Grave, gravissimo: allo ‘Scida’ si giocava per la salvezza. Punti pesanti, che potrebbero incidere a fine campionato.

Un po’ più su, a Napoli, nel pomeriggio di domenica era stato il Bologna a venire danneggiato. La capolista, sotto dopo pochi minuti, ha potuto infatti usufruire di un rigore molto generoso per una leggerissima spinta su Callejon all’ingresso in area di rigore (la spinta c’è, il Var non può nulla dunque, ma la terna avrebbe potuto eccome). Poco prima, Mazzoleni aveva giudicato involontario un braccio sospetto di Koulibaly su tiro di Palacio. Giustificabile non aver visto, grave errore non aver fatto ricorso al replay, nonostante le indicazioni fresche fresche di Rizzoli: “Vanno rivisti tutti i tocchi sospetti di mani in area”. Volontari e non volontari. Ordine che era arrivato dopo altri pasticci sulle deviazioni con il braccio di Mertens e Bernardeschi. Roberto Donadoni si è lasciato andare nel dopo partita: “Il fallo di Koulibaly lo fischiano solo dall’ottavo posto in classifica in su”. Sospetti, veleni, parole pesanti. Anche da Claudio Lotito, presidente della Lazio, a Nicchi: “Senza il Var, saremmo primi in classifica”.

Non dimentichiamo che il Var è sperimentale. Dicono tutti che indietro non si torna, ma intanto il campionato che doveva filare via bello e senza proteste, sta diventando peggio di un ingorgo sull’Autosole il 15 di agosto. Tutti suonano il clacson, la coda non si muove. E proprio quando entriamo nella fase più rovente del torneo.

Nell’anno dei Mondiali, anche se l’Italia non ci sarà, i nostri direttori di gara paiono non essere molto in forma. O forse anche per loro valgono i carichi di lavoro eccessivi per arrivare belli tirati in estate? Abbiamo citato i casi più eclatanti dell’ultimo weekend, ma non sono stati gli unici ad aver fatto storcere il naso a molti e ad aver fatto fischiare i tifosi sugli spalti.

Tagliavento è incappato in una di quelle giornata sbagliate, dall’inizio alla fine. Come si fosse presentato allo Scida in pigiama mentre tutti erano in smoking. Contatto in area tra Faragò e Nalini, lui fa come se niente fosse. Lo richiamano al Var, il rigore per i calabresi è netto. Viene dato. Poi è Pisacane che va in tackle su Ricci, ma prima colpisce il pallone: il fischietto ternano, senza esitazione, lascia il Cagliari in dieci, quando il fallo era da giallo. Anche in questo caso, discussione via auricolare, poi di nuovo replay. Ma Tagliavento non se la sente di tornare indietro e conferma l’espulsione. Sui titoli di coda, il vero e proprio harakiri. Punizione di Ricci, Ceccherini di testa regala tre punti d’oro al Crotone, il guardalinee Crispo alza la bandierina per segnalare il fuorigioco. Var, immagini nitide: Ceccherini è assolutamente in gioco, Budimir e Capuano non partecipano all’azione, ma il direttore di gara annulla.

Sulla rete di Cutrone, a San Siro, le uniche proteste arrivano per un possibile fuorigioco, che non c’è. Nessuno però si preoccupa di guardare con che parte del corpo l’attaccante del Milan spinga in rete il pallone. È chiedere troppo di guardare tutto in un’azione decisiva?

In Genoa-Udinese, serve il replay per dare il rosso a Samir che, inizialmente, si era preso solo il giallo. Pairetto l’arbitro. In Torino-Benevento, il 3-0 di Obi viene inizialmente annullato, poi il Var conferma che la posizione è regolare.

Nel sabato di A, c’erano state le due espulsioni in Chievo-Juventus, ma questa volta in pochi avevano puntato il dito contro i bianconeri e contro arbitri e Var. Decisioni sacrosante, stupidaggini dei due giocatori veronesi. Solo Sarri ha parlato dopo Napoli-Bologna, cercando di sviare l’attenzione dall’arbitraggio del San Paolo chiedendo di riguardare quella del Bentegodi. Come se le polemiche della domenica non bastassero.

Vi basta tutto ciò per parlare di scempio arbitrale? Diciamo una cosa, però: difficile parlare di complotto a favore di una o dell’altra. Più semplicemente, incapacità. Ma i nostri arbitri sono i migliori al mondo…

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