È il giorno della partenza della delegazione dell’Italia per la Polonia, dove domani inizieranno gli Europei Under-21. Gli Azzurrini debutteranno domenica contro la Danimarca (ore 20.45) e come non accadeva da diverso tempo arrivano alla competizione fra le principali favorite, con l’intenzione di tornare sul tetto del calcio giovanile europeo come non accade dal 2004, quando la squadra guidata da Claudio Gentile conquistò la coppa per la quinta volta (su sette disputate dal 1992).

I titoli vinti dall’Italia valgono ancora il primo posto nell’albo d’oro, ma la Spagna insidia a quattro e proprio la Rojita è la sfidante più competitiva, con una squadra fortissima che punta a ripetere quanto fatto nel 2013 in Israele, quando trionfò proprio sugli Azzurrini. Ecco perché l’Italia può crederci e perché invece deve stare attenta.

Domenico Berardi

COMPLETI IN OGNI REPARTO

Da tempo non si vedeva un ciclo dell’Under-21 così pieno di talenti. La FIGC, in accordo col CT Gian Piero Ventura, ha concesso a tutti i migliori giocatori nati dall’1 gennaio 1994 in poi di poter essere convocati, anche a discapito della nazionale maggiore attesa il 2 settembre dalla decisiva gara di qualificazione ai Mondiali con la Spagna. Gianluigi Donnarumma, Daniele Rugani, Roberto Gagliardini, Lorenzo Pellegrini, Domenico Berardi, Federico Bernardeschi, Federico Chiesa e il trio dell’Atalanta europea formato da Mattia Caldara, Andrea Conti e Andrea Petagna formano l’ossatura della squadra: potrebbero fare bene anche con i grandi, figurarsi con l’Under-21.

Troppo spesso si è detto che l’Italia non fa giocare i giovani (vero), ma questa tendenza sta iniziando a cambiare in positivo: dei ventitré convocati di Gigi Di Biagio solo due non hanno raggiunto dieci presenze in Serie A (Davide Biraschi, sette, e Luca Garritano, nove), con Marco Benassi e Berardi che ne hanno centoundici a testa. Esperienza in tutti i reparti quindi, anche nell’ultimo arrivato Giuseppe Pezzella (al posto dell’infortunato Nicola Murru) che ha appena concluso i Mondiali Under-20 con un ottimo terzo posto: maturità e valori tecnici ci sono, ora vanno dimostrati in campo per vincere.

Gianluigi Donnarumma Italia

NON DARE NULLA PER SCONTATO

L’edizione che inizia domani porta una grande novità: da otto si passa a dodici partecipanti, ma il nuovo format non è così semplice. Passa sicuramente al turno successivo solo la prima di ogni girone, con la quarta semifinalista che sarà la migliore seconda dei tre gironi, e questo obbliga gli Azzurrini a dover arrivare primi per non rischiare la seconda uscita di fila al primo turno dopo il 2015.

Il gruppo non è facilissimo: la Germania è comunque ostica nonostante i migliori siano con la nazionale maggiore alla Confederations Cup; la Danimarca è l’avversario dell’esordio e può nascondere imprevisti; la Repubblica Ceca ha il miglior giocatore delle qualificazioni, ossia il futuro juventino Patrik Schick, capocannoniere con dieci gol. Avere l’ultima gara con i tedeschi rischia di essere già uno spareggio: meglio arrivarci con sei punti sapendo come sono finiti gli altri gironi, visto che un difetto delle qualificazioni è stato fare gol (diciassette, pochi).

Questo ciclo sembra molto promettente e una vittoria in Polonia potrebbe lanciare tanti di questi ragazzi verso una carriera di altissimo profilo, come accaduto per i campioni degli anni Novanta (tre vittorie di fila è un record): serve la massima attenzione per non mancare l’obiettivo. Fra due anni gli Europei Under-21 si svolgeranno in Italia, sarebbe bello arrivarci da campioni in carica.