Ancora una volta i rigori sono fatali per l’Italia. Una statistica che purtroppo si conferma con eccessiva regolarità, visto che con la sconfitta di sabato contro la Germania gli Azzurri hanno toccato quota sette eliminazioni dal dischetto su undici serie (contando Europei, Mondiali e Confederations Cup) e che nemmeno la statistica positiva, quella che vedeva la nazionale italiana mai battuta dai tedeschi, ha potuto evitare un nuovo tracollo dagli undici metri. L’Italia non ha una buona tradizione dal dischetto, forse troppa pressione o troppi pochi specialisti, ma i dati raccolti negli anni sono piuttosto esaustivi per parlare di grosso problema e non di pura casualità, anche perché hanno superato intere generazioni e cicli vincenti.

Roberto Donadoni si dispera per l'errore decisivo ai rigori di Italia-Argentina del 1990.

I PRIMI SEGNALI

In principio fu la Cecoslovacchia. Europei 1980, giocati in casa: l’Italia nel girone non subisce neanche un gol ma non raggiunge la finale per aver fatto meno gol del Belgio, a parità di punti e differenza reti. Alla squadra guidata da Enzo Bearzot tocca la finalina contro i campioni uscenti, finisce 1-1 e si va per la prima volta (almeno per gli azzurri) dal dischetto. Forti del successo di quattro anni prima contro la Germania Ovest, i cecoslovacchi ne segnano nove su nove: come sabato si arriva a battere diciotto rigori ed è fatale l’errore di Fulvio Collovati, unico a sbagliare in tutta la serie.

Il San Paolo di Napoli è il terreno di gioco anche della seconda sconfitta dagli undici metri, molto più conosciuta e amara, la semifinale dei Mondiali di Italia ’90 con l’Argentina. Anche qui l’Italia ci arriva senza aver mai preso gol, ma Claudio Paul Caniggia sfrutta l’unica incertezza del torneo di Ferri e Zenga e pareggia il vantaggio del solito Totò Schillaci. Si va ai rigori, i primi tre battitori azzurri fanno centro ma poi Sergio Goycochea, subentrato a Pumpido dal girone, respinge i tiri di Donadoni e Serena mandando la Selección di Diego Armando Maradona a giocare la finale con la Germania Ovest, persa a causa di un rigore di Andreas Brehme. Anche gli argentini avranno vari problemi dal dischetto.

Il rigore sbagliato da Gigi Di Biagio in Italia-Francia del 1998.

LA CONFERMA DELLA MALEDIZIONE

Gli anni Novanta sono stregati per l’Italia, dagli undici metri gli Azzurri non vincono mai. Dopo il già citato precedente casalingo, l’incubo prosegue a Pasadena nella finale dei Mondiali del 1994 contro il Brasile. Franco Baresi, al rientro dopo un infortunio muscolare e logorato dal caldo californiano, sbaglia il primo calciando alto, ma Pagliuca lo vendica parando su Márcio Santos. Taffarel ipnotizza Massaro, all’ultimo giro tocca a Roberto Baggio tenere in vita le speranze di Sacchi, ma anche il trascinatore di quella Nazionale alza troppo la battuta e manda sopra la traversa: Brasile campione.

Stesso discorso nel 1998 (dopo che nel 1996 Gianfranco Zola aveva sbagliato un rigore nei 90′ regolamentari contro la Germania, costato l’eliminazione al primo turno), stavolta ai quarti contro la Francia padrona di casa, dopo lo 0-0 al 120′ e un’occasionissima ancora per Roberto Baggio, i Bleus vanno in semifinale per gli errori dello specialista Albertini e soprattutto di Luigi Di Biagio, il cui tiro stampatosi sulla traversa rimane tuttora una ferita ancora aperta. Più recenti le due eliminazioni con la Spagna: nel 2008 Roberto Donadoni deve maledire i rigori pure da CT, perdendo ai quarti 4-2 dagli undici metri, mentre in Confederations Cup 2013 è Leonardo Bonucci l’unico a sbagliare (tira alto).

Il rigore di Fabio Grosso in Italia-Francia del 2006.

POCHE GIOIE, MA SIGNIFICATIVE

Per fortuna non sempre è andata come sabato. Il 9 luglio 2006 l’Italia si è presa una rivincita memorabile sulla Francia e nella finale di Berlino proprio dal dischetto ha avuto la meglio sui transalpini, con l’unico errore di David Trezeguet (traversa) e il sinistro di Fabio Grosso che ha dato il quarto titolo mondiale agli Azzurri di Marcello Lippi. Si tratta anche dell’unica volta in cui gli italiani sono stati perfetti in una serie finale, senza sbagliare neanche un tiro.

Vincente anche l’ultimo precedente prima degli errori di Simone Zaza e Graziano Pellè, sempre in Confederations Cup nel 2013: nella finale per il terzo posto contro l’Uruguay l’eroe è Gianluigi Buffon, che para ben tre conclusioni a Diego Forlán, Martín Cáceres e Walter Gargano.

Un altro portiere era stato decisivo nel primo successo italiano dagli undici metri: nella semifinale eroica con l’Olanda a EURO 2000 un’Italia in dieci resiste a due rigori entro il 90′, con Francesco Toldo che para il primo a Frank de Boer e con Patrick Kluivert che manda il secondo sul palo. All’Amsterdam ArenA il primo ad andare sul dischetto è proprio Di Biagio, che segna e riscatta l’errore di due anni prima riscrivendo la storia, perché poi Toldo si ripete sempre su Frank de Boer, Jaap Stam calcia altissimo di potenza, Francesco Totti fa il cucchiaio e Toldo para il rigore decisivo di Paul Bosvelt.

Un cucchiaio è protagonista anche nel 2012, lo fa Andrea Pirlo e ribalta la serie contro l’Inghilterra, ma come nel 2000 questo successo è solo il preludio a un KO in finale.

Francesco Toldo para un rigore a Frank de Boer nella semifinale di EURO 2000 contro l'Olanda.

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