La Liga spagnola oggi è probabilmente il campionato di calcio più interessante d’Europa, un concentrato unico di partite spettacolari e di fuoriclasse in grado di far divertire gli spettatori con numeri da spellarsi le mani. Tra una progressione palla al piede di Messi o Griezmann e una cannonata di CR7 c’è però un calciatore che sta facendo registrare numeri ai limiti di ogni umana comprensione. Diego Alves gioca in porta, precisamente nel Valencia, e da qualche anno è diventato l’incubo dei rigoristi, che ormai ogni qual volta si presentano al tiro dal dischetto sembrano quasi rassegnati a dover sbagliare, ipnotizzati dalla sua presenza e prede del suo incredibile intuito. “È bello sapere che i giocatori hanno paura di tirare un rigore contro di me – ha ammesso -. Provo sempre a temporeggiare il più possibile prima di tuffarmi e cerco di far venire qualche dubbio a chi tira

Con lui in porta segnare un rigore diventa un’impresa, e i numeri parlano da soli: con il penalty parato a Fajr nello scorso match contro il Deportivo, il portiere brasiliano è arrivato a 21 rigori parati su 46 (5 in questa stagione, tra cui 2 in una sola partita contro l’Atletico Madrid, e 6 degli ultimi 10 che sono stati assegnati contro il suo Valencia), e altri 2 sono stati sbagliati dagli avversari. In percentuale significa che Diego Alves para quasi il 50% dei rigori. Senza senso, letteralmente. Nemmeno i fenomeni citati in precedenza sono immuni dalla sua straordinaria capacità: Alves ha neutralizzato rigori a Messi, Cristiano Ronaldo e Griezmann. Nessun altro ci è riuscito prima.

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I suoi numeri già ora dicono che è il miglior pararigori della storia della Liga, di gran lunga, e forse il migliore in assoluto nella storia del calcio. Fino a poco tempo divideva il primato con Andoni Zubizarreta, ex portiere del Barcellona e dello stesso Valencia. Tanto per far capire quanto siano incredibili i numeri di Diego Alves, basti pensare che nella sua lunghissima carriera il leggendario portiere iberico è arrivato a 16 rigori parati su 102 (una percentuale del 15,68%). Il Valencia da un paio di anni naviga nel mare della mediocrità, nelle mani del discusso Presidente Peter Ling e ha svenduto alcuni dei migliori calciatori della rosa e mandato via diversi allenatori (tra cui il nostro Cesare Prandelli oltre a Gary Neville, la cui gestione rappresenta forse il punto più basso toccato dalla squadra negli anni 2000). In una situazione così difficile, con i tifosi delusi per un progetto vincente di cui finora non si vede l’ombra, Alves è una delle poche scintille in grado di accendere la passione del Mestalla.

Alla luce di tutto ciò sembra strano che non venga considerato uno dei migliori portieri attualmente in Europa e che la nazionale brasiliana non lo abbia quasi mai convocato. Nel suo palmares con i verdeoro figurano solo una medaglia di bronzo vinta a Pechino 2008 da portiere di riserva e qualche sporadica presenza in gare amichevoli, ma se una volta c’era Julio Cesar a proteggere la porta, in questi anni non si sono visti grandi fenomeni. La situazione è ancor più strana se si considera che Alves è uno che riceve complimenti dai suoi stessi colleghi e gode di grandissima stima da parte di Buffon, che lo considera da tempo il miglior portiere brasiliano. Stima ricambiata, dato che Alves vede in Gigi un idolo assoluto. Ah, il ragazzo avrebbe anche la nazionalità italiana, ma non ha mai pensato di “tradire” il Brasile candidandosi per un posto nella nazionale azzurra e mettersi in competizione col suo mito (competizione che, nonostante le sue qualità, forse non avrebbe potuto sostenere).

Il dono

Nel 2007, anno in cui vinceva il Campionato Mineiro con l’Atletico, le sue qualità erano già in evidenza anche se non era ancora conosciuto come pararigori, ma in Europa arriva da una porta di ingresso secondaria. Una porta di nome Almeria. Quando arriva nel club andaluso è il primo portiere brasiliano della Liga e non gode di grandi aspettative. All’inizio è la riserva di David Cobeno e gli fanno capire che quello è il posto che gli spetta, senza troppi giri di parole. La buona sorte, però, lo aiuta quando Cobeno, per via di una clausola, non può giocare contro il Siviglia (sua squadra precedente): un esordio casuale, inaspettato, una possibilità da sfruttare al massimo. Da lì in poi diventa titolare inamovibile e inizia a mettersi in mostra in ciò che gli riesce meglio: parare i rigori.

La sua capacità di carpire le intenzioni degli avversari e di andare loro sottopelle è un dono innato, ma guai a pensare che Alves non sia uno che si applica. “Prima delle partite guardo sempre i video dei giocatori che potrebbero calciare i rigori – ha spiegato il portiere in una dichiarazione di qualche anno fa – Anche se non sempre basta, perché l’attaccante può decidere di cambiare modo di calciare. Devi affidarti all’intuito e seguire il movimento del tiratore“. E proprio nell’intuire i movimenti degli attaccanti sta uno dei segreti del suo successo: “Gli attaccanti fanno piccoli movimenti indicatori, il mio segreto è stare tanto tranquillo da poterli vedere. Non succede sempre ma se un indizio sfugge io lo scopro. E lo uso“.  Un po’ come il protagonista della famosa serie “Lie to me”, che capisce dai micro-movimenti degli indiziati se dicono o meno la verità.

Nel corso dell’ultima sessione estiva di calciomercato è stato a un passo dal Barcellona, che aveva infatti individuato in lui l’alternativa ideale a Claudio Bravo, finito al Manchester City di Pep Guardiola. I blaugrana alla fine hanno preso Jasper Cillessen e lui è rimasto a Valencia, a vivere un’altra annata da eroe quasi solitario in una squadra mediocre. Uno che ha parato rigori a Messi, Ronaldo e Griezmann e merita decisamente di meglio.

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