“La difesa a 3 è il suo habitat: si sente più protetto e gli permette di fare il difensore alla Scirea. Esce dalla linea, ricama passaggi. Il gol è una fuga per la vittoria, gli avversari lo osservano increduli. BeckenBonucci”.

Sono parole di Sebastiano Vernazza, di Gazzetta dello Sport, scritte nel post partita di Juventus-Lazio. Partita nella quale Leonardo Bonucci ha dimostrato, ancora una volta, di essere tutto meno che un punto debole dello scacchiere bianconero, come qualcuno voleva far credere nei primi anni di Conte. E se nessuno arrossisce per la contemporanea presenza, nel giro di poche righe, delle parole “Scirea” e “Beckenbauer”, vuol dire che Leo di lavoro ne ha fatto tanto per arrivare dove è arrivato, superando le diffidenze della stampa e anche quelle di qualche tifoso.

Oggi Leonardo è un difensore di statura europea. Perché non solo sa difendere, ma sa anche giocare (e bene) il pallone. È un uomo in più quando si attacca, guida il reparto da leader, ha quel tanto di spocchia che lo rende antipatico a molti avversari, ma idolo dei suoi tifosi. Rispetto al suo compagno di reparto, Chiellini, Leo è un difensore che cerca la giocata per creare superiorità numerica già dal reparto arretrato. Certo, commette qualche errore, ma è un rischio calcolato che appartiene a questa categoria di centrali che non badano solo a contenere, ma anche a costruire. Figure sempre più ricercate dai top club europei, tanto da adattare qualche centrocampista (Carrick e Mascherano) all’occorrenza. O tanto da spendere una barca di soldi per David Luiz, ad esempio, che (ammettiamolo) dieci anni fa avrebbe giocato almeno 40 metri più avanti per evitare di fare danni. E con Mourinho pure. E in ogni caso, Bonucci sa farsi perdonare benissimo con gol decisivi e bellissimi, come quelli segnati alla Roma nel girone di andata e alla Lazio in quello di ritorno. In partite che di fatto assegnano lo scudetto alla Juventus.

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Quando un giocatore non è particolarmente simpatico alla stampa, si tende a trovargli un difetto. E così, siccome Leo non fa un errore decisivo da molto tempo (e poi chi non sbaglia? David Luiz? Sergio Ramos? Dante?), adesso è il momento di dire che è sì bravo, ma solo con la difesa a tre. Forse non tutti sanno che ha giocato uno dei suoi migliori campionati a Bari, con Giampiero Ventura, in una difesa a 4 nella quale lui e Ranocchia sono stati centrali invalicabili. Qualcosa cambiò con l’infortunio dell’attuale capitano dell’Inter, ma Leo disputò un campionato eccezionale che gli valse le attenzioni della Juventus. Forse Bonucci paga ancora, da questo punto di vista, l’annata sfortunatissima con Del Neri, la sua prima in bianconero. Quando i dirigenti bianconeri furono addirittura tentati di venderlo prima che Conte si opponesse con i fatti (e cioè facendolo giocare sempre) alla sua cessione. Evidentemente non si tiene conto che da quando è cambiata l’applicazione della regola del fuorigioco un difensore che sa affrontare con sicurezza la “giocata” è assolutamente necessario nelle squadre che ambiscono a vincere qualcosa.

Bonucci ha continuato a migliorare, dalla prima stagione di Conte all’attuale di Allegri, alternando molta difesa a 3 con poca a difesa a 4. Aiutato, per sua stessa ammissione, dal lavoro del motivatore Alberto Ferrarini, ha dimenticato di essere il difensore incerto che si era visto a Pisa ed è diventato uno dei centrali più forti del calcio europeo. L’affermazione farà storcere il naso ai puristi del pallone, ma tolto l’extraterrestre Thiago Silva (che anche quest’anno non a oltre i quarti di Champions League), quanti grandissimi difensori ci sono in circolazione? Magari si farà il nome del campione del mondo Hummels, che con il Borussia sta disputando una stagione disastrosa. O Boateng del Bayern Monaco che pure si concede più di qualche licenza, non sempre a buon fine. O Kompany del City, che ai Mondiali, con la maglia del Belgio non sembra aver impressionato o gli spagnoli Ramos e Piqué, sicuramente una spanna sopra i difensori italiani, almeno per i trofei alzati. Poi? Poi ci sono i fenomeni in prospettiva: Varane, De Vrij, Manolas (aveva iniziato benissimo, poi è calato), Shar del Basilea; e l’immortale Therry.

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E in questo contesto perché non potrebbe starci anche Leonardo Bonucci? Cosa gli manca per entrare a far parte di questo gruppo di centrali top class? Di certo non la tecnica, né tantomeno la grinta. Forse una semifinale di Champions League, che potrebbe arrivare stasera. Poi si vedrà, Bonucci è uno abituato ad alzare l’asta delle ambizioni. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe arrivato a questi livelli quando Ventura lo lanciò in serie A contro Eto’o e Milito? E perché dovrebbe fermarsi proprio ora? Di sicuro non per colpa di una difesa a 4 o a 3, per un modulo piuttosto che per un altro. E pazienza se al prossimo gol ci inviterà ancora una volta a sciacquarci la bocca. Avrà tempo per lavorare sul caratterino facilmente suscettibile il buon Bonucci. E poi chi lo dice che quello stesso carattere non sia poi uno dei punti di forza di Leonardo, finalmente al centro d’Europa calcistica.

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