Leggende. O #LE6ENDS. Tanto per richiamare in causa un hashtag già abbastanza abusato in questi giorni dalle parti della Torino bianconera: lo scudetto conquistato domenica grazie al 3-0 sul Crotone è stato il sesto di fila per la Juventus. Come in una guerra del dio pallone tra guelfi e ghibellini, i tifosi juventini hanno festeggiato il titolo tricolore numero 35, a fronte dei 33 scudetti riconosciuti dalla Giustizia Sportiva.

Nei fatti, la storia è stata scritta dal gruppo guidato da Massimiliano Allegri: mai nessuno in Italia aveva chiuso il campionato di serie A per sei volte di fila in vetta. Un capitolo aperto nell’estate 2011 con un 4-1 allo Stadium contro il Parma, del quale Betclic.it sceglie un ideale 11, schierato con il 3-5-2. Non ce ne voglia lo schema a 5 stelle che ha condotto la Vecchia Signora a Cardiff, ma la coerenza statistica suggerisce l'”antico” sistema di gioco, adottato con grande continuità fino al gennaio 2017, quando il ko per 2-1 incassato a Firenze consigliò ad Allegri un’inversione a U.

Gianluigi Buffon

Gianluigi Buffon

Tra i pali, inutile dirlo, c’è Gigi Buffon: un’icona più che un semplice portiere. Come il vino, migliora invecchiando, e a 39 anni e mezzo guida ancora il gruppo come un ragazzino. Nei sei scudetti, accompagnati da tre vittorie in Coppa Italia, ci sono le sue manone. Ma non solo: c’è anche la sua capacità di assumersi responsabilità (vedi il ko di Sassuolo, ottobre 2015) e di trainare emozioni. Per conferme, guardare quel video che circola in rete dal pomeriggio di domenica: il numero 1 bianconero che saluta alcuni tifosi allo Stadium e gli chiede di star vicini alla squadra verso la finale di Cardiff.

Andrea Barzagli

Andrea Barzagli

Pensi a una linea difensiva a 3 e quasi per automazione ti viene in mente un solo elenco: Barzagli-Bonucci-Chiellini. Sempre vicini dall’ottobre 2011, quando Antonio Conte varò il primo 3-5-2 in un pirotecnico pareggio a Napoli, separati solo in parte dal recente cambio di modulo. In Champions League, Allegri ha scelto il 36enne di Fiesole nella linea a 4. Terzino destro di posizione, capace di approssimare allo zero le sbavature: lo ha fatto dal suo arrivo, a gennaio 2011, quando la Juventus lo prelevò per due spiccioli dal Wolfsburg. Quando si ritirerà, mancherà come il pane al calcio italiano. L’ora non sembra però essere giunta.

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

Bonucci è come il potere: logora chi non lo ha. Perchè un difensore centrale con quei piedi oggi nel calcio europeo non c’è. Le spalle larghe di Barzagli e Chiellini gli hanno permesso di migliorare in marcatura, un mental coach al suo fianco gli ha indotto un’esponenziale crescita della fiducia nei propri mezzi. Idolo della folla bianconera, dall’esclusione post-discussione con Allegri a Oporto, nell’andata degli ottavi di Champions League, non ha ciccato una partita che fosse una. Nei sei scudetti ci sono anche suoi gol pesanti: quelli all’Inter nella scorsa stagione e al Napoli nel 2012 su tutti.

Giorgio Chiellini

Giorgio Chiellini

King Kong, come i suoi tifosi lo chiamano scherzosamente, ha imparato a gestirsi negli anni: bianconero dal 2004, quando approdò nella rosa stellare guidata da Fabio Capello come terzino dal grande fisico ma dai piedi ruvidi, è presto stato convertito in difensore centrale. Dalla scalata avviata in serie B, che vivrà il suo acme il 3 giugno al Millennium Stadium, c’è tanto del Chiello: gli infortuni muscolari lo hanno spesso frenato, ma nelle notti in cui contava esserci il numero 3 ha sempre risposto “presente”. Non a caso due anni fa a Berlino la Juventus pagò il suo forfait nella finale contro il Barcellona.

Dani Alves

Dani Alves

La concorrenza per la corsia destra nel 3-5-2 era delle migliori: Stephan Lichsteiner e Juan Cuadrado. Non ce ne vogliano il laterale svizzero, unico degli esascudettati a rimanere fuori dalla Top 11, e il vulcanico esterno colombiano, ma quello che ha fatto vedere Dani Alves in questi otto mesi vale la freccia del sorpasso. Non tanta quantità, riferita al numero di partite giocate, ma che qualità: basti pensare al contributo nella doppia semifinale di Champions League contro il Monaco, decisa da tre assist e una rete dell’ex Barcellona. Era arrivato a Torino con una missione: “insegnare a vincere”. Per ora le prime ripetizioni sono andate bene, in attesa dell’esame del 3 giugno.

Paul Pogba

Paul Pogba

Nelle ultime ore le sue immagini con l’Europa League conquistata a Stoccolma con la maglia del Manchester United stanno facendo il giro del mondo. La corsa di Paul alla conquista di un posto al sole tra i top players europei ha però avuto il via a Torino, dove era arrivato nel 2012 con i galloni di promessa in attesa di consacrazione, appena 19enne. A suon di classe, allunghi e qualità si era preso una maglia da titolare. Quattro scudetti, dei quali l’ultimo (stagione 2015/2016) festeggiato da assoluto trascinatore.

Andrea Pirlo

Andrea Pirlo

Qualcuno potrebbe rumoreggiare: e la classe di Pjanic? E l’acume di Khedira. Spiace, ma restano fuori dal listone bianconero. La cabina di regia è di Pirlo, uno dei pilastri della rifondazione bianconera: il suo arrivo a Torino era stato accolto con perplessità, ma il numero 21 ha convinto detrattori e Antonio Conte, confermandosi leader dentro e fuori dal campo. Punizioni decisive (alla Fiorentina, Europa League 2013/2014) e giocate illuminanti fino all’estate 2015, quella dell’addio verso gli States. Non prima di essersi riconciliato anche con Allegri, condividendo con l’attuale allenatore la vittoria di un campionato e una Coppa Italia. E a dicembre The Italian Maestro potrebbe tornare all’ombra della Mole, nei panni di ambasciatore.

Claudio Marchisio

Claudio Marchisio

Lo confessiamo: non è stato semplice sciogliere il ballottaggio con Vidal, altro protagonista del quadriennio 2011-2015. Con Marchisio si premia però la continuità, quella assicurata da un prodotto del settore giovanile bianconero che negli anni ha sempre dimostrato ai suoi allenatori di essere indispensabile, o quasi. Mezzala di qualità o rifinitore nel primo biennio di Conte, regista dopo l’addio di Pirlo, ora rincalzo di lusso al rientro da un crack al crociato. Battaglia e fioretto, spada ed eleganza: la Signora e il suo principino, un amore eterno.

Alex Sandro

Alex Sandro

26 milioni di euro per un terzino che arriva dal campionato portoghese? Alzi la mano chi non ha fatto questa considerazione con sguardo perplesso nell’estate 2015, quando la Juventus acquistò Alex Sandro dal Porto. Chi scrive lo ha già fatto. Sbagliavo, sbagliavamo: perchè Alex Sandro non è “solo” un terzino. Spinge come un’ala e imposta con piedi da interno di centrocampo. Da De Ceglie a lui, passando per Giaccherini, Peluso, Asamoah ed Evra, si spiega simbolicamente la crescita del progetto Juventus.

Carlos Tevez

Carlitos Tevez

In attacco la scelta è a dir poco complicata: qualunque nome ne esclude un altro, almeno altrettanto forte. L’impatto che però Carlos Tevez è riuscito ad avere in due anni di Juventus non ha ancora pari, almeno dal punto di vista dei numeri. 96 partite e 50 reti, più di una gioia ogni due incontri, vincendo due scudetti e una Coppa Italia, oltre a sfiorare la Champions. Numeri che sommati alla capacità di indossare quella numero 10 rimasta senza proprietà dall’addio di Alessandro Del Piero (che simbolicamente avrebbe meritato di essere nella lista) ne hanno fatto un beniamino della tifoseria, immagine solo scalfita dal suo addio in direzione Boca Juniors.

Paulo Dybala

Paulo Dybala

Giù la maschera, o la Dybala Mask. Perchè lui e non Higuain? I numeri direbbero Pipita, ma la classe che agli innamorati bianconeri di vecchia data ricorda Sivori e alla critica ispira previsioni di vittoria del Pallone d’Oro di qui a pochi anni ci fanno optare per Paulo. In pochi hanno avuto la capacità di impattare in una realtà così importante come Dybala ha fatto dallo scorso anno: seconda punta, fantasista o regista avanzato, poco cambia. Ci sono due versioni della Juventus: quella con il numero 21 e quella senza. E tanto basta per farne già “leggenda”, anche se la carta d’identità recita 1993 alla voce “anno di nascita”.

Massimiliano Allegri

Allenatore: Massimiliano Allegri

Antonio Conte ha rappresentato il meccanico in grado di rimettere in piedi una macchina finita fuori strada, Massimiliano Allegri è il manager che ha reso un’ottima intelaiatura la base per un cammino quasi inarrestabile. Accolto dai fischi della stessa tifoseria e dallo scetticismo generale nell’estate 2014, ha risposto con le sole armi che conosce: lavoro e convinzione nelle proprie idee. Le stesse lentamente assimilate dai calciatori fino alla svolta tattica. Il tutto con fermezza e garbo al tempo stesso: sin qui ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Italia, cedendo solo due finali di Supercoppa Italiana ai rigori contro Napoli e Milan. Ha perso per strada Vidal, Pogba, Pirlo, Morata e Tevez, ma quasi nessuno se ne è accorto. È la sua Juventus più forte? A Cardiff, probabilmente arriverà la risposta al dilemma.