Dalla Francia…alla Francia. L’edizione 2016 dell’Europeo di calcio, la numero 15 della storia, torna a varcare le Alpi, laddove si svolse nel 1960 al suo esordio: la coppa la conquistò l’Urss, e questo basterebbe a stilare una piena cesura con il passato. L’arrivederci si estende anche alla formula che fu: non più 16 nazionali qualificate, ma 24, per la prima volta nella storia. Numeri enormi se pensiamo che nella prima edizione erano 4, diventate 8 nel 1980 e allargate a 16 nell’edizione 1996 giocata in Inghilterra. La noblesse oblige del calcio cede il passo alla sua concezione pop, voluta fortemente dal presidente dell’Uefa Michel Platini, da sempre tra i promotori di un allargamento delle frontiere del calcio ai paesi minori.

E così sia fatta la volontà di “Le Roi”. Così nove gironi di qualificazione, 53 squadre in campo, per oltre 500 partite che si sono rincorse da un capo all’altro del continente hanno animato 14 mesi di sfide, fino alle qualificazioni dello scorso novembre.  Viene  meno così la possibilità di rintracciare una costante, un’unità, un’identità geografica o geopolitica delle 24 squadre ai nastri di partenza: chi ascrive alle forze speciali del calcio quella di essere uno sport avventuroso, lotteristico, quasi ribelle alle normali classificazioni fatte dal mondo, troverà grossi motivi di conforto scorrendo i nomi delle partecipanti alla kermesse continentale.

Perciò, salite a bordo con Betclic e “Le Rendez-Vous”-Road to Euro 2016: l’occasione giusta per conoscere aneddoti, curiosità, leggende, tradizioni e storia di 24 differenti capitali. Il biglietto si paga in attenzione e voglia di leggere: al termine di ogni puntata in luogo di un banale aperitivo, ci sarà un gol da non dimenticare firmato dalla nazionale di turno, in attesa di vederla in campo negli stadi francesi.

Gianni Infantino durante il sorteggio di Euro 2016
Gianni Infantino durante il sorteggio di Euro 2016

Albania, Austria, Belgio, Croazia, Francia, Galles, Germania, Inghilterra, Irlanda, Irlanda del Nord, Islanda, Italia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. Questo l’elenco degli ammessi alla prova continentale, in scrupoloso ordine alfabetico. Ci sono 10 titoli continentali (non ce ne vogliano Unione Sovietica e Cecoslovacchia se inseriamo la Germania Ovest nel novero), 11 coppe mondiali sollevate e 718 milioni di abitanti interessati. Si prevede un torneo più lungo ma meno intenso e stancante: durerà almeno un mese e il pubblico avrà una portata paneuropea: “Divide et impera” in pieno stile Platini, insomma. Gloria quasi per tutti, ma competitività che presumibilmente tornerà a farla da padrona solo dai quarti in avanti: il pericolo squadre-materasso è dietro l’angolo nella fase a gironi, da cui usciranno qualificate tutte le prime e le seconde, nonché le migliori terze, per dar vita a un’altra novità per gli Europei, gli ottavi di finale.

Un’edizione che, inutile negarlo, strizza anche l’occhio agli interessi dello show-business: 24 squadre in campo equivalgono a un totale di 51 partite disputate, ben 20 in più dell’ultima edizione, e molti più introiti dai diritti televisivi, considerando che tutte le emittenti nazionali dei Paesi partecipanti pagheranno per trasmettere l’intera manifestazione. Dopo una lunga melina, anche in Italia la querelle si è sbloccata: sulla Rai andranno in chiaro 23 match, mentre su Sky, grazie a un accordo con la Rai, verranno trasmessi, esclusivamente in modalità pay tv, tutti i 51 incontri della manifestazione calcistica, per un pacchetto dal prezzo non molto superiore a 50 milioni di euro e quindi accessibile per entrambi i broadcaster.

Per gli italiani si riparte da quella notte del primo luglio 2012, quella finale raggiunta in Polonia superando lungo la strada Inghilterra e Germania prima che la Spagna presentasse il conto a una nazionale sì generosa ma anche in là con l’età: 4-0 finale, ma applausi per tutti. Proprio le Furie Rosse, inserite nel gruppo D con Repubblica Ceca, Turchia e Croazia, cercheranno di entrare nella storia con il triplete continentale (dopo Euro 2008 e Euro 2012) che mai a nessuno è riuscito prima. Missione difficile, ma non impossibile per chi ha realizzato già quello iridato vincendo anche i Mondiali del 2010.

Celebrare l’arte del calcio: è questa la scritta ideale presente alle porte transalpine a cinque mesi dal calcio d’inizio: “Credo che l’Europa abbia i mezzi per proporre 24 squadre di alto livello -aveva assicurato Platini prima della sospensione del Tas che l’aveva inibito per 90 giorni, sorteggio dicembrino incluso- quando una federazione nazionale partecipa a un torneo è orgogliosa di farlo e può sfruttare l’occasione per promuovere il calcio”.

Beau Jeu, il pallone di Euro 2016
Beau Jeu, il pallone di Euro 2016

Estendere il più possibile alla periferia del continente gli orizzonti del calcio europeo. È questo il diktat che ha accompagnato il percorso di qualificazione, è questo il pensiero che sorvolerà sull’Interrail di Betclic: un viaggio virtuale sulle rotaie di un calcio dorato e misterioso, inedito e luminoso. Vi condurremo alla scoperta delle nazionali e delle nazioni che daranno vita a Euro 2016, partendo dal girone A, dove la Francia e la Svizzera, cugini mai vicini, guardano a est con Romania e Albania; derby anche nel gruppo B, con Inghilterra e Galles esponenti diversi di una Gran Bretagna che incrocerà anche Russia e Slovacchia; il gruppo C pullula di storia, recente e meno, con Germania, Polonia, Irlanda del Nord e Ucraina.

Scritto del girone D con la Spagna testa di serie, risuona di calcio anni ’90 il gruppo E, con l’Italia opposta a Svezia, Belgio e Irlanda, avversari nel destino azzurro nei mondiali del 1986, 1990 e 1994. Austria e Ungheria cercheranno di dar filo da torcere al Portogallo nel gruppo F, dove dalla nazione dell’Europa continentale con il punto più a ovest (Cabo da Roca) ci spingeremo in Islanda, verso la nazione più piccola e occidentale con i suoi 323mila abitanti.

Perché equilibrio tecnico e equilibrio geografico quasi mai concordano: e se è vero che la palla è rotonda, l’imprevedibile è pane quotidiano.