Quella che doveva essere la stagione del sorpasso dell’Italia ai danni di Germania o Inghilterra nel ranking UEFA, con conseguente ritorno alle quattro squadre in Champions League, si sta già trasformando da agosto in un’annata complicata. La Sampdoria è stata eliminata al terzo turno preliminare di Europa League dai non certo irresistibili serbi del Vojvodina, capaci di vincere 0-4 all’Olimpico di Torino, la Lazio si è fatta buttare fuori dal Bayer Leverkusen nei play-off di Champions League, perdendo 3-0 in Germania dopo aver ottenuto un prezioso 1-0 all’andata che doveva e poteva essere difeso molto meglio. Con sei squadre rimaste in corsa per la fase a gironi, di cui solo due nella coppa principale, servirà uno sforzo maggiore per riprendere l’Inghilterra, perché anche quest’anno le italiane hanno fallito ai play-off.

I PLAY-OFF DI CHAMPIONS LEAGUE: DISASTRO TOTALE

Nel 2009 Michel Platini ha cambiato i criteri di qualificazione alla Champions League, dividendo i turni preliminari in “Campioni” e “Piazzate” per dare più posti nei gironi alle squadre vincitrici dei campionati di minor prestigio, che solitamente venivano eliminati da formazioni più forti arrivate però in terza o quarta posizione nei rispettivi tornei nazionali. Fino a quel momento le squadre italiane avevano quasi sempre passato i turni preliminari di Champions League (solo quattro eliminate su ventiquattro dal 1992 al 2008: il Parma nel 1999 e 2001, l’Inter nel 2000 e il Chievo nel 2006), ma da lì in poi è stato un flop assoluto. Solo la Fiorentina nel 2009 e il Milan nel 2013 hanno passato il turno, le altre cinque sono tutte uscite: la Sampdoria nel 2010, l’Udinese nel 2011 e 2012, il Napoli nel 2014 e la Lazio nel 2015. Certo, alcune eliminazioni sono arrivate anche per sfortuna (la Samp prese gol nel recupero, l’Udinese col Braga uscì per il folle cucchiaio di Maicosuel ai rigori), ma il dato negativo non può essere solo frutto della cattiva sorte e va analizzato.

LE RIPERCUSSIONI SULLA STAGIONE

Dover giocare un turno preliminare delle coppe europee porta inevitabilmente ad anticipare la preparazione per affrontarlo al meglio. Bisogna però farlo bene, perché sennò i guai continuano durante l’arco di tutta la stagione: c’è chi, come l’Atlético Madrid 2011-2012 e il Siviglia 2013-2014, ha vinto l’Europa League partendo dal terzo turno preliminare (fine luglio) e senza lasciar perdere la Liga (entrambe hanno finito al quinto posto), mentre in Italia il Chievo 2006-2007 e la Sampdoria 2010-2011 hanno iniziato perdendo il turno preliminare di Champions League e hanno finito con la retrocessione in Serie B. Allestire una squadra competitiva per competere su più fronti dev’essere una priorità di qualsiasi società qualificata alle coppe, e gli allenatori non devono vedere l’impegno durante la settimana come una scocciatura, anche perché il rischio di fallire sia in coppa sia in campionato è molto alto. C’è da cambiare e in fretta se si vuole tornare nell’élite del calcio.

GLI ERRORI DELLE SQUADRE ITALIANE

C’è una brutta regola non scritta del calcio che purtroppo le squadre italiane seguono alla lettera pur essendosi dimostrata un autogol clamoroso: si comprano uno o più giocatori importanti solo dopo aver ottenuto l’accesso alla fase a gironi di Champions League. Questo è un errore inaccettabile, perché i rinforzi dovrebbero essere fatti prima, in modo da avere più forza ai play-off e guadagnare terreno rispetto alle avversarie straniere, di norma più preparate a inizio stagione. Un altro errore sembra essere il metodo di allenamento nel precampionato: è acclarato che chi affronta le italiane corra di più e regga molto meglio il campo, non sarebbe dunque il caso di rivedere la preparazione estiva, magari prendendo spunto dalle big europee da cui bisognerebbe anche copiare la mentalità, visto che fuori dall’Italia snobbare una partita o un torneo non esiste ed è grazie ai risultati in Europa League che la Germania ha soffiato all’Italia il terzo posto nel ranking. Infine c’è da sfatare il falso mito di chi afferma che si giochi troppo: tolta la Bundesliga tutti i principali campionati non solo sono a venti squadre, ma iniziano prima della Serie A e nessuno si lamenta.

Gianni infantino e Giorgio Marchetti durante un sorteggio di UEFA Champions League.

La stagione appena cominciata è uno snodo fondamentale per capire le ambizioni dell’Italia nel panorama calcistico internazionale, dove ha perso terreno soprattutto per le disastrose prestazioni in Europa League, vedi le uscite del Palermo col Thun e della Roma con lo Slovan Bratislava nel 2011. Ripetere quanto di buono fatto l’anno scorso, con la Juventus finalista in Champions League e due squadre semifinaliste in Europa League, potrebbe valere il ritorno al terzo posto nel ranking UEFA: la fortuna è che l’Inghilterra, nazione su cui bisogna fare la corsa, ha già perso il West Ham al terzo turno preliminare e il Southampton ai play-off di Europa League, in più dividerà i punti ottenuti per otto, ciò significa che un risultato positivo di un’italiana varrà sempre più di uno di un’inglese: l’impresa è possibile, ma non bisogna più fare altre figuracce.

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