Non chiamatelo miracolo, dice Ranieri. “I miei giocatori si fanno un mazzo così, corrono il doppio degli altri e tatticamente hanno capito che noi non siamo il Barcellona. Si chiama umiltà, i miracoli li lasciamo a qualcun altro“. Detta così, non fa una piega. Ma se questo del Leicester non è un miracolo urge un neologismo che ne identifichi la natura. Siamo andati a sfogliare gli almanacchi e abbiamo scoperto che l’universo del football europeo potrebbe tranquillamente essere diviso in due ere. Prima e dopo il 1992, anno in cui la Coppa dei Campioni diventa Champions League, con tutto ciò che ne consegue.

Soldi, proventi televisivi, distribuzione sempre meno equa delle ricchezze e quindi della capacità di spesa. Non è un caso che, a partire da quella data, l’albo d’oro dei quattro principali campionati d’Europa (Inghilterra, Spagna, Italia e Germania) inizi a prendere un’altra forma, fino ad arrivare al dominio di poche società, a cicli lunghissimi di titoli vinti sempre dalla stessa squadra o a domini di coppie in stile Barcellona – Real Madrid, Milan – Juventus, Manchester United – Chelsea. Il 1991 è stato l’ultimo anno in cui, in Italia, ha trionfato un’outsider, la Sampdoria, che non a caso l’anno dopo disputerà la finale di Champions League, perdendola e chiudendo di fatto il suo ciclo.

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Negli anni a seguire il dominio di Milan, Juventus e Inter sarà interrotto solo dalla parentesi romana. Ma se per il Leicester non si può parlare di miracolo, ancora meno si può fare per Lazio (2000) e Roma (2001). Non solo le due squadre trionfarono a cavallo del Giubileo, ma i rispettivi presidenti, Cragnotti e Sensi costruirono squadroni spendendo miliardi e acquistando giocatori fortissimi come Mancini, Salas, Batistuta ed Emerson, giusto per citarne qualcuno. Per trovare una squadra in salsa Leicester bisogna andare al 1985, con il Verona di Bagnoli, una compagine che somigliava molto agli inglesi di Ranieri, ma che poteva contare su un campionato molto più equilibrato. Non ci dimentichiamo che negli anni ’80, pur di giocare in Italia, giocatori come Zico (tra i più forti al mondo) accettavano di giocare con l’Udinese.

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Ancora meno vario l’albo d’oro spagnolo: anche qui si potrebbe rimanere stupiti a vedere il nome del Deportivo La Coruna, anch’esso campione sul finire degli anni ’90. Ma nel Super Depor giocavano Bebeto, Denilson e Mauro Silva, non certo Vardy e Okazaky, con tutto il rispetto. Altre sorprese presunte furono il Valencia di Benitez nel 2004 (squadra che veniva comunque da due finali di Champions perse) e l’Atletico di due stagioni fa che fece gridare al miracolo, ma che è pur sempre una nobilissima di Spagna. Piuttosto poteva essere (e non lo fu) un vero miracolo quello della Real Sociedad di Kovacevic che nel 2003 perse il titolo all’ultima giornata in maniera piuttosto rocambolesca sul campo del Celta Vigo, dopo aver dominato il campionato, poi vinto dal Real Madrid di Ronaldo, e da chi sennò. No, non Cristiano, l’altro.

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Quella Real Sociedad annoverava tra le sue fila un giovanissimo Xabi Alonso ed era una squadra molto basca e combattiva. Non bastò. In Germania le cose, negli ultimi anni sono state un po’ più divertenti, ma dobbiamo andare indietro di quasi nove stagioni per vedere l’ultimo titolo a sorpresa: quello del Wofsburg, che però ad onor del vero, aveva speso parecchi euro (alcuni anche in Italia con Barzagli e Zaccardo) per portare nella città del Maggiolino il Meisterschale. La vera grande sorpresa fu semmai il Kaiserslautern del 1997-1998, quella sì, una squadra senza troppi fronzoli capace di far impazzire il Fritz Walter Stadium, uno dei campi più caldi di Germania.

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E in Inghilterra? Non a caso la riforma della Premier League, già Big League, coincide con la riforma Champions. Prima di allora sono molti i titoli a sorpresa compreso l’ultimo vinto dal Leeds di Cantona (nel 1991, stesso anno della Sampdoria), mentre dal 1992 sono Arsenal, Manchester United e Chelsea a dividersi la gloria. Non considereremo il City un outsider (troppi soldi) e per questo motivo l’unico successo davvero sorprendente rimane quello del Blackburn Rovers. L’incontro decisivo si giocò ad Anfield Road il 14 maggio 1995. Nonostante la sconfitta per 2-1 contro il Liverpool, i Rovers misero in bacheca il titolo grazie al pareggio dello United, diretta rivale, in casa contro il West Ham. Piccolo particolare: in quella stagione il cannoniere Alan Shearer fu capace di mettere a segno 34 reti in 42 partite. Giocava in coppia con Sutton e quel titolo fu l’ultima vera magia della Premier.

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Adesso sì che possiamo capire meglio cosa sta facendo il Leicester. Quelle rare volte in cui ha trionfato una squadra a sorpresa, si trattava quasi sempre di una squadra che aveva speso soldi, non di una che all’inizio del campionato era indicata tra le candidate alla retrocessione. E se non volete chiamarlo miracolo, chiamatelo eccezione. Una straordinaria eccezione. Andrà bene lo stesso.

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