La Juventus è campione d’Italia per la quarta volta di fila, ha raggiunto la finale di Coppa Italia e da ieri anche quella di Champions League. Stagione sorprendente e ancora di là dal concludersi, come neanche i più ottimisti avrebbero potuto pronosticare quest’estate. A maggior ragione dopo il terremoto-Conte e l’approdo di Massimo Allegri in panchina, contestato al suo arrivo a Vinovo e costretto a pedalare in salita per buona parte del campionato. Eppure l’ex tecnico rossonero si è mostrato molto abile a entrare in punta di piedi nell’ambiente bianconero, farsi subito ben volere dai leader dello spogliatoio e conquistare l’intero gruppo con una gestione lineare, aperta al dialogo e soprattutto meno ossessiva e carica di tensione rispetto al “regime del terrore” imposto da Conte nei tre campionati precedenti. Ma dove si è vista maggiormente la mano di Allegri? Ci sono tanti momenti chiave nella stagione bianconera, ma abbiamo provato a individuare le cinque gare perfette sotto la gestione dell’allenatore livornese.

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Juventus-Olympiacos, 3-2 (4 novembre 2014)

Da molti indicata – a giusta ragione – come la gara della svolta stagionale: la partita in cui Allegri si è preso la Juventus e le ha impresso la sua impronta. In palio c’è il passaggio agli ottavi, i bianconeri hanno bisogno di una vittoria, ma il gioco non è ancora fluido. Il tecnico sceglie così di giocarsela con il suo modulo: passa alla difesa a quattro e all’impiego del trequartista dietro le punte. La squadra si impone col risultato di 3-2, sia pure con qualche brivido di troppo, e Allegri acquisisce ulteriori punti all’interno dello spogliatoio.

Juventus-Real Madrid, 2-1 (5 maggio 2015)

Più che nel ritorno al Bernabeu, la Juve costruisce il suo passaggio all’andata, con una gara aggressiva che sorprende i madridisti. Allegri, privo di Pogba, rinuncia a Pereyra e rinforza il centrocampo con Sturaro al fianco di Pirlo e Marchisio; davanti Vidal da “falso” trequartista che, in fase di non possesso, si trasforma in elemento prezioso per i raddoppi sugli esterni. La vittoria finale avrebbe potuto essere anche più larga, ma la squadra, una volta di più, acquisisce la consapevolezza di poter dire la sua anche lontano dallo Juventus Stadium.

Fiorentina-Juventus, 0-3 (7 aprile 2015)

Dopo la sconfitta per 2-1 all’andata, sembrava che la Juve potesse tirare i remi in barca e rinunciare al primo obiettivo stagionale; a maggior ragione a seguito delle defezioni di Pirlo, Pogba e Tevez. E invece Allegri pungola a dovere i suoi, pesca Matri dal cilindro (autore del primo gol) da affiancare a Morata, ottiene gli straordinari da Marchisio nei panni di regista e si porta a casa un’importante rivincita ai danni di Montella, che lo aveva fatto penare anche in campionato.

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Juventus-Lazio, 2-0 (18 aprile 2015)

Contro la squadra rivelazione per buona parte del torneo, arrivata per giunta allo Stadium forte di otto vittorie consecutive, la Juventus stacca il definitivo pass per lo scudetto. Gara cinica, da grande squadra e chiusa dopo una sola frazione, in virtù delle reti di Tevez e Bonucci. Nella ripresa nessuna concessione alla super trequarti biancoceleste, lasciata all’asciutto.

Borussia Dortmund-Juventus, 0-3 (18 marzo 2015)

Se la vittoria sull’Olympiacos ha convinto i bianconeri di poter passare alla difesa a quattro senza grossi disagi o patemi, la vittoria a Dortmund nel ritorno degli ottavi ha rinsaldato le certezze di potersela giocare ovunque e contro chiunque. Solito mattatore Tevez che, dopo appena tre minuti, si inventa un gol meraviglioso che spazza via ogni timore e lancia i suoi sulle ali dell’entusiasmo.

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