Lstoria del Milan è piena di campioni. E di giocatori indimenticabili. Alcuni di questi hanno continuato a lavorare per la società rossonera, altri potrebbero tornare: si fanno i nomi di SeedorfPaolo Maldini, per esempio. Non in panchina, ma dietro la scrivania. Il Diavolo ha sostanzialmente segnato almeno tre epoche: dal Gre-No-Li a quella degli anni ’60 con Gianni Rivera a farla da padrone, a quella di Silvio Berlusconi che ha riportato in cima all’Italia e all’Europa il Milan degli olandesi.

Abbiamo scelto 10 calciatori che possono entrare di diritto nella Top Ten del Diavolo. Lasciandone fuori altri, che si sarebbero meritati uguale trattamento. Si tratta, naturalmente, di una scelta soggettiva. Vediamo questa ipotetica All Stars rossonera.

 Gianni Rivera

L’abatino, da una definizione di Gianni Brera, è stato un calciatore dalla classe cristallina. Che non solo ha vinto negli anni ’60 con il Milan, ma che ha chiuso la carriera conquistando la stella nel 1978/79. Anche in Nazionale si è tolto belle soddisfazioni, conquistando le Olimpiadi del ’68 e arrivando secondo ai Mondiali del 1970, dopo l’indimenticabile 4-3 alla Germania in semifinale e le polemiche per la staffetta con Sandro Mazzola. Diciannove anni con il Milan e un palmares da assoluto fuoriclasse: tre campionati italiani, 4 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale. Nel ’69 anche il Pallone d’oro.

Gianni Rivera

Marco van Basten

Attaccante devastante e fragile. Il cigno di Utrecht che ha fatto le fortune del Milan degli olandesi e di Arrigo Sacchi. Otto anni al Milan, 147 presenze e 90 gol. Quattro volte campione d’Italia, quattro Supercoppe italiane, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e 2 Supercoppe Europee. Ben tre Palloni d’oro e una Scarpa d’oro. Un campionato europeo con l’Olanda. Attaccante di classe e di potenza, alcuni suoi gol rimarranno per sempre tra i più belli di tutta la storia del calcio (come quello all’Europeo 1988 contro l’Urss in finale).

Paolo Maldini

Un terzino fluidificante come lui in Italia era ed è merce rara. Sulle orme di Antonio Cabrini, e con un cognome scomodo come quello del papà Cesare, Paolino si è inserito alla perfezione nel Milan di Sacchi. Una vita in rossonero, con cui non si è lasciato bene. Record difficilmente eguagliabili, come cinque Coppe Campioni/Champions League vinte, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Mondiale per Club. Sette scudetti, tanto per gradire. Nel 2009 anche il premio Uefa alla carriera.

Franco Baresi

Il capitano e basta. L’uomo che comandava la retroguardia e metteva inesorabilmente in fuorigioco gli avversari. Franco Baresi, il numero 6 del Milan, fratello di Giuseppe – avversario nell’Inter. Il suo braccio alzato era quasi un ordine, anche per gli arbitri. Il Piscinin prima, Kaiser Franz poi. Quanti soprannomi! E quante vittorie. E’ stato eletto dai tifosi il Milanista del secolo: e scusate se è poco. Ha guidato il Milan alla risalita dalla serie B fino ai trionfi europei. Elegante, duro, pure campione del mondo con l’Italia nel 1982 (anche se da comprimario, vista la presenza di Gaetano Scirea). E’ stato inserito nella Hall of Fame italiana.

Franco Baresi

Ruud Gullit

Ruud Gullit, le treccine più famose degli anni ’80. Giocatore universale nel reparto offensivo, imprescindibile. Fisico. Dopo gli inizi della carriera da libero, lo spostamento più avanti. Insuperabile in progressione, di testa e nei dribbling. Se van Basten era il centravanti, Ruud spaccava le difese. Anche lui ha vinto tutto con il Milan ed era nella squadra che triturò il Barcellona 4-0. Il Pallone d’oro nel 1987.

Andrij Shevchenko

Diverso da Marco van Basten, ma micidiale in area di rigore. Shevchenko fa parte dell’ultimo Milan vincente. Quello di Carlo Ancelotti. Decisivo nella finale di Champions League 2002-2003, a Manchester contro la Juventus, con il rigore del successo. Ha vinto ovunque ha giocato. Due volte capocannoniere della Champions e della serie A. Il Pallone d’oro nel 2004: 127 gol con la maglia del Diavolo.

Andrea Pirlo

Prima del tradimento Juve, è stato il regista illuminato del Milan di Ancelotti. Inventato giocatore davanti alla difesa, con le sue punizioni ha fatto male più di una volta. Dieci anni in rossonero: due scudetti, due Champions e un Mondiale per club. A Milanello sono in tanti a rimpiangerlo. Nel 2006 campione del mondo con l’Italia e miglior giocatore della finale contro la Francia.

Juan Alberto Schiaffino

Interno di sinistra e regista, al Milan dal 1954 al 1960. In tutto, 47 gol in 149 presenze. Arrivò al Milan dal Penarol per 52 milioni di lire.  I media uruguayani scrissero che perdevano il Dio del Pallone. A 30 anni, tutti lo davano sul viale del tramonto e lui, per risposta, conquistò 3 scudetti e 1 coppa Latina. Con l’Uruguay era stato protagonista, nel 1950, del Maracanazo, la vittoria mondiale contro il Brasile al Maracanà.

Ricardo Kakà

Centrocampista, trequartista, guastatore d’area di rigore. Questo è stato Ricardo Kakà, uno che faceva cantare la palla. Il Milan lo ha avuto per sei anni, prima del ritorno (nostalgico e nulla più) e, in quelle stagioni, ha illuminato San Siro. Trascinando il Milan alla conquista della Champions e del Mondiale per Club. Nell’anno magico 2007, in cui conquista anche il Pallone d’oro. Campione del mondo con il Brasile nel 2002.

Kaka

Gunnar Nordahl

Il pompiere, la testa di ariete del Milan del Gre – No – Li. Svedese, fortissimo di testa, in rossonero dal 1949 al 1956. Uno score impressionante: 210 reti in 257 presenze. Due volte scudettato, in Italia, un oro olimpico a Londra 1948. Per cinque volte capocannoniere della serie A, con 35, 34, 26, 23 e 27 segnature. Un altro record? Lui ha tirato solo due rigori nella sua carriera. I gol erano tutti su azione.

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