L’approdo di Metta World Peace, al secolo Ron Artest, a Cantù ha generato grande fermento nel mondo del basket italiano. Era da tempo, infatti, che non capitava di poter apprezzare alle nostre latitudini star Nba di prima grandezza (e Metta lo è, avendo anche vinto un titolo con i Lakers), sia pure – come nel caso in questione – sul viale del tramonto. Nella storia più recente è accaduto, al contrario, che il nostro campionato si sia rivelato una sorta di trampolino di lancio per tanti che adesso continuano a giocare ad alti livelli al di là dell’Oceano in franchigie di primo piano; eppure tra gli anni ’80 e ’90 la storia è stata diversa.

Per questo oggi ci siamo divertiti a raccogliere in un’ideale top-10 dei migliori predecessori di Metta World Peace, considerando essenzialmente due parametri: da un lato l’effettivo contributo offerto alla squadre, dall’altro la suggestione creata dal loro approdo in Italia. In alcuni casi, come vedrete, il primo parametro è stato nulla, sovrastato però dal secondo. Un esempio su tutti? Lo trovate al numero 10.

1. Bob McAdoo

Se fate il suo nome a un tifoso dell’Olimpia Milan over35, lo vedrete inevitabilmente illuminarsi e cominciare a ricordare i meravigliosi anni degli scudetti e delle Coppe europee. Dopo essere stato rookie of the year nel 1973, MVP nel 1975, aver vinto due anelli Nba con i Lakers e disputato 13 stagioni in Nba, Bob ha vestito la maglia dell’Olimpia tra il 1986 e il 1993 vincendo 2 campionati, 2 Coppe dei Campioni, una Intercontinentale e una Coppa Italia. Ha vestito anche le maglie di Forlì e Fabriano prima di chiudere la carriera a 42 anni.

2. Dominique Wilkins

In Italia il suo nome resterà per sempre legato a quel fallo sul tiro da tre punti (realizzato) di Danilovic che costò alla Fortitudo Bologna uno scudetto contro gli odiati rivali della Kinder, eppure alcuni ignorano che Dominique è stato una star Nba di primissima grandezza. Dodicesimo miglior marcatore di tutti i tempi (con quasi 27mila punti), 9 volte Nba All Star, due volte vincitore della gara delle schiacciate, miglior marcatore nel 1986, medaglia d’oro ai Mondiali di Toronto. E questo solo per citare alcuni dei suoi primati. Era soprannominato The Human Highlight Film e in carriera ha vestito le maglie di Atlanta Hawks, Los Angeles Clippers, Boston Celtics in Nba, quindi una parentesi in Grecia con il Panathinaikos, il ritorno in Usa con i San Antonio Spurs, a seguire la stagione alla Fortitudo e infine la chiusura di carriera a Orlando con i Magic.

3. Darryl Dawkins

Lungo dominante, se ce n’è uno (211 cm per 120 kg). In Nba è stato la quinta scelta di Philadelphia 76ers, ha vestito anche le maglie di New Jersey Nets, Utah Jazz e Detroit Pistons. Nel 1989, a 32 anni, approda in Italia a Torino in A2, dove al termine della stagione conquista la promozione nella massima serie. Ci resta un altro anno e poi passa a Milano, salvo poi chiudere la carriera a Forlì.

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4. Spud Webb

Con i suoi 168 cm è stato uno degli atleti più bassi della Nba, eppure nel 1986 è stato capace di imporsi nella Nba Slam Dunk Contest, la gara delle schiacciate dell’All Star Game: un primato che ha fatto di lui un uomo volante a tutti gli effetti. In America ha vestito le maglie di Atlanta Hawks, Sacramento Kings, Minnesota Timberwolves e Orlando Magic. In Italia, invece, si è visto solo per tre partite con la Scaligera Verona tra il dicembre del 1996 e il gennaio del 1997: un regalo di Natale svanito troppo in fretta, a causa di problemi fisici e di ambientamento, ma che non ha scalfito le grandi suggestioni legate al suo arrivo.

5. Orlando Woolridge

Sesta scelta assoluta dei Chicago, ha vestito anche le maglie di New Jersey Nets, Los Angeles Lakers, Denver Nuggets, Detroit Pistons, Milwaukee Bucks, Philadelphia 76ers. È approdato in Italia nel 1994 vestendo la maglia della Benetton Treviso. Con i veneti ha conquistato subito una finale scudetto (persa poi contro la Virtus Bologna) e vinto due trofei: la Coppa d’Europa (poi denominata Coppa Saporta) e la Coppa Italia; di quest’ultima fu eletto miglior giocatore della manifestazione. Nella stagione successiva si trasferisce proprio alla Virtus Bologna, dove conquista ancora una volta i play-off scudetto, ma la squadra viene sconfitta in semifinale dalla Stefanel Milano. Si ritira al termine dell’avventura italiana e muore prematuramente nel 2012 per problemi cardiaci.

6. Mahmoud Abdul Rauf

Terza scelta assoluta del draft NBA del ’90, chiamato dai Denver Nuggets, dove rimane sei stagioni, sfiorando il record di tutti i tempi per la precisione ai liberi (95.6% nel ’93-’94); in due campionati, sempre in maglia Nuggets, ha viaggiato alla media di 19,2 punti a partita, ma nel 1996 è passato alla storia soprattutto per la decisione di rimanere negli spogliatoi prima di una partita, per non cantare l’inno americano, poiché considerava la bandiera a stelle e strisce un simbolo di oppressione. Scambiato con Sacramento, ha vestito anche la maglia del Fenerbahce. Approda a Roseto nel 2004-2005, dove mette insieme 424 punti in 21 partite.

7. Vinny Del Negro

Di chiare origini italiane (i nonni erano di Salerno), viene scelto come numero 29 da Sacramento. Dopo due stagioni ai Kings, nel 1990 approda in Italia alla Benetton Basket Treviso dove, in coppia con Toni Kukoc, vince da protagonista lo scudetto del 1992, con una media punti di oltre 25 a partita. Dopo lo scudetto torna in Nba, dove veste la maglia dei San Antonio Spurs per sei campionati, quindi nel 1999 fa un’altra fugace apparizione alla Fortitudo Bologna durante la sospensione dela Nba per la serrata dei proprietari. Gli ultimi spiccioli di carriera con Milwaukee Bucks, Phoenix Suns e Golden State Warriors, prima di diventare uno stimato allenatore.

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8. Earl Boykins

Un altro piccoletto di grandissimo talento. Alto solo 163 cm, è riuscito a costruirsi una buona carriera Nba grazie alla capacità di rendersi efficace anche in pochi minuti di utilizzo. In America ha vestito le maglie di New Jersey Nets, Cleveland Cavaliers, Orlando Magic, L.A. Clippers, Golden State Warriors, Denver Nuggets, Milwaukee Bucks, Charlotte Bobcats, Washington Wizards, Houston Rockets. L’approdo in Italia nel 2008-2009, alla Virtus Bologna con cui colleziona 30 partite e qualche capriccio di troppo che rischia di chiudere anzitempo la sua avventura, che finisce comunque al termine della stagione con il ritorno oltreoceano.

9. Jim Brewer

In Italia sarà sempre ricordato per la stoppata all’ultimo secondo della finale di Coppa dei Campioni su Vittorio Gallinari, che decretò la vittoria della sua Cantù nel derby contro Milano. Al di là dell’importantissimo successo di Grenoble, nel 1983, Brewer è anche tanto altro. Lungo, con ottime doti atletiche, capace di vincere un campionato Nba con i Lakers (1982), ha vestito anche le altre prestigiose maglie dei Cleveland Cavs, Portland Trail Blazers e Detroit Pistons.

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10. Shawn Kemp

Giocatore “all around”, tra i più dominanti della Lega. Soprannominato “The Reign Man” (il regnante”) ha fatto di dinamismo, atletismo, potenza e tecnica i suoi punti di forza che lo hanno portato a essere 6 volte NBA All-Star, una volta McDonald’s All American e medaglia d’oro ai Mondiali di Toronto nel 1994. Nell’estate 2008 Kemp, a 39 anni e 5 dopo il suo ritiro, si accorda con Montegranaro. Dopo numerosi ritardi e incomprensioni, però, la squadra decide di tagliarlo ponendo fine a uno dei più grandi sogni coltivati da una squadra italiana. Ai tifosi non rimase che apprezzarlo in alcune sporadiche apparizioni in allenamento di cui si registrano ancora tracce su Youtube.

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