Scegliere 10 partite, tra tutte quelle che sono state disputate nell’anno che volge al termine, non è un’impresa semplice. Abbiamo scelto tra i principali campionati, la Champions League, l’Europa League e i Mondiali del Brasile. Il criterio di scelta non è solo legato alla spettacolarità della gara, ma anche alla tensione, ai protagonisti, ai significati che spesso una partita porta con sé accrescendone perciò il fascino. Succede quando una squadra come l’Atletico Madrid è chiamata a fare l’impresa andandosi a prendere lo scudetto al Camp Nou, o quando il Liverpool supera il Manchester City e pensa di essersi assicurato lo scudetto. Di queste e altre storie parleremo nel post, ma andiamo per ordine:

23 marzo, Real Madrid-Barcellona (3-4)

El Clàsico. La partita della partite in versione deluxe. Messi contro Ronaldo, Ancelotti contro Martino in un Santiago Bernabeu vestito di bianco. Apre Iniesta segnando il suo primo gol al Bernabeu. Poi un uno-due tremendo di Benzema, finché Messi non va ad agganciare Di Stefano segnando il gol del pareggio. È solo il primo tempo. Cristiano Ronaldo si procura un rigore e lo trasforma ma Neymar sfugge a Ramos e si fa atterrare. Rigore ed espulsione che Messi trasforma. C’è ancora il tempo per un palo clamoroso di Dani Alves ma soprattutto per un altro rigore, che Messi trasforma mandando in estasi il popolo catalano.

8 aprile, Chelsea-Paris Saint Germain (2-0)

Non una partita altamente spettacolare, ma piena di significati. Il Paris Saint Germain ha battuto il Chelsea in casa, all’andata dei quarti di finale di Champions, con il risultato di 3 a 1. Un risultato che non lascia molte speranze agli uomini di Mourinho. Già, se solo non fossero allenati dal vate di Setubal. Inoltre il PSG, che investe da anni per conquistare un prestigioso trofeo internazionale, sembra finalmente pronto a superare l’esame di maturità. Ma forse è proprio per questo che scende in campo con sufficienza e si fa schiacciare dal Chelsea che ha preparato benissimo la partita. Segna Schürrle alla mezz’ora, poi è arrembaggio ma il PSG sembra poter uscire indenne. Fino a quando non scatta Ba, non proprio una prima scelta di Mourinho, e raddoppia, a due minuti dalla fine, regalando la qualificazione ai Blues. La corsa di Mourinho, per andare ad abbracciare i propri giocatori, è una delle immagini sportive più belle del 2014. 

13 aprile, Liverpool-Manchester City (3-2)

Dopo 25 anni il Liverpool torna a giocare un match valido per il titolo. L’ultima volta che i Reds si sono laureati campioni il torneo di sua maestà si chiamava Big League e Gerrard era poco più di un bambino. Lo stadio è stracolmo, ma ad Anfield non è una novità. Ma quando Sturridge sblocca la gara si sente, eccome, la differenza tra una partita normale e una che vale la Premier. Qualche minuto dopo raddoppia Skrtel ma il City di Pellegrino è un osso durissimo. Che presto torna in partita.

Nel secondo tempo prima Silva e poi un’autorete di Mignolet riportano il risultato in parità. Sembra addirittura che il City possa vincerla la partita. Ha più gamba e l’inerzia dalla propria parte. Ma un mezzo liscio di Kompany mette Coutinho nella condizione di calciare. L’ex oggetto misterioso dell’Inter la piazza all’angolino. Tre a due. A fine partita il discorso epico di Gerrard, che raduna i compagni a centrocampo “Mancano ancora poche partite, manteniamo i piedi per terra“. Peccato che gli dei del calcio, spietati come non mai, destineranno a lui un pesantissimo errore la settimana dopo contro il Chelsea. Errore che costerà di fatto il titolo ai Reds.

1 maggio, Valencia-Siviglia (3-1)

Semifinale di Europa League, derby di Spagna, partita apparentemente chiusa perché il Siviglia ha già vinto la gara di andata per 2 a 0. Ma a Valencia nella remuntada ci credono eccome. Pronti via e il Valencia va in vantaggio nella bolgia del Mestalla. Bastano 25 minuti alla squadra di Pizzi per rimettere tutto in discussione con un colpo di testa prepotente di Jonas. Si, se puede, recita uno striscione in curva. E a Pizzi, allenatore del Valencia, non sembra vero. A venti minuti dalla fine arriva addirittura il 3 a 0 di Mathieu, che manderebbe il Valencia direttamente in finale evitando i supplementari.

Ma qui inizia un’altra partita. Quella della tensione e della paura. Il Valencia arretra, adesso è il Siviglia, impaurito fino ad un minuto primo a non aver nulla da perdere. Minuto 95: da un fallo laterale a difesa schierata nasce un rimpallo che porta il pallone sulla testa di M’Bia. Mentre il pallone termina il rete potete vedere i giocatori del Valencia cadere a terra, come colpiti a morte, uno dopo l’altro. E quelli del Siviglia correre all’impazzata verso Torino, dove andranno a prendersi una coppa incredibile.

17 maggio, Barcellona-Atletico Madrid (1-1)

Ci sono partite che sono meravigliose anche se non sono bellissime. Perché sono talmente piene di pathos che la bellezza è nei volti dei protagonisti. Eroi come Simeone, Godin, Arda Turan, che restituiscono ai colchoneros un titolo che manca da più di 15 anni. L’Atletico arriva all’appuntamento decisivo con la consapevolezza che si può vincere tutto (Liga e Champions) o si può restare con un pugno di mosche dopo una cavalcata mostruosa. E l’inizio della partita non lascia presagire nulla di buono. Pronti via e si fa male Diego Costa, dopo qualche minuto Simeone e costretto a perdere anche Turan.

A fine primo tempo Sanchez porta il vantaggio il Barcellona che sarebbe, a quel punto, campione di Spagna. Quando tutto sembra perduto arriva l’intervallo. Mi piace immaginare Simeone che guarda in faccia i suoi e dice soltanto “Siamo arrivati fino a qui, non mi importa come ma questa partita non possiamo proprio perderla”. È di Godin, ad inizio ripresa, il gol che vale il decimo titolo della Liga.

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15 giugno, Italia-Inghilterra (2-1)

In un Mondiale da dimenticare anche noi abbiamo vissuto la nostra notte di gloria. Un’illusione, come certe sere d’estate. La sensazione di aver superato l’ostacolo più difficile, mentre presto ci accorgeremo di essere noi e l’Inghilterra le vere cenerentole del girone. Ma quella notte sembra di assistere ad una partita di altri tempi con i nostri azzurri disposti a patire l’umidità di Manaus pur di portare a casa la vittoria. Pirlo gioca una gara sontuosa mettendo in scena il meglio del suo repertorio compreso un assist senza toccare il pallone. È la finta con la quale fa scorrere il pallone verso Marchisio, che porta in vantaggio l’Italia.

L’Inghilterra di Hodgson non ci sta, e dopo qualche minuto pareggia con Sturridge. I nostri appaiono provati, ci pensa Paletta, in maniera sgraziata ma efficace, a togliere i grattacapi alla difesa. Nel secondo tempo Candreva trova con un cross millimetrico, la testa di Balotelli, che segna il suo primo (e ultimo) gol al Mondiale. È anche l’ultima volta che abbiamo avuto notizie di Mario, nel 2014.

8 luglio, Brasile-Germania (1-7)

Cosa c’è di bello in una partita che finisce con un risultato così netto? Ve lo dico subito: l’incredulità. Novanta minuti di incredulità che avrebbero fatto felice qualunque regista. L’incredulità di Lowe, allenatore tedesco, nel vedere la sua Germania passeggiare in casa del Brasile. Quella dei giocatori tedeschi, ogni qualvolta vedono la rete gonfiarsi. Quella di chi, da casa, sta vedendo la Germania giocare con la maglia del Flamengo a Belo Horizonte. L’incredulità di Julio Cesar, portiere del Brasile passato da eroe a vittima sacrificale in meno di quattro giorni.

Le sue lacrime iniziano a scendere ben prima del novantesimo. Come quelle di David Luiz ma soprattutto quelle dei tifosi brasiliani inquadrati dalle telecamere. A turno si vedono piangere anziani, giovani, donne e bambini. Il tutto mentre la Germania impone una delle più umilianti lezioni di calcio che il Brasile ricordi. Sotto gli occhi di uno Scolari che, a differenza di tutti gli altri protagonisti di questa storia, a ciò che sta accadendo ci crede eccome. Forse era proprio lui, il mister brasiliano, l’unico a conoscere i limiti di quel Brasile.

14 settembre, Parma-Milan (4-5)

Il campionato italiano non offre certo spunti epici negli ultimi tempi, eppure il Milan di Inzaghi nelle prime giornate ha dato spettacolo, offrendo prove più vincenti che convincenti, ma comunque divertenti, come quella di Parma. Una partita dove in realtà si è visto di tutto: giocate, errori (alcuni grossolani come quelli del portiere Diego Lopez), decisioni arbitrali dubbie, sanzioni disciplinari. Ma soprattutto si è visto uno dei gol più belli del 2014: il colpo di tacco di Menez che, in corsa su un campo bagnato, riesce persino ad alzare il pallone quel tanto che basta per eludere l’intervento in scivolata del difensore. La faccia di Galliani dice tutto.

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5 ottobre, Juventus-Roma (3-2)

Se questo scontro al vertice fosse stato giocato in un altro campionato o in Champions League a quest’ora staremmo ancora parlando di quanto è stato appassionante e staremmo commentando le magie di Pjanic e Pirlo anziché parlare dei presunti errori di Rocchi. Presunti, perché rivisti alla moviola dopo quasi tre mesi non si riesce a capire se quel fallo avviene dentro o fuori dall’area e se la trattenuta su Totti procura danno o meno. In compenso l’IFAB (l’ente che detta le regole nel mondo) ci ha informato che il gol di Bonucci è valido e che Vidal non è da considerare in posizione punibile di fuorigioco.

Della partita resta poco, eppure è stata un gran partita, con continui ribaltamenti e il risultato sempre in bilico. E allora non ci resta che una preghiera: Bonucci, ti prego, la prossima volta mandala in tribuna (cit. Fabio Fanelli).

1 novembre, Bayern Monaco-Borussia Dortmund (2-1)

Le partite tra bavaresi e gialloneri di Dortmund non sono mai banali. Lo scontro del 1 novembre però non è un match al vertice, ma una partita apparentemente senza storia. Primo il Bayern schiacciasassi di Guardiola, che ha appena triturato la Roma a domicilio, terzultimo il Borussia di Klopp. Che però ha un grande pregio: non si da mai per vinto. Campioni di Germania contro detentori della Coppa, un Clasico anche qui. È Marco Reus a portare in vantaggio il Borussia con un colpo di testa che beffa Neuer facendo esplodere il gremitissimo (e rumorosissimo) settore ospiti.

Poi il Bayern inizia a schiacciare l’avversario sbagliando però le più elementari delle occasioni per la disperazione di Guardiola. Weidenfeller chiude la porta a Muller, a Robben e a Lewandowski. Ma è proprio lui, l’ex centravanti del Dortmund, a pareggiare i conti ad inizio ripresa per la gioia di Guardiola e di un altro grande ex: Matthias Sammer, ultimo pallone d’oro tedesco. A cinque minuti dalla fine, dopo una pressione spaventosa, Ribery si fa atterrare da Subotic procurandosi un rigore fondamentale. Rigore che Robben trasforma allontanando gli incubi di un titolo svanito contro il Dortmund proprio a causa di un suo errore dal dischetto. E per voi quali sono le partite indimenticabili del 2014?