Il mio gesto di esultanza è un passo di danza giamaicano che ho personalizzato. Significa ‘To the world’, dalla Giamaica a tutto il mondo. E’ venuto per caso però ha attecchito: ho visto anche dei bambini giapponesi che lo facevano“. Parole e musica di Usain Bolt, l’uomo più veloce del Mondo, capace di trionfare con una continuità e una semplicità disarmanti sulle gare dei 100 e 200 metri. Un vincitore incontrastato che ha reso il suo modo di festeggiare le vittorie un marchio registrato, un “brand” riconoscibile ovunque.

Le esultanze e la gestualità nello sport costituiscono una gamma ampia e diversificata, che negli anni continua a proporre una complessità sempre maggiore, alimentate anche dall”attenzione mediatica; giornali, tv e internet, infatti, hanno trasformato dei perfetti sconosciuti in fenomeni che un tempo sarebbero rimasti vincolati in confini ben più stretti.

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dello Stjarnan: il nome magari dirà poco, ma vi sarete sicuramente imbattuti in una delle numerose esultanze che hanno reso famosa nel mondo una squadra islandese che per meriti sportivi non avrebbe mai raggiunto una simile visibilità. Lasciate partire il video qui di seguito e vi accorgerete della loro genialità: coreografie studiate a tavolino e provate in allenamento probabilmente molto più degli stessi schemi del loro allenatore. Ce n’è per tutti i gusti: dalla cyclette umana al parto naturale simulato, sino all’attaccante che s’improvvisa Rambo e stermina i compagni uno dopo l’altro. Follia allo stato puro (in senso buono), sia pure un po’ troppo ragionata e per certi versi artefatta.

Diciamocela tutta: l’esultanza è un’esplosione di gioia, un momento di pazzia collettiva incontrastata. Una reazione istintiva che può coinvolgere una squadra, uno stadio, una nazione intera. È bello vivere e godersi anche l’irrazionalità di quell’attimo, come quella mostrata dal gesto di Graziano Pellé, l’attaccante salentino che continua a far parlare di sé Oltremanica.

Il centravanti del Southampton, infatti, dopo una rete al Manchester United, si è lasciato ispirare dai Mondiali di Rugby in corso di svolgimento, fingendo di piazzare una meta oltre la linea di fondo e sotto lo sguardo divertito dei tifosi: il gesto in sé ha rischiato di provocargli problemi alla spalla, ma non gli ha impedito nel resto del match di siglare una personale doppietta che ha fatto venire i sudori freddi a van Gaal, tecnico dei Red Devils tra i suoi principali ammiratori sin dai tempi dell’Az Alkmaar.

Quali sono le 10 esultanze del calcio moderno che hanno fatto la storia, ciascuna a modo proprio? Scopriamolo insieme!

Impossibile dimenticare, tra le più celebri esultanze polemiche, la “sniffata” sulla riga di fondo di Robbie Fowler in un Everton-Liverpool. Il giocatore rispose così a quanti avevano adombrato sospetti sulle sue abitudini extra-calcistiche e si beccò, dopo il rigore realizzato e il conseguente “festeggiamento”, anche i provvedimenti disciplinari dell’arbitro.

Solo urlacci e insulti dall’allora suo pubblico per Zlatan Ibrahimovic che, ormai agli sgoccioli della sua avventura con l’Inter, decise di celebrare uno dei suoi tanti gol guardando negli occhi gli ultras nerazzurri e zittendoli polemicamente. A proposito di Inter, ha più volte fatto venire le palpitazioni ai suoi allenatori il nigeriano Obafemi Martins: una scheggia impazzita capace di festeggiare le sue reti con sei-sette salti mortali all’indietro, costringendo i compagni a tenersi ben alla larga per evitare guai. Della categoria dei saltatori fa parte anche il neo-juventino Hernanes, attiratosi le ire degli ex tifosi laziali proprio per aver festeggiato con una capriola volante un gol su punizione in un Inter-Lazio dello scorso anno.

Ma c’è anche chi è riuscito nell’impresa di aggiungere “accessori” ai festeggiamenti dopo un gol. Ai tempi del Palermo, Fabrizio Miccoli, da grande appassionato di wrestling, ha indossato la maschera del wrestler messicano Rey Misterio e in un’altra occasione un berretto di John Cena accompagnato dal classico gesto “You can’t see me”.

Gesti un po’ più teneri hanno visto, invece, l’attaccante del Borussia Dortmund, Pierre Aubameyang, indossare una maschera dell’Uomo Ragno, mentre l’ex juventino Carlos Tevez aveva nascosto un ciuccio nei pantaloncini per esultare alla maniera dei suoi figli.

Totti

Nella nostra classifica entrano anche due idoli dei romanisti: quel Francesco Totti autore di un selfie sotto la curva giallorossa, durante un derby pareggiato con la Lazio, al quale è bastato un telefonino passato dalla panchina per far accrescere ulteriormente la sua fama mondiale, e Alessandro Florenzi, diventato un manifesto dell’amore per i nonni. Dopo la rete realizzata al Cagliari infatti, il 24 giallorosso ha raggiunto la nonna in tribuna per abbracciarla e dedicarle il gol.

Molto meno scenografiche ma ugualmente di impatto mediatico la statua dopo il gol alla Germania, messa in mostra da un Mario Balotelli già celebre per la t-shirt “Why always me” ai tempi del Manchester City, e quel Mark Bresciano, l’australiano di Palermo, che finiva per incantarsi dopo ogni rete, almeno fino all’arrivo dei compagni.

Menzione d’onore per due allenatori veraci: l’intramontabile Carletto Mazzone che, dopo un’incredibile rimonta del suo Brescia sul campo dell’Atalanta, mantenne la promessa di andare a festeggiare sotto una curva nerazzurra che, per tutta la partita, lo aveva beccato e insultato; Alberto Malesani, autore di corse verso i propri giocatori e di espressioni da vero ultrà, che lo hanno accompagnato nella sua carriera in Europa.

La lista potrebbe diventerebbe davvero interminabile, quindi facciamo così: perché non ci segnalate voi quelle che abbiamo dimenticato?

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