Annunciato, atteso, ma finora non pervenuto. La Lazio si è ritrovata, ma Marcelo Bielsa non c’era. Colpa del ‘Tata’ Martino che si è dimesso da commissario tecnico dell’Argentina, facendo venire voglia al ‘Loco’ di sostituirlo. Claudio Lotito rischia di restare con un pugno di mosche in mano, dopo aver inseguito per più di un mese l’argentino. Dopo averlo praticamente ingaggiato, con tanto di firma.

In realtà, a Formello si sta vivendo un vero e proprio giallo. La squadra si raduna per la nuova stagione, Bielsa non c’è. Fonti ufficiali parlano di problemi con il visto, ma è proprio nelle ore in cui Martino lascia che il suo connazionale rinvia l’arrivo. Una coincidenza? Più che Mister Bielsa, diventa mister(o) ‘Loco’. Si sussurra che l’allenatore non abbia gradito le (non) mosse della Società biancoceleste, ossia i mancati ingaggi di Valencia e di Pato. In generale, un mercato bloccato, nonostante le promesse del patron in Argentina.

Marcelo Bielsa

GIOVEDÌ, GIORNO CRUCIALE

Se Bielsa sta bluffando lo sapremo tra poche ore. Domani mattina, infatti, il Loco dovrebbe sbarcare a Roma. Di prima mattina. Dopo aver viaggiato di notte. Se dall’aereo non dovesse scendere, però, sarebbe chiaro che c’è qualcosa in più oltre al visto che non arriva. E per tutto l’ambiente laziale sarebbe un duro colpo. L’arrivo di Marcelo ha scosso un ambiente ultimamente molto demoralizzato e in guerra con il presidente. Un ambiente ostile che, però, aveva visto come il Messia Bielsa. Un uomo capace di rendere coeso il mondo della squadra che va a dirigere: dalla dirigenza ai giocatori, fino alla tifoseria. Un uomo, però, capace pure di cambiare idea all’improvviso, come a Marsiglia dove si è dimesso dopo la prima giornata di campionato (persa).

Bielsa a Marsiglia

CHI È IL LOCO

Se lo chiamano il ‘Loco‘, il ‘Pazzo’, un motivo ci sarà. Se lo amano tanto da avergli intitolato uno stadio da vivo, quello del Newell’s Old Boys, pure. La Lazio ha bisogno di lui, di uno che dia uno scossone.

Da giocatore, è stato un difensore. Da tecnico, insiste con una massima: “Il calcio per noi è movimento, spostamento. Bisogna sempre correre. Ogni giocatore, in ogni circostanza, ha sempre una buona ragione per correre. Nel calcio non esiste una sola circostanza in cui un giocatore possa permettersi di stare fermo in campo”. Una filosofia.

Allena da una ventina di anni. Studia le partite in modo scientifico, è noto pure per le sue stranezze comportamentali. Ma ovunque è andato, ha portato risultati. E questa, alla fine, è l’unica cosa che conta per un allenatore. Lui, però, ha pure portato gioco offensivo, ‘champagne’, con il 3-3-1-3 o 3-3-3-1 sia con l’Argentina, sia con il Cile, sia con l’Athletic Bilbao, sia con l’Olympique Marsiglia.

IL PALMARES

Ad Atene 2004 ha vinto la medaglia d’oro, nella Coppa America del 2004 l’argento: sempre alla guida dell’Argentina. Come tecnico dell’Athletic Bilbao ha raggiunto la finale di Coppa del Re e dell’Europa League nello stesso anno, il 2012. Con il Cile, si è qualificato agli ottavi nei Mondiali del 2014, riuscendo tra l’altro a vincere la prima partita dopo 48 anni in una rassegna iridata (1-0 all’Honduras), per poi uscire contro il Brasile. In Cile è tuttora considerato un idolo, avendo vinto 34 delle 66 sfide disputate.

Direte: pochi trofei. Vero. Ma il motivo è che Bielsa preferisce andare ad allenare squadre di secondo piano. O comunque che hanno bisogno di venire risollevate. Certo, tornare ad allenare la Nazionale del suo Paese, alla vigilia delle Olimpiadi, è stuzzicante. Il motivo? Sempre lo stesso. Che l’Argentina fa fatica a presentarsi con una rosa all’altezza, visto che la maggior parte dei club ha detto di no alla convocazione di molti giocatori (come Dybala e Icardi). A Giochi finiti, magari, il Loco potrebbe pure decidere di lasciare. Indipendentemente dal risultato ottenuto.

Marcelo Bielsa

BIELSA DIXIT

“I cambiamenti, in una squadra, si attuano quando si vince, non quando si perde. Quando si perde, è il momento di osservare e capire”. Questa una delle tante frasi del Bielsa–pensiero. A Marsiglia, dirà: “Ho troppo rispetto della parola rivoluzione per credere che qui io ne stia facendo una”. E ancora: “L’identificazione con un pubblico è importante. Il nostro lavoro ha un grande peso sull’autostima della gente”. Per finire: Ci sono persone che si sentono migliori se la loro squadra va bene. Approfittarne non è nobile. In casa o fuori si va per vincere. Anche a Parigi contro il Psg. Pure loro amano il possesso palla, significa che se ce la toglieranno, andremo a riprendercela”.

“L’unico modo che ho io di intendere il calcio è la pressione costante, giocare nella metà campo avversaria ed essere i padroni del pallone”. Oppure: “Sono a favore di un calcio più aggressivo e meno paziente. Perché? Perché sono ansioso di natura e perché sono argentino”.

Bayern-Guardiola

QUELLI CHE… BIELSA IL MAESTRO

Bielsa è chiamato anche il ‘Maestro’. Perché insegna calcio e ha insegnato calcio a Diego Simeone e Pep Guardiola, che tuttora s’illumina parlando del suo ex allenatore: “È il migliore al mondo”. Il Cholismo, ma pure il tiki-taka sono figli del Loco. Contaminati con il pressing ossessivo, magari, danno vita al ‘Bielsismo’. Una sorta di ‘mago’ Herrera per le frasi che dice o che scrive negli spogliatoi, come: “La gente deve capire che il trionfo è l’eccezione. Gli esseri umani solo a volte trionfano. Il successo è deformante: rilassa, inganna, ci rende peggiori, ci aiuta a innamorarci eccessivamente di noi stessi”.

Bielsa - Ibrahimovic

IL FINE NON È SOLO LA VITTORIA

“Io competo per vincere. Ma è l’insuccesso che è formativo: ci rende stabili, ci avvicina alle nostre convinzioni, ci fa ritornare a essere coerenti. Se non distinguessi ciò che è realmente formativo da quello che è secondario, commetterei un errore enorme”. Sì, perché la gioia di una vittoria in una partita dura cinque minuti, la partita finisce e c’è un senso di effervescenza. Una sensazione di adrenalina al massimo che genera eccitazione e felicità. Ma sono solo cinque minuti, dopo c’è un enorme e grandissimo vuoto. È una solitudine indescrivibile”. La solitudine dei numeri uno.

mourinho

BIELSA NEL CAMPIONATO ITALIANO

Marcelo Bielsa nel campionato italiano andrebbe a colmare un grande vuoto. Renderebbe le conferenze stampa interessanti e avvincenti. Diciamo la verità: senza Mourinho e Conte, per i giornalisti non è facile tirare fuori i titoloni dai vari Allegri, Montella o Sarri. Talvolta, rischi pure di addormentarti. Il personaggio Bielsa servirebbe come il pane per alzare il livello del campionato italiano e di tutto ciò che ruota intorno.

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