9 giugno 2016. Spareggio di ritorno per guadagnarsi un posto al sole della serie A: al “Provinciale” di Erice, il Pescara di Massimo Oddo difende con le unghie e i denti un pareggio che estromette il Trapani dalla corsa e torna nella massima serie dopo tre stagioni di alti e bassi in B. Chi di voi non ricorda l’abbraccio, genuino e autentico, tra Oddo e il collega Serse Cosmi, ridotto in lacrime dopo una cavalcata estenuante e condita da agrodolci titoli di coda?

12 febbraio 2017, stadio “Gran Torino”: sotto di tre reti dopo 15 minuti contro i granata di Mihajlovic, un tempo compagno di squadra nella Lazio, e ormai alla guida di una volenterosa Armata Brancaleone, Massimo Oddo si lascia andare. Qualche lacrima, subito spenta dalla necessità di andare avanti e cercare di condire con dignità il finale di stagione che condurrà, a meno di miracoli, il Pescara nuovamente in serie B. Otto mesi per passare dal Paradiso all’Inferno del pallone: dall’etichetta di “nuovo che avanza” a quella di “sopravvalutato”. Ma la verità, come spesso capita, sta nel mezzo. E oggi racconta di un dietrofront societario fatto di conferme e addii: tutto in 24 ore.

Massimo Oddo e Serse Cosmi

Il segreto dei suoi occhi

Torniamo su quel primo piano. Dignitoso e arrendevole al tempo stesso. Negli occhi di Oddo, ripresi dalle telecamere di Sky, c’è la delusione per un progetto tecnico naufragato: quello improntato su un gioco veloce, lineare, palla a terra, che nelle prime giornate di campionato aveva anche pagato. 2-2 all’Adriatico contro il Napoli, annichilito per un tempo, all’esordio, sconfitta con onore (2-1, poi ribaltata dal Giudice Sportivo e rimasta l’unica vittoria del cammino biancoazzurro) in casa del Sassuolo, ko nel finale in casa contro l’Inter. E giù titoloni. Un Pescara bello, anche se privato del suo trascinatore, quel Gianluca Lapadula che era sceso a patti con…il Diavolo, sposando la causa del Milan (e come dargli torto, di fronte a certe chiamate).

La freschezza di fine estate ha ceduto poi il passo all’autunno: campi più pesanti, meno spazio per i ricami e prove d’appello fallite. Come lo 0-4 interno contro l’Empoli, uno scontro già cruciale anche se eravamo solo al 5 di novembre. Per non parlare dei rigori sbagliati: 5 su 7 calciati, un’enormità per chi non ha avuto un centravanti di peso in rosa fino a gennaio – quando sono arrivati Cerri e Gilardino, sin qui entrambi a secco – nonché macigni pesanti nella mente di una rosa inesperta.

Oddo Lacrime

Memushaj, specialista designato dagli 11 metri anche nell’anno della promozione in serie A, ha avviato la striscia negativa con una conclusione da incubo contro la Lazio nella gara d’andata: poteva essere il vantaggio, poi finì 3-0 per i biancocelesti. Ha proseguito Caprari, sbagliandone uno decisivo in casa contro la Samp, poi è toccato ancora a Memushaj a Crotone e a Biraghi col Sassuolo prima del secondo errore di Caprari, ancora contro la Lazio nel 2-6 di due domeniche fa. Nei fatti, però, c’è una maledizione che a Pescara conta un po’ di più: su 24 partite giocate, gli abruzzesi non ne hanno vinta neppure una sul campo. Così si spiega l’ultimo posto in classifica, prima ancora che con i rigori sbagliati. Quelli che Oddo, da capitano della Lazio, raramente falliva. Chissà che non gli sia mai passato di mente di allacciare gli scarpini e presentarsi dagli 11 metri.

Pescara, rigore sbagliato vs Lazio

Una sconfitta…in casa

E il primo vinto è proprio lui, Oddo. Nato a Pescara 41 anni fa, cresciuto calcisticamente nella Renato Curi. Lui che in un anno, sfiorando prima la promozione e poi ottenendola, era diventato l’idolo delle folle in casa Delfino. Più di qualche peccato originale, inutile nasconderlo, lo ha in tasca lo stesso mister: difesa spesso alta nonostante interpreti lenti e spesso inadeguati alla categoria, troppi cambi di modulo per degli equilibri psicologici fragili, squadra spesso sfilacciata. Anche così si spiegano i 55 gol incassati in 24 partite, più di due per domenica. Un handicap che le casse societarie non hanno risanato con la campagna di riparazione invernale, che ha aggiunto all’organico interpreti ai box da tempo (Stendardo, Bovo, Gilardino e Muntari) o scommesse inadatte a una rincorsa che ha bisogno di fari evidenti e radicati (Kastanos e Cubas), senza portare in cassa un portiere che possa rimpiazzare quel Bizzarri che in una stagione sta facendo dimenticare quanto di buono fatto in un decennio in Italia.

Messaggi subliminali

Le ore seguenti al 5-3 di Torino, un’altra Caporetto che ha portato i tifosi abruzzesi presenti allo stadio a lasciare il settore Ospiti a inizio ripresa, sono apparse il ritratto di un Pescara allo sbando. E non solo in campo. Basti pensare alla settimana che aveva portato alla trasferta piemontese: due auto di proprietà del presidente Daniele Sebastiani bruciate nel recinto di casa, le reciproche accuse, la volontà della proprietà di cedere a fine stagione. Manifesti di nervosismo, culminati in una prestazione a tratti indecorosa. Oddo si era trincerato nel silenzio, il direttore sportivo Leone aveva ammesso la “riflessione in atto in società”, con una separazione che appariva inevitabile.

Fino al comunicato diffuso nella serata di ieri: «Dopo una lunghissima giornata fatta di confronti e valutazioni, la Delfino Pescara 1936 con decisione unanime prosegue con la guida tecnica affidata a Massimo Oddo e il suo staff di lavoro». Ci sarà ancora lui, il “barbiere” di Germania 2006, a guidare gli allenamenti a Poggio degli Ulivi. Un messaggio per tutti: dalla squadra a quella frangia di tifoseria che prima della cena di Natale aveva invitato l’allenatore a boicottare i festeggiamenti e poi non aveva gradito il suo saluto alla curva laziale (maglia indossata per cinque stagioni) in occasione del 2-6 dell’Adriatico. Comunicazione, già, ma cifrata: durato meno di una chat su Telegram, l’app di messaggistica che consente di cancellare in pochi secondi i messaggi scambiati. Perchè seguita 12 ore dopo da questa nota:  «La Delfino Pescara 1936 dopo i confronti avvenuti nella giornata di ieri, ed un ulteriore confronto svolto quest’oggi tra il presidente Daniele Sebastiani il tecnico Massimo Oddo alla presenza del direttore sportivo Luca Leone, giunge a malincuore alla decisione di sollevare l’allenatore dalla guida tecnica biancazzurra insieme al suo secondo Marcello Donatelli, con la speranza che questo ulteriore sacrificio possa responsabilizzare l’attuale gruppo di calciatori affinchè non si ripetano mai più prestazioni come quelle offerte. La società ringrazia il tecnico Massimo Oddo per il lavoro fin qui svolto e le splendide soddisfazioni insieme regalate alla tifoseria tutta e augura allo stesso le migliori fortune sportive. Al momento la squadra segue il percorso di allenamento come da programma sotto la guida di Luciano Zauri. Nelle prossime ore la società renderà note le proprie decisioni in merito alla guida tecnica».

Massimo Oddo Pescara

Domani è già qui

Si fallisce tutti insieme e si risale tutti insieme. Il diktat veicolato ai calciatori è questo: non ci sono più scuse. La classifica vista oggi è un Everest, da scalare con neve e vento a sfavore: i numeri confinano il Pescara in ultima posizione (appena 9 punti), già lontano dalla Serie A, con la salvezza distante 13 punti. Restano i record negativi da evitare: superare per esempio i 21 punti del Treviso 2005/06, record negativo per un club di serie A a 20 squadre. O evitare di bissare il primato di sconfitte stabilito dallo stesso Pescara, che nel 2012/13 stabilì incassò ben 28 ko in un campionato a 38 giornate. A Pescara il mantra, di qui fino a maggio, sarà questo. Senza paura, ma tenendo bene a mente quegli occhi velati di lacrime per un’altra prestazione imbarazzante.

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