Ricordate Flash Gordon, il personaggio immaginario protagonista dell’omonima serie a fumetti di fantascienza ideata da Alex Raymond inugurata il 7 gennaio 1934 e pubblicata per quasi settant’anni negli Stati Uniti? A più di 80 anni di distanza, sta riprendendo forma nella Torino bianconera, con la maglia numero 11 sulle spalle e un nome esotico: Douglas Costa.

Da mistero a certezza

Già, perchè il soprannome di questo brasiliano nato e cresciuto a Sapucaia do Sul, nello Stato del Rio Grande do Sul, passato per il freddo di Donetsk e quello di Monaco di Baviera, è legato proprio alla creatura dell’immaginazione che in Italia trovava spazio sull’Avventuroso con il nome di Gordon Flasce. I motivi? Facile comprenderli. Legati alla velocità e al doppio passo, armi fondamentali nel bagaglio tattico di questo 27enne, sul quale la Juventus ha attivato uno degli investimenti più importanti dei tempi recenti: 6 milioni di euro per il prestito oneroso, 40 per il riscatto. Mezzo Higuain, per intenderci.

Il pianeta Mongo di Douglas, quello che nel fumetto Flash Gordon e Dale Arden abitavano per quasi 10 anni, fa rima con Allianz Stadium. Nei panni del dottor Zarkov c’è Massimiliano Allegri: è lui il demiurgo che sta cercando di plasmare le caratteristiche offensive del suo numero 11 nel concetto di gioco della Juventus: quello nel quale tutti, anche le stelle, devono sacrificarsi. Chiedere a Dybala, segugio di Jorginho a Napoli, per conferme.

Costa…tanto?

Sul gioco di parole si erano spesi in tanti dopo le prime prove di Douglas in bianconero: spezzoni di partita,  la prima da titolare in Serie A a settembre inoltrato nel derby contro il Torino e due prove di Champions League senza spunti tra il Camp Nou di Barcellona e l’Olympiacos avevano inaugurato la sagra del dubbio. “È veramente più forte di quei quattro là davanti?” si chiedevano in tanti. Dove per “quei 4” si intendeva Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain. Superare e abbattere, avversari e preconcetti, è stata sempre materia del 27enne verdeoro: prima rete in A (sin qui l’unica) alla Lazio il 15 ottobre, in una delle due sconfitte in campionato della Juventus.

Goleador, però, non lo è mai stato (7 centri al massimo fra campionato brasiliano, ucraino e tedesco): 38 reti in 202 partite con lo Shakthar, 14 su 77 caps con il Bayern Monaco, 2 in 30 incontri con il Gremio. La sua disciplina preferita è l’assist: cross tagliati o palloni filtranti che siano, in carriera ne ha serviti ben 78 vincenti con la maglia di club in 328 partite ufficiali. Uno ogni 4 incontri.

Corsia di sorpasso

I freddi numeri, però, non sono sufficienti per raccontare le potenzialità che il numero 11 può mettere sul piatto della Juventus: Allegri sta usando con lui bastone e carota. A volte ai dribbling sconquassanti che lo portano a liberare il mancino, Douglas ha imparato a sostituire il ripiegamento nell’azione difensiva (un recupero su Insigne all’altezza della bandierina a Napoli ne è esatta dimostrazione), elemento fondamentale nel 4-2-3-1, senza però dimenticare l’uno contro uno. “Senza doppia fase, qui difficilmente giocherai” è stato il messaggio dell’allenatore nelle stanze di Vinovo. Il brasiliano ha raccolto e studiato, tanto: soprattutto Cuadrado, altro sudamericano con la voglia di saltare l’avversario nelle corde, a volte adattato anche da terzino all’occorrenza, e Mario Mandzukic, il simbolo della lotta a tutto campo in casa bianconera. E allora tornano alla mente le parole pronunciate da Douglas al suo arrivo a Torino:

Questa squadra è fatta per vincere: credo di essere arrivato nel posto giusto al momento giusto.

Torino chiama Brasile

Il posto giusto, dove Allegri gli ha fatto assaggiare il campo come quasi nessuno:  19 presenze stagionali in tutte le competizioni, appena dopo Dybala (22), Higuain (21), e come Matuidi (18). Dietro ci sono tutti gli altri. A variare, però, è stata la qualità delle giocate: sono aumentate le occasioni create (2,17 di media contro 1,33), i dribbling riusciti (3 contro 2,17), i duelli in generale (7,83 contro 6) e quelli vinti (4,50 contro 3,67), così come i palloni recuperati (3,83 contro 2,50). In soldoni, la capacità di essere imprescindibile: quello che Douglas Costa vuole diventare per la Vecchia Signora e il Brasile: in Nazionale non trova posto dallo scorso giugno e i Mondiali 2018 sono nel mirino. Che nella fredda Torino questo brasiliano atipico possa anche trovare la rampa di lancio verso la Russia?