È proprio necessario fermare i campionati nel momento clou della stagione per lasciar spazio alle gare di qualificazione delle nazionali? Questa domanda se la sono posta ripetutamente sia i club sia i tifosi, che vedono di cattivo occhio le due settimane di sosta per partite certo non memorabili. Nell’immaginario collettivo la pausa per le nazionali viene definita come un qualcosa di noioso, inutile e persino rischioso per la salute dei calciatori, che spesso vanno incontro a metodi di allenamento ben diversi da quelli dei rispettivi club e rischiano di procurarsi infortuni anche piuttosto gravi: l’episodio di Claudio Marchisio di venerdì scorso rientra perfettamente in questa categoria, e la differenza di valutazione sull’infortunio dello juventino (lesione subtotale del legamento anteriore del ginocchio destro nella prima analisi, nessuna lesione e possibilità di rientrare a breve in campo negli esami fatti qualche ora dopo a Torino) non ha fatto altro che accrescere il malumore generale nei confronti degli impegni internazionali.

Claudio Marchisio in allenamento con l'Italia.

Dunque: la sosta per le nazionali non piace ai club e ai tifosi, la stampa fatica a riempire giornali e TV e a volte persino le stesse federazioni non sono entusiaste di come viene gestito il campionato. Perché organizzare la stagione così allora? La decisione nasce dal FIFA International Match Calendar, che prevede cinque date all’anno in cui si debbano giocare partite internazionali: fine marzo, inizio giugno, inizio settembre, inizio ottobre e inizio novembre. Per ciascuna gara ufficiale i giocatori devono essere a disposizione della rispettiva nazionale con quattro giorni d’anticipo rispetto alla data in cui si disputa la partita (cinque se si gioca in un altro continente), questo significa che i club devono rilasciare i propri tesserati per un totale di circa nove giorni, visto che si giocano due partite alla volta, ed ecco spiegato il motivo per cui è necessario fermare i campionati.

L’attuale calendario è in vigore dal 2014 e definisce le date fino al 2018 (qui il documento integrale), perciò almeno per i prossimi tre anni bisognerà mantenere questa organizzazione, nonostante ci siano state svariate critiche a riguardo, anche da parte dei club che ritengono troppo bassa la compensazione ottenuta dalla FIFA. C’è poi chi, come Antonio Conte, sta provando a inserire i famosi stage per migliorare la preparazione in vista degli appuntamenti importanti, ma non essendo date ufficiali i club non sono tenuti a lasciare i giocatori e per questo finora non hanno avuto grande riscontro, creando soltanto malumore da parte del CT azzurro.

I giocatori della nazionale Italiana Torino 30 03 2015 Juventus Stadium Football Calcio 2014 2015

Alla luce di quanto approfondito nel precedente paragrafo bisogna farci l’abitudine: purtroppo le soste per le nazionali saranno una realtà frequente almeno per altri tre anni, e i “malati” di calcio saranno costretti a rifugiarsi nei tornei che non seguono la sosta, come quelli sudamericani o le serie minori. I campionati si fermeranno ancora dopo le primissime giornate (spesso in Serie A dopo il primo turno, cosa quasi traumatica per chi ad agosto non aspetta altro che l’inizio della nuova stagione) e alla fine di marzo, proprio quando arrivano le partite a eliminazione diretta delle coppe europee e gli scontri diretti decisivi per il titolo in campo nazionale.

A partire dalle qualificazioni a EURO 2016 attualmente in corso di svolgimento la UEFA ha migliorato il calendario dei gironi europei con la Settimana del calcio, che spalma ogni giornata su tre giorni con orari prefissati per favorire il mercato televisivo, l’idea ha migliorato l’interesse nei confronti delle qualificazioni ma non basta, perché si tratta pur sempre di partite dallo scarso appeal spesso contro nazionali di basso livello, e in generale in Italia gli azzurri vengono seguiti realmente solo nei tornei maggiori come Europei e Mondiali. L’auspicio è che la FIFA riequilibri il calendario, destinando le partite internazionali in date meno problematiche, magari seguendo l’esempio del basket che racchiude queste gare all’interno di un mese fuori dai campionati (solitamente agosto, con le squadre che si radunano a luglio facendo una preparazione vera e non i pochi giorni dati ai commissari tecnici del calcio) senza intralciare il corso della stagione. Di certo la struttura attuale non farà altro che riproporre le polemiche a ogni sosta, e periodicamente bisognerà tornare a discutere su quanto siano noiose le due settimane di pausa dai campionati.

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