La settimana perfetta. Quella di Han Kwang-Song, primo giocatore nordcoreano a esordire in Serie A il 2 aprile al Sant’Elia contro il Palermo, e primo marcatore nordcoreano sette giorni dopo contro il Torino, accolto con un boato dal suo pubblico nonostante la rete non sia servita a fare punti.

Han è un classe 1998, arrivato a gennaio in Italia, non senza polemiche. Contro i granata, era sbucato dalla panchina all’80’ al posto di un idolo locale, Sau, e 15 minuti dopo stava esultando per la prima rete di sempre in serie A, di testa, su cross di Farias. La storia del giocatore venuto da Pyongyang va raccontata.

Il servizio scouting del Cagliari, a cui viene segnalato, lo prende in prova. Han si allena con la Primavera, si comincia a parlare bene di lui. Al Torneo di Viareggio il tecnico della prima squadra, Massimo Rastelli, si convince che Han può essere aggregato alla prima squadra. Non passa molto perché sempre l’allenatore decida di dargli qualche opportunità di assaggiare la massima serie italiana. Il resto, è attualità.

A notare Han per primo è stato Alessandro Dominici, responsabile dell’Italian Soccer Management di Perugia. Dominici, per chi non lo sapesse, è lo stesso che ha portato nel nostro calcio Nakata e Ahn. Insomma, un grande conoscitore del calcio orientale. Han è prodotto della nuova politica del dittatore Kim Jong-un e di suo papà, il ‘Caro Leader’, che decidono di affidarsi a due accademie calcistiche con lo slogan: “Faremo giocatori più forti di Messi”: sono la Fundaciòn Marcet di Barcellona e l’Italian Soccer Management di Perugia.

Da Perugia a Cagliari grazie al procuratore Alessandro Stemperini, che convince il Cagliari a prendere in prova il giocatore nordcoreano. Le doti sul campo di Han convincono i sardi a prenderlo. Gli garantiscono vitto e alloggio e uno stipendio di 1.200 euro lordi al mese, il che si accompagna alle polemiche. Il caso finisce addirittura in Parlamento, con due interrogazioni firmate dal Pd: “Gli stipendi ai lavoratori nordcoreani alimentano la dittatura di Pyongyang”.

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Ma Han va al di là della politica, evidentemente. È un talento puro, uno degli appena 50 giocatori nordcoreani tesserati negli ultimi 30 anni da società estere. La Corea del Nord, poi, per l’Italia finora aveva solo il nome di Pak Doo-Ik, l’uomo che al Mondiale d’Inghilterra 1966 ci buttò fuori, causando una delle più grandi umiliazioni della storia calcistica italiana. Quell’Italia, allenata da Edmondo Fabbri, al ritorno in patria venne accolta dal lancio di arance e pomodori. Pak non era un professionista: da caporale dell’esercito nordcoreano diventò sergente e poi istruttore di ginnastica. La leggenda sulla sua professione di dentista è appunto una leggenda. In realtà, Pak era abilitato alla professione, ma non l’ha mai esercitata.

Non ci sono solo 51 anni tra Pak e Han, ma anche il fatto che il giovane di oggi è invece a tutti gli effetti un calciatore professionista. Quello stipendio da 1.200 euro lordi presto diventerà un contratto vero e proprio. Il Cagliari lo ha strappato alla concorrenza dell’Ajax, ma il suo record sarebbe potuto non essere tale se l’anno scorso la Fiorentina avesse utilizzato un altro nordcoreano, Choe Song Hyok, tesserato ma mai fatto esordire in serie A.

Gli strani intrecci tra politica e calcio non finiscono comunque con le interrogazioni parlamentari. Secondo ‘La Stampa’, infatti, a favorire l’approdo in Italia di Han sarebbe stato un viaggio in Corea del Nord (2014) del senatore di Forza Italia Antonio Razzi. Con lui c’era anche Dominici, che notando le potenzialità del ragazzo, ha deciso di ammetterlo all’accademia perugina.

Han non è però una meteora. Il ‘Guardian’ lo ha inserito tra i 50 giocatori classe 1998 più promettenti al mondo. Si era segnalato già con la maglia della Nazionale nordcoreana Under 17 ai Mondiali di categoria. Difficilmente sarà uno di quei ragazzi che il regime nordcoreano manda all’estero per imparare a giocare a calcio bene e per studiare, con la promessa che torneranno in Corea del Nord per insegnare ai connazionali. A meno che non si perda per strada, naturalmente.

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Al Fantacalcio c’è stata la corsa ad assicurarselo per questo finale di stagione in cui molte squadre che non hanno più obiettivi – vedi il Cagliari – fanno debuttare i più giovani. Han troverà sicuramente parecchio spazio da qui alla fine e potrebbe riservare altri ‘+3’ a chi avrà il coraggio di Massimo Restelli, affidandosi a lui.

Chiudiamo con un augurio che però rischia di diventare pure un incubo per il nostro. Potrebbe esordire con la Nazionale maggiore della Corea del Nord. E questo sarebbe un guaio. Perché chi ci gioca, se perde, non viene semplicemente sgridato. No, il dittatore Kim Jong-un, al ritorno dai Mondiali 2010 in Sudafrica, riservò autentiche punizioni al ct e ai calciatori. Le colpe? Aver perso tutte le partite del girone. L’allenatore, Kim Jong-hun finì ai lavori forzati, la squadra venne portata al Palazzo della Cultura e sottoposta per sei ore a una critica ideologica davanti a 400 dignitari comunisti. I calciatori sarebbero stati costretti ad attaccare il ct. Forse per il calciatore del Cagliari sarebbe meglio stare lontano da questo mondo.