Il calcio è materia strana: un mese prima sei un giovane aggregato alla prima squadra e il mese successivo ti ritrovi eletto “Man of the match”, con taccuini e telecamere tutti per te. Chiedete conferma a Manuel Locatelli, salvatore della patria rossonera per una domenica grazie a un inatteso quanto letale mancino dal limite dell’area che ha permesso al Milan di pareggiare una partita complicata contro il Sassuolo, poi vinta grazie al centro di Paletta. Entrato in campo al 14′ della ripresa per Montolivo, fischiato da tutto il pubblico di San Siro, il classe 1998 era ormai da un annetto sulla bocca di tutti i tifosi rossoneri che ne attendevano la promozione in pianta stabile alla corte di Vincenzo Montella.

18 anni e una carriera davanti, dopo gli assaggi della scorsa stagione (tre ingressi in campo e una presenza da titolare con Brocchi, 4 quest’anno) il centrocampista di Lecco è il simbolo di una strada che la serie A sembra aver imboccato:  dopo gli addii di vecchietti terribili come Toni e Di Natale, la massima serie sta lentamente abbandonando i contorni di signora dal passato glorioso e dal presente polveroso per trasformarsi lentamente in una promessa, sebbene ancora acerba. L’ultimo turno ha visto partire titolari 18 calciatori “Under 21”: se non un record, quasi.

Andrea Petagna

Lacrime di gioia

Alle lacrime versate per le spese folli di un decennio fa sono subentrate quelle del neo-maggiorenne Manuel. Lacrime rossonere, come i colori dominanti della “meglio gioventù” italiana: complice un mercato al di sotto delle attese e una proprietà ancora da identificare, Montella si è affidato all’artigianato fatto in casa. I 17 anni di Donnarumma, i 20 di Calabria, i 21 di Romagnoli e appunto i 18 di Locatelli: tutti insieme, non arrivano agli 80 del loro presidente, eppure hanno avuto un ruolo importante nel fatturato (13 punti) del Milan.

Il progetto prende lentamente forma, forza e valore: l’assenza di personalità è stata trasformata in orgoglio, anzi incoscienza giovanile. Da solide promesse a presenze costanti, traguardi figli di un intenso lavoro fisico e mentale: lo stesso al quale si è sottoposto Andrea Petagna, altro giovane che ha il Diavolo nel curriculum. A suon di gol, tre in 180 minuti in campo, ha scavalcato Paloschi e Pinilla nelle gerarchie di Gasperini e si è preso la maglia da titolare al centro dell’attacco dell’Atalanta, punendo il Napoli nello scorso weekend dopo aver colpito Lazio e Crotone.

Lorenzo Pellegrini

Meno soldi, più idee

“Investire responsabilmente” recita il post-it virtualmente affisso sulle casse della serie A: complessivamente, un gol su 4 (7 gol su 28) nell’ultimo turno di campionato lo ha segnato un ragazzo nato dopo il 1 gennaio 1994. Pellegrini, Benassi, Keita, ma anche il “Cholito” Simeone e Bruno Fernandes. L’inversione di tendenza si conferma se ci si sofferma sui talenti tricolore: la metà dei gol nel lungo weekend di serie A li hanno segnati calciatori che oggi Ventura potrebbe convocare in Nazionale.

Cartina di tornasole di un’alba di stagione che ha già visto triplicare rispetto alla scorsa stagione il numero di giovani italiani in campo per almeno 90 minuti dopo sette turni: detto del quartetto rossonero e del numero 6 del Sassuolo, anche Dimarco, Mazzitelli, Barreca, Barella, Capezzi, Grassi, Mauri e Lombardi possono vantare numeri da “senior”. La risposta alle deludenti annate della nostra rappresentativa azzurra, la reazione all’orgoglio dimostrato da Buffon e compagni negli Europei francesi, ma anche un percorso obbligato da cordoni della borsa sempre più stretti che impongono ai club strade alternative: così ai tanti stranieri “green” come Manaj, Simeone, Tello, Fofana, si affiancano – finalmente, verrebbe da dire – anche talenti nostrani ai quali è data la possibilità di giocare…e sbagliare.

Gianluigi Donnarumma

Ventura li aspetta

Una mano, inutile negarlo, la offre il regolamento in vigore dalla scorsa stagione. Le nuove norme stabiliscono che le squadre debbano avere una rosa composta da massimo 25 giocatori con più di 21 anni. Dei 25 giocatori con più di 21 anni, inoltre, almeno quattro dovranno essere “stati formati” in squadre italiane e altri quattro dovranno essere “stati formati” nelle giovanili di quella stessa squadra che li vuole inserire in rosa.

Dopo i test dell’edizione 2015/2016, oggi l’innesto obbligatorio di giovani del vivaio in rosa (almeno 4) sta portando frutti: l’età anagrafica delle squadre, anzi, si è abbassata in media da 25,35 anni a 25,16. Notizie buone per Di Biagio nell’immediato e per Ventura nel futuro prossimo: il tutto tralasciando la fortissima classe 1994 azzurra. Tanto per intenderci, quella dei Rugani, Cataldi, Benassi, Berardi, Murru, Verre, Caldara, Ricci, Di Francesco, Masina, Bernardeschi.

Il ballo dei diciottenni è aperto: sarà sufficiente per dare una spallata alle timidezze degli anni precedenti? Investire sui giovani significa anche programmare in prospettiva. Entusiasmo contagioso, ma armati di pazienza: solo così da debuttanti si può diventare capitani coraggiosi. Quello che Locatelli sogna di diventare.