Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers, un anno dopo. L’attesa rivincita delle finals Nba è entrata già nel vivo questa notte e il primo atto si propone da succulento antipasto di quello che continueremo a vivere nelle prossime settimane. Alla Oracle Arena di Oakland, violata quest’anno in due sole occasioni su 41 incontri di stagione regolare, sono i padroni di casa dei Warriors a imporsi con un netto 104-89. Gara dominata dalla squadra di Steve Kerr, con parziali sempre positivi, eccetto quello del terzo quarto perso di appena tre punti, senza intaccare però il dominio gialloblù, grazie a un ottimo avvio di ultimo parziale. Una vittoria che assume ancora più valore alla luce della serata no delle stelle Curry e Thompson, che hanno messo insieme appena 20 punti in due, con 8/27 al tiro dal campo.

iguodala

È stato quindi un successo figlio delle tante vite che quest’anno hanno animato e rianimato continuamente i Golden State che, dopo la portentosa rimonta contro Oklahoma in finale di Conference (passaggio del turno dopo essere stata sotto per 3-1; un’impresa riuscita solo a 10 squadre nella storia dell’Nba), appaiono sempre più come il protagonista di “Die hard”, duri a morire. E in effetti, anche in una serata in cui sono venuti meno i principali terminali offensivi, ci ha pensato la panchina a indirizzare la serie su binari favorevoli. Una panchina lunga, determinante e determinata. Ci ha pensato Iguodala (12 punti, 7 rimbalzi e 6 assist, ma soprattutto una difesa da re) per primo a dare il buon esempio: quell’Iguodala che, già da gara 6 con i Thunder era entrato nella modalità “Superman”, la stessa che lo scorso anno gli ha permesso di essere nominato Mvp delle Finali. E ci hanno pensato anche Shaun Livingston, 20 punti (sei dei quali nell’allungo decisivo all’inizio dell’ultimo quarto) e l’incoronazione di “miglior play di riserva dell’Nba” da parte di Thompson, e Leandro Barbosa con 11.

Eppure alla vigilia della serie, le prospettive sembravano tutt’altro che favorevoli a Curry e soci: orfani dell’Mvp stagionale nelle prime gare di play off causa infortunio, autori dell’ennesima impresa stagionale in semifinale dopo il record di vittorie in regular season (73-9, meglio dei Bulls di Jordan e Pippen), sembravano arrivati in fondo col fiato corto. Dall’altra parte, invece, i Cavs dopo un avvio complicato, il cambio in panchina con la promozione dell’ex primo assistente Lue al posto di Blatt, hanno saputo ricompattarsi e sbocciare nella post-season inanellando due 4-0 di fila contro Detroit e Atlanta, per poi domare gli emergenti Toronto Raptors per 4-2 in finale di Conference. Evidentemente aver riposato qualche giorno in più ha tolto un po’ di ritmo a LeBron e soci, che hanno patito al contrario un avversario ancora in piena volata dopo la serie mozzafiato con Oklahoma.

lebron_curry

Ma non è detta l’ultima parola. La vittoria all’esordio è solo la conferma che assisteremo a una serie tiratissima, probabilmente destinata a gara 7. Domenica è già in programma il secondo atto, ancora alla Oracle Arena e toccherà a Cleveland reagire al colpo subito. Del resto, c’è una significativa differenza rispetto alle precedenti finals: James può disporre del supporto dei grandi assenti dello scorso anno, in particolare il play Irving e il lungo atipico Love, autori insieme di una media di oltre 40 punti a partita, con il primo abile a distribuire anche 5 assist a partita e il secondo a catturare quasi 10 rimbalzi ad allacciata di scarpe. Un ruolo decisivo sarà ricoperto, infine, anche dai tiri dalla lunga distanza e dalla capacità dei Cavs di limitare le percentuali di Curry e Thompson. Al resto ci penseranno le panchine e un assaggio in questo primo atto della serie si è già avuto in maniera molto significativa. Staremo a vedere.

Il film è solo all’inizio.