L’Europeo di Francia che sta per volgere al termine ha regalato emozioni, gol, spettacolo e non poche sorprese a livello di squadra, ma anche sotto il profilo delle individualità. È per questo che oggi abbiamo provato a stilare una cinquina dei migliori talenti apprezzati negli stadi transalpini che, nei prossimi campionati di club, saranno chiamati alla definitiva affermazione. In alcuni casi è già partita l’asta del calciomercato, in altri alcune squadre – Bayern Monaco in testa – sono state più leste accaparrandosi la stella emergente di turno, prima che la manifestazione continentale ne gonfiasse ulteriormente il prezzo. Ecco le nostre scelte, fateci sapere cosa ne pensate.

 

1. Renato Sanches (classe ’97): che abbia quasi 19 anni o 23-24 – come da recente testimonianza diffusa da Guy Roux, storico tecnico francese – la sostanza non cambia; il calcio europeo ha scovato un’altra gemma preziosa in mezzo al campo. A prima vista, un ideale mix tra il primo Seedorf e Davids
: motorino di centrocampo, che fa della corsa e del recupero palloni le sue qualità migliori, ma dotato anche di buoni fondamentali e piedi educati. Sufficiente dare un’occhiata alle gare contro Croazia e Polonia per accorgersi della sua maturità tattica e delle qualità: nel primo caso ha guidato il contropiede dal limite della propria area propiziando il gol qualificazione; con i polacchi si è messo in proprio costruendo e finalizzando la rete del pari. Già acquistato dal Bayern Monaco, alla corte di Ancelotti non potrà che consacrarsi definitivamente.

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2. Marko Pjaca (classe ’95): l’uomo del momento, inseguito da mezza Europa e soprattutto da diverse big italiane che se lo contendono a suon di milioni. Giocatore offensivo e dai piedi di seta, è nato e cresciuto nella Dinamo Zagabria e ha raggiunto la Nazionale prestissimo, arrivando subito in doppia cifra di presenze. Ala sinistra per vocazione, può giocare anche a destra o da seconda punta, possiede un ottimo dribbling, è capace di arrivare fino in fondo e crossare, o anche di accentrarsi e provare il tiro.
Contro il Portogallo ha sfiorato il gol del pari, dopo essere partito in dribbling da centrocampo, a un soffio dalla fine ed è proprio questo a rubare l’occhio del suo stile di gioco: la naturalezza con cui si muove, neanche si trovasse al campetto sotto casa.

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3. Arkadiusz Milik (classe ’94): ha subito bagnato l’esordio all’Europeo con la Polonia, siglando il gol della vittoria contro l’Irlanda del Nord, ma si è fatto notare anche per diverse occasioni fallite nelle gare del girone di qualificazione. Errori che, però, non offuscano il talento cristallino di questo ragazzo che ha già collezionato 31 presenze e 11 gol con la nazionale maggiore e che nell’ultimo campionato con l’Ajax ha siglato 21 reti. Struttura fisica importante (186 cm per 78 kg), è una prima punta in grado di svariare su tutto il fronte d’attacco e di disimpegnarsi anche in una posizione più defilata. Dotato di un buon tiro dalla distanza e capacità di inserimento, sa farsi valere nel gioco aereo. Di recente ha firmato un vincolo quinquennale con i lancieri di Amsterdam, ma sarà difficile che riesca a onorarlo fino in fondo.

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4. Joshua Kimmich (classe ’95): nasce terzino, viene lanciato nel grande calcio da Guardiola nell’insolito ruolo di difensore centrale, si trasforma rapidamente in mediano e poi ottiene la consacrazione internazionale tornando sui suoi passi. Il biondino di Rottweil è una delle scoperte più interessanti dell’ultimo Europeo, soprattutto per la versatilità, il dinamismo e la capacità di raccogliere la pesante eredità di Philip Lahm. Dotato di buona corsa, piedi educati e visione di gioco, contro l’Italia ha rubato l’occhio per attenzione difensiva, tempismo nelle diagonali e per la facilità di corsa. È del Bayern Monaco e difficilmente si muoverà da lì.

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5. Romelu Lukaku (classe ’93): è il più vecchio della nostra cinquina, ma la punta belga merita di diritto una menzione per aver dimostrato di poter essere un fattore anche ad alti livelli. La nazionale “scollata” di Wilmots non gli è stata di particolare aiuto, ma il gigante d’ebano è riuscito ugualmente a siglare due gol confermandosi un goleador implacabile. Dopo aver esordito a 16 anni nell’Anderlecht, con cui colleziona 31 gol in due stagioni da professionista, il passaggio al Chelsea non è fortunato, ma lui si rifà siglando 17 reti in prestito col West Bronwich Albion e andando sempre in doppia cifra (10, 15 e 18) nei successive tre campionati con l’Everton. Ora è pronto per una nuova esperienza in un top club.

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