La Francia ai suoi piedi e Nizza in testa, sia alla classifica di Ligue 1 che nella sua. Mario Balotelli come Giuseppe Garibaldi, non ancora “eroe dei due Mondi“, ma quanto meno aspirante campione maturo, lontano dalle bizze indotte anche da una celebrità arrivata troppo in fretta e di un ruolo da “predestinato” che si è visto incollare sin dai suoi esordi, a 17 anni, con la maglia dell’Inter. Tutta colpa sua, nel bene e nel male. Da un lato, la precoce maturità fisica, tecnica e calcistica; dall’altro, a far da contraltare, una mentalità che non è cresciuta alla stessa velocità.

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E così dopo gli scontri con Mourinho ai tempi dell’Inter, il passaggio al Manchester City con “papà” Mancini che, alla fine, lo scarica quasi allo stesso modo, il ritorno in Italia al Milan, dove raggiunge il suo primato di gol in una stagione (18), ma ne combina una più di Bertoldo, si arriva agli ultimi e più recenti atti di una carriera che sorprende, specie se confrontata alla carta di identità (è un classe ’90); dopo Milano, dicevamo, il ritorno in Inghilterra al Liverpool e di seguito la nuova avventura italiana con i rossoneri. Nel mezzo il campionato Europeo del 2012 da protagonista (vice-campione e ammazza-Germania in semifinale), il momento più in alto di una carriera che sembrava finalmente sul punto di sbocciare e trovare definitiva consacrazione. E invece no.

Invece il buio, il declino, le partite trascorse a guardare, in tribuna, da casa, o in infermeria. In Inghilterra o in Italia, al Liverpool come a Milano, o a Brescia. La pubalgia, i codici etici, gli accordi extracontrattuali per ottenere un minimo di garanzia sulla sua buona condotta, o quanto meno per tutelarsi a livello societario e di immagine; quindi gli allenamenti con le giovanili del Liverpool, ben oltre i margini della prima squadra, da ospite poco gradito, e i due gol in altrettante stagioni tra la città dei Beatles e quella di Iannacci. Tutto questo, in ordine sparso, tra il 2013 e ieri, quasi a voler ostinatamente dare credito alla profezia di Mourinho che, nel 2009, nel giudicare l’ennesima ‘balotellata’ chiosò al vetriolo: “Inesperienza? Non fatemi rispondere, altrimenti fra cinque anni parleremo ancora dell’inesperienza di Balotelli“.

Oggi, però, il presente sembra suggerire altro, un giocatore diverso, una persona ritrovata e finalmente sorridente. Adesso Mario segna e sorride. Ha messo via il muso lungo, le espressioni da duro, le esultanze rabbiose o da statua di cera. In Francia ha ritrovato il gol, la gioia di giocare e di stare con i compagni. Subito una doppietta all’esordio contro l’Olympique Marsiglia, quindi le reti nel derby col Monaco, in mezzo quella al Krasnodar in Europe League e poi al Lorient nell’ultimo turno di campionato. Cinque partite in tutto e sei gol con il “vizietto” apparentemente riaffiorato proprio domenica, con un rosso sventolatogli sotto il naso prima di essere costretto a raggiungere anzitempo gli spogliatoi. Un episodio che superficialmente avrà fatto pensare al solito Mario. E invece no, perché questa volta Balo è riuscito in un’altra impresa da pochi: farsi difendere dalla stampa francese.


Scandalo” ha titolato “Nice Matin” con riferimento alla seconda ammonizione nel primo minuto di recupero (l’altra era arrivata in maniera sacrosanta per l’esultanza senza maglia); “L’espulsione più ingiusta della storia del calcio” ha rincarato Rmc; con “L’Equipe” che ci ha messo il carico definitivo: “Non andava espulso, l’arbitro non avrà dormito bene stanotte”. Insomma un italiano in Francia difeso dalla stampa locale, se non è un’impresa da “eroe dei due Mondi”, poco ci manca. Ma il meglio deve ancora venire. Nel segno di Garibaldi (nativo di Nizza e richiamato da Mario in un tweet al suo arrivo in Costa Azzurra) e di Ventura, che un’occhiata oltre il confine ligure potrebbe decidere di andarla a dare. Prima o poi.

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